Eliminazione inaspettata quella dell'Olanda che la scorsa notte si è arresa sotto i colpi di un Marocco più attento e preciso nella lotteria dei rigori. Ancora una volta i tiri dagli undici metri si sono rivelati fatali per la Nazionale oranje che saluta il Mondiale decisamente anzitempo rispetto a previsioni e pronostici. Un'eliminazione che fa parecchio rumore come dimostrano le feroci critiche sollevate da Zlatan Ibrahimovic nei confronti del ct dei Paesi Bassi, Ronald Koeman, secondo l'ex attaccante colpevole numero uno del fallimento degli Oranje. 

"Questa sconfitta è colpa di Koeman, perché non riconosco più questa nazionale olandese. Hanno perso giocando con un'identità che non è quella dell'Olanda, e questo mi fa infuriare. Mi è sempre stato insegnato: attaccare, attaccare, attaccare. Oggi Koeman sembrava un allenatore italiano che gioca per non perdere. Mentre l'Olanda gioca sempre per vincere. Se si perde, almeno si perda mantenendo la propria identità e senza cambiarla. Questa non è l'Olanda a cui sono abituato. Si vedeva dal loro gioco che non erano a loro agio. Nessun possesso palla, nessun attacco. Tutto è andato molto male, ed è stata tutta colpa di Koeman" ha tuonato l'oggi dirigente del Milan, presente negli studi di FOX Sports. Parole che non sono passate in sordina e che, al contrario, sono rimbalzate anche nella zona mista dell'Estadio BBVA di Monterrey, dove l'interista (ormai prossimo alla firma col Real Madrid) Denzel Dumfries è stato chiamato a rispondere al 'cugino'.

L'esterno nerazzurro ha evitato le polemiche, dribblando la domanda: "Non ho sentito le parole di Zlatan, quindi al momento non posso rispondergli. Abbiamo lottato fino alla fine, abbiamo dato tutto ciò che avevamo ma dobbiamo riconoscere che non è stata la nostra miglior prestazione, ma al momento siamo molto frustrati. È l'unica cosa che posso dire", riporta Sportitalia.

Sezione: Focus / Data: Mar 30 giugno 2026 alle 19:10
Egle Patanè / Twitter: @eglevicious23
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Egle Patanè
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Simpatizzante Colchonera, alma argentina, sangue catanese e corredo genetico interista. Figlia dell’Etna, ma nipote di Peppino Prisco, parlo e scrivo di Inter dal 10 agosto 1993. Nata lo stesso giorno di capitan Zanetti ma 20 anni dopo, giusto il tempo di non ereditarne calma e saggezza. Vivo nel segno del 23: con la diplomazia di Materazzi