"Felice per questo Scudetto? Tantissimo, soprattutto per Chivu". Così Marco Tronchetti Provera esprime a La Repubblica la propria gioia dopo il ventunesimo tricolore nerazzurro. "È stato un calciatore che ha dato molto all’Inter, era la sua prima stagione da allenatore e ci ha portato a vincere il campionato. È la sua Inter. Per quello che ha significato diciamo che può stare tra i primi cinque, perché abbiamo visto anche del buon calcio. Magari per venti minuti, ma l’abbiamo visto. E di questi tempi, con il livello che c’è, venti minuti sono già tanti...".

I nerazzurri venivano da "una stagione fra le più negative degli ultimi trent’anni per come si era conclusa. Chivu è stato due volte bravo, al di là delle mie simpatie per il suo passato. Ha saputo rigenerare una squadra demotivata e spenta portandola a vincere il campionato. I calciatori? Di Lautaro sapevamo già tutto, il suo valore è determinante. Chi mi ha sorpreso è stato Bisseck, un calciatore dal grande potenziale ma che non era in testa alla lista di quelli da Inter. Marotta? Beh, lui è un fuoriclasse. È un uomo che fa la differenza per qualità e profondità, al punto che gli si perdona anche il trascorso juventino. Se avrebbe fatto comodo in era Moratti? Senza dubbio, una persona così è preziosa per tutti, lo sarebbe stata certamente anche per la nostra Inter. L'inchiesta sugli arbitri? Per come è strutturata la società, per il valore di Marotta non ho alcun timore. Ci sono dei casi che sono passati in giudicato, ci sono storie reali, questa qui è una storia della quale non si sa niente. Comunque sia, come dico, fiducia nelle persone, nelle loro qualità".

"Quando si entra nelle società dopo decenni di tifo si rimane tifosi, il tifo prevale sempre - dice Tronchetti Provera ricordando gli anni da dirigente - I primi anni dell’Inter di Massimo Moratti sono stati emozionanti senza successi, però il tifoso si emozionava. C’era sempre un calciatore che si chiamasse Recoba o Ronaldo che al tifoso interista trasmetteva il piacere di andare allo stadio, a prescindere dai risultati. Quegli anni sono stati comunque di soddisfazione per un amante del calcio. Certo, poi sono arrivati anche i successi, quindi è stata duplice la gioia. Il mio preferito di sempre? Giacinto Facchetti. Il simbolo dell’Inter come uomo, come storia personale, come serietà".

Capitolo San Siro. "Dal punto di vista emotivo, della passione, San Siro è la storia del calcio milanese, è la storia della mia vita da tifoso di calcio. Di stadi ne ho girati tanti nel mondo, ma da nessuna parte si gode il calcio meglio che a San Siro. Però non si può, diciamo, non prendere atto di quelle che sono altre esigenze. Io sono fra quelli che soffrono un po’ all’idea. L’augurio è che tutti abbiano fatto le giuste valutazioni e che tutto vada in porto in tempo per la scadenza degli Europei del 2032 che è decisiva".

Sezione: Focus / Data: Lun 04 maggio 2026 alle 11:50
Autore: Antonio Di Chiara
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