"Certo che ti farò del male, certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo. Ma questa è la condizione stessa dell'esistenza. Farsi primavera, significa accettare il rischio dell'inverno". E dopo un anno d'inverno l'Inter ha ritrovato la sua primavera. Una primavera valsa sì un risveglio a pane e Oki per i non più giovanissimi ma anche la rifioritura di un cuore che aveva subito i colpi di un durissimo inverno cominciato dodici mesi fa e finalmente riposto nell'armadio dei pesanti giacconi. Non sono neppure servite le felpe nella notte partita al Meazza e terminata in Piazza Duomo (qui le immagini), il calore è divampato facile nelle vene degli oltre 74mila spettatori di San Siro e di quelli arrivati dopo: la squadra di Cristian Chivu ha battuto il suo ex Parma ed è Campione d'Italia per la 21esima volta nella sua storia.
E a proposito di citazioni, oggi sì che Chivu può dirlo: il tempo trascorso 'dietro la sua rosa' è valso e come. L'allenatore romeno, un anno fa come oggi era alla guida proprio del Parma, squadra consegnatagli per essere salvata, e tutto pensava fuorché a consegnare lui all'Inter il suo 21esimo Tricolore. "Ho passato 13 anni all'Inter, società che mi ha dato tanto. Mi ha anche dato la possibilità di diventare allenatore, sostenendomi. Però oggi eravamo avversari, sono rimasto un po' distaccato. Poi un po' di emozione l'ho avuta, ma credo sia normale", aveva detto in conferenza stampa, qualche settimana prima di vedersi lanciato alla guida della finalista di Champions League, sconfitta (e distrutta, emotivamente soprattutto), quindi in pasto ad un totomorto che lo dava tra i più quotati a finire sulla graticola. E invece... l'Inter pareggiò quella gara, poi perse lo scudetto prima del dramma di Monaco. Annata (e finale, oseremmo dire) che Cristian Chivu ha finalmente archiviato riaprendo un nuovo percorso che ha ancora tutto da scrivere ma oggi ha già qualcosa da dire, firmare e festeggiare. Festeggiamenti partiti già al gol di Marcus Thuram che conferma il feeling con la squadra della sua città natale, fa male ancora ai ducali, ancora al gruppo di Cuesta e apre le danze per una festa degna di essere celebrata. Il vantaggio anima la partita dell'Inter, fino a quel momento qualche volta in difficoltà e anche nel secondo tempo i già campioni d'Italia non trovano facilmente il gol che arriva solo all'80esimo con Mkhitaryan, subentrato a Bastoni al 67esimo. Il raddoppio manda i nerazzurri già in modalità tripudio e mentre Franco Carboni fa in tempo ad entrare e Elphege aveva tentato di accorciare le distanze, Bonacina manda tutti sotto la doccia, tutti tranne i padroni di casa.
Dopo trentasette anni i nerazzurri tornano a vincere uno scudetto in casa mandando in frantumi le famose 'tabelle' di marcia di rossoneri e napoletani. Rossoneri soprattutto che dopo la disastrosa annata passata, conclusa all'ottavo posto, avevano comprensibilmente ritrovato fiducia tra innesti di mercato e Max Allegri in panchina, esperto di campionati in una stagione senza Coppe. Il menu perfetto per indurre in tentazione, peccato nel quale sono incappati molti dei cugini, investitisi del titolo di campioni d'Italia già ad agosto ma rimasti a -15 con l'ultimissimo scivolone di Reggio Emilia, dove il Milan ieri pomeriggio ha perso contro il Sassuolo nel giorno dello scudetto dei nerazzurri. Vago deja-vu a sentimenti invertiti di quell'amaro 2022, quando non bastò il successo dell'Inter di Inzaghi a San Siro sulla Sampdoria per portare a casa quel titolo, finito invece dall'altra parte di Milano. Un punto che determinò le sorti di un campionato che sorrise ai cugini e mostrò ai nerazzurri le prime grandi lacrime di Lautaro Martinez, Nicolò Barella, Alessandro Bastoni, Federico Dimarco e compagnia che secondo i numeri nel 2022 hanno concluso in una posizione in classifica straordinaria. Per l'Inter, infatti, piazzarsi nella classifica finale dietro il Milan è una stranezza: negli ultimi undici anni la Beneamata si è posizionata davanti ai rossoneri per ben nove volte, sedici negli ultimi ventuno.
Ventuno come il numero dello scudetto conquistato ieri sera. Titolo che riporta tanto, tantissimo a dei ragazzi, prima che atleti, caduti pesantemente, come tutti gli umani fanno, da un'altezza che però non tutti gli umani comprendono. Non tutti comprendono meno che Cristian Chivu, che con zelo, tempo, dedizione, pazienza e amore ha portato serenità dove era scoppiato il caos, pazienza dove tutto si muoveva con frenesia, ascolto prima di cominciare a parlare, fiducia e motivazione lì dove lacrime e rabbia avevano prosciugato persino la lucidità, riuscendo seminare una riconciliazione col più profondo concetto di umanità di se stessi di cui oggi può ammirare la fioritura. "È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante", ed è per questo che Cristian va ad ammirare il suo tempo perduto per la sua rosa nel più sincero dei suoi modi, lontano dai riflettori a godersi il raccolto di una Primavera che si è guadagnato col rischio di assideramento. Ma l'inverno adesso è finito. Interisti, posate i giacconi e indossate il caschetto. Poi riempite Milano il prossimo 17 maggio.
Autore: Egle Patanè / Twitter: @eglevicious23
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