"C'è così tanto da dire oggi, ma nessuna parola può esprimere la delusione e la tristezza che provo". Inizia così la lunga e sentita lettera di Hakan Calhanoglu al popolo turco dopo il deludente addio al Mondiale pubblicata su Instagram.

"Da tempo desideravamo questi giorni. Volevamo rappresentare il nostro paese nella Coppa del Mondo nel modo migliore possibile, per dare alla nostra Nazione un orgoglio indimenticabile. Purtroppo, non abbiamo raggiunto questo obiettivo. Ho sentito ogni giorno quanto è grande e responsabile indossare questa maglia. E oggi, come capitano di questa squadra, mi assumo la responsabilità di questo risultato prima di tutti gli altri" ha continuato il capitano turco, uno dei più presi di mira dal suo popolo dopo il brutto percorso fatto in questo Mondiale. "Lo so... Siete tristi. Siete arrabbiati. Siete turbati. Alcune delle critiche che abbiamo ricevuto sono state pesanti, e alcune erano completamente giustificate. Perché tutti coloro che indossano questa maglia portano sulle spalle le speranze di questo paese - continua Calha -. Non dovevamo dare questi risultati sul campo. Sono io, insieme alla squadra, che mi prendo la responsabilità di questo, insieme al resto della squadra. Il viaggio alla Coppa del Mondo, che abbiamo desiderato da tempo, è finito qui. Sappiamo che abbiamo spezzato i cuori di milioni di persone che credevano in questo sogno e hanno vissuto la loro gioia e la loro tristezza con noi. Per questo, siamo sinceramente riconoscenti nei confronti del nostro popolo" ha detto prima di avanzare una piccola 'lezione' di vita.

"Ma il calcio non è solo una questione di vittorie. A volte la più grande prova è quella di rialzarsi da dove si è caduti" spiega Calha, che cadute in carriera ne ha vissuta qualcuna. "Proprio come mi sentivo orgoglioso di essere il vostro figlio ieri quando abbiamo vinto, oggi inchino la testa con lo stesso senso di appartenenza mentre perdiamo, e di nuovo con lo stesso orgoglio, dicendo 'sono figlio di questa nazione'. Questa bandiera sacra non mi ha mai insegnato a rinunciare. Lavoreremo di più. Diventeremo più forti. Oggi continueremo a lottare per completare la nostra storia incompleta, per dare a questa partita il suo merito, per dare speranza a tutti coloro che credono in noi, e per dare il nostro orgoglio a coloro che meritano" promette prima di rivolgersi ancora a cuore aperto ai connazionali: "Grazie a tutti coloro che non ci hanno lasciato da soli oggi. Perdonateci".

Sezione: Focus / Data: Sab 27 giugno 2026 alle 08:15
Egle Patanè / Twitter: @eglevicious23
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Egle Patanè
autore
Simpatizzante Colchonera, alma argentina, sangue catanese e corredo genetico interista. Figlia dell’Etna, ma nipote di Peppino Prisco, parlo e scrivo di Inter dal 10 agosto 1993. Nata lo stesso giorno di capitan Zanetti ma 20 anni dopo, giusto il tempo di non ereditarne calma e saggezza. Vivo nel segno del 23: con la diplomazia di Materazzi