Ospite a distanza di SkySport durante il programma 'Casa Sky Sport', Esteban Cambiasso è protagonista di una lunga chiacchierata in compagnia di Diego Milito. Tanti i temi trattati dal Cuchu, che parte dalla forzata permanenza in casa a causa del Covid-19 e dal collegamento video con i nuovi colleghi televisivi: "Non riuscite a liberarvi di me ragazzi, dopo avermi visto in campo dovete vedermi anche qui per forza (ride, ndr)".
Cosa vi ha detto Mourinho prima della finale di Madrid? Si diceva che tu fossi una sorta di allenatore in campo.
"Sì, ma in verità non c’è un allenatore in campo. Ognuno di noi sapeva bene cosa doveva fare. A volte la gente pensa che il giocatore debba essere caricato per forza, ma non va dimenticata l’autodeterminazione. La nostra squadra aveva una voglia di far bene pazzesca, avevamo superato tanti gradini per arrivare lì. La nostra consapevolezza è che eravamo pronti, poi se hai un attaccante come Diego che si sveglia e fa doppietta in finale è ancora meglio (sorride, ndr)".
Qual era il segreto di quell’Inter che ha vinto tutto?
"Per aggiungere una cosa che non tanti sanno su San Siro e la Champions per Diego, vorrei raccontare che quando era al Genoa è venuto a vedere diverse nostre partite di Champions. Il sapore della Champions per l’Inter lo conosceva già e lui ci ha fatto assaporare cose mai provate prima. A livello di squadra non c’era una sola forza: bisogna avere una capacità camaleontica e cambiare pelle quando serve. La nostra squadra sarà ricordata come una che difendeva bene ma anche come una che è riuscita a segnare più di un gol contro squadre come Barcellona, nel derby di andata e di ritorno contro il Milan, con un uomo in meno. Ma sapevamo anche attaccare. Grazie all’intelligenza degli attaccanti come Milito, Eto’o, Pandev e Snejider sapevamo soffrire, poi loro sapevano anche fare la differenza".
Poi interviene in diretta anche l’ex presidente Massimo Moratti:
"Per togliersi un po’ di merito il presidente ha parlato di ‘miracolo’, ma devo dire che è stato frutto del lavoro. Ha seguito un sogno con passione e fare questo ti aiuta ad avvicinarti o a raggiungerlo. Il suo sogno è riuscito a trasmetterlo a tutti per la sua volontà, ha sempre cercato di fare il passo in avanti e di migliorare tutto, dai giocatori alla società. L'ha fatto da padre, ma anche con i buoni modi si può dare l’esempio, parlando per bene. Non vorrei cadere nell'ingiustizia di far passare un presidente come Moratti come uno che non diceva le cose quando doveva. Lui lo faceva, con i suoi modi, facendoci capire quando andavamo nella direzione giusta o sbagliata. Il fatto di averlo reso felice è una cosa che ci porteremo sempre nel cuore, anche per l’amore della sua famiglia verso questa società. Un aneddoto sulle arrabbiature di Moratti? No, nessuno, ma tante volte nel cadere nei luoghi comuni si pensa che una persona di un cuore buonissimo come il presidente non si sia mai arrabbiato, ma volevo non cadere in quella ingiustizia di non riconoscere anche qui momenti. Generalmente si mettono le etichette e da lì non se ne esce. Come ho detto del mister, che usava un 'termometro' per capire le partite, questo è stato usato anche dal presidente per valorizzare certi aspetti di gestione".
I bei momenti belli della vostra carriera sono esaltati dalle voci dei telecronisti?
"Non posso aggiungere nulla rispetto a quanto ha detto Diego, ma vorrei solo che Massimo (Marianella, ndr) fosse sincero e ci dica se aveva preparato o meno il ‘Sono 45 anni che l’Inter aspettava…questo momento!’ (celebre frase usata dal giornalista il 22 maggio 2010, ndr). Se facevamo le telecronache da piccoli al campetto? Certo, soprattuto Diego che ha anche un fratello".
Se dovessi scegliere un insegnamento di Mourinho da trasmettere?
"Io sottolineerei il modo di allenarsi. Con Mourinho abbiamo adottato un modo di allenarci con la base del pallone ad un’intensità enorme. José è un grandissimo comunicatore, ma c’è un allenatore molto preparato su più livelli, sull’aspetto tecnico e tattico. Ci ha lasciato una grande cosa: il modo di allenarci".
Poi ancora un complimento per Milito:
"Non me l’hanno chiesto, ma se ci sono tre cose da chiedere ad un centravanti sono intelligenza, generosità e far gol. Ecco cosa vuol dire per me avere un attaccante perfetto, come Diego. Se volete a casa detegli un nome e un cognome".
Cosa provavi nel giocare contro le squadre del sud Italia?
"Ci piaceva tanto andare a giocare lì, campi bellissimi e atmosfere magnifiche. In Argentina tante delle persone che abbiamo sono italiani partiti dal sud, non è il mio caso perché i miei antenati vengono dalla Liguria. Le squadre del sud ci mettevano in difficoltà, ma noi argentini ci ritrovavamo per i nostri passato".
Il centrocampista italiano più forte?
"Se mi conoscete un po’ sapete che parlare dei singoli per me è difficilissimo, vanno inquadrate squadra e ruolo preciso. Il Mancio ha lanciato giocatori molto forti, speravamo di vederli all’Europeo ma dobbiamo aspettare un altro anno. Non faccio nomi, ma all’Inter ce ne sono, hanno fatto delle scommesse e ci sono buone risposte. Ce ne sono altri di grandi livello in altre squadre, l’Italia sta crescendo bene".
Cosa pensi del lavoro di Mancini?
"Mi piace, è così un po’ per tutti credo. Anche io ho avuto la possibilità di essere a San Siro per la partita tra Italia e Svezia: c’era bisogno di una rifondazione e di un allenatore dell’esperienza di Mancini che ha trovato altri giocatori che hanno saputo rispondere. L’illusione dietro questa nazionale ce l’abbiamo un po’ tutti".
La squadra è rimasta sorpresa del fatto che Milito non abbia vinto il Pallone d’Oro nel 2010?
"Se dovessi pensare a un titolone domani sul giornale devo dire per forza di sì per quello che ha fatto e per come ha deciso Coppa Italia, scudetto e Champions. Questo tipo di premi sono legati anche al marketing e al farsi notare, cose che non piacciono a Diego e quindi non mi son sorpreso più di tanto".
Cosa pensi di Lautaro Martinez?
"È un attaccante in netta crescita, non sappiamo ancora il tetto che ha perché sta sempre aggiungendo qualcosa. Se ci sarà un’asta, tante squadre come Barcellona e Real lo vogliono e l’Inter se lo vuole tenere… uno può sbagliare, ma tanti è difficile".
Conte e Handanovic hanno incontrato la società: anche in casa Inter si parla di tagli di stipendi.
"Bisogna fare un giro a 360° e capire la situazione generale, molto più importante di sapere se Antonio e Samir siano andati a parlare con la società. La situazione è grave, speriamo si possa risolvere presto con il minor numero di decessi possibile. Il taglio diventa quasi logico, conoscendo Samir e il mister preferirebbero che queste vicende rimanessero private. Mi sembra una buonissima idea riunirsi e parlare dello stipendio, così come per me sono sono giusti i rinnovi per chi li merita e l’addio per chi vuole altre esperienze. Ma credo sia meglio se queste vicende restano private".
Un voto alla prima stagione all’Inter di Conte:
"Faccio il mezzo giornalista senza aver studiato, con la giacca e cravatta, ma questa è una cosa che devono fare i veri giornalisti, che mettono sempre un voto senza magari sapere cosa chiedono gli allenatori. È una stagione positiva, se finirà - e questo è un interrogativo che abbiamo tutti - e per come è messa oggi sarà comunque positiva: si stanno mettendo le basi solide per fare ancora meglio".
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