Negli ultimi anni molti addetti ai lavori che lo hanno conosciuto hanno speso sempre belle parole nei confronti di Walter Mazzarri, che si è guadagnato grande stima non solo per i risultati sul campo. Certo, c'è sempre chi la penserà diversamente sul suo conto, ma la stragrande maggioranza di chi ha avuto modo di lavorarci assieme, giocatori compresi, ha solo aggettivi positivi per l'allenatore di San Vincenzo. Tra questi, anche Filippo Marcianò, che ha fatto parte del suo staff in qualità di massaggiatore per circa 6 mesi ai tempi della Reggina. Un periodo breve ma sufficiente per imparare a conoscerlo sia umanamente sia professionalmente. Ne abbiamo parlato proprio con Marcianò stesso, ecco il quadro di Mazzarri che ne è emerso.
Mi racconti quando si è svolta la tua esperienza con Mazzarri e il suo staff?
"Se non ricordo male era la stagione sportiva 2005/06. Diciamo che è stata una situazione un po' fortuita. Il massaggiatore aveva avuto qualche problema e mi è stato chiesto di sostituirlo per il periodo del ritiro. Tale situazione si è protratta però fino a oltre Natale. Direi che professionalmente è stata una bellissima esperienza".
Che tipo di approccio aveva Mazzarri con la squadra durante gli allenamenti e le partite?
"E' sempre stato molto meticoloso nel verificare l'abnegazione di tutti alla realizzazione delle sue idee al fine di raggiungere l'obiettivo comune. Non c'era disparità di trattamento fra un giocatore e l'altro indipendentemente dalle doti tecniche di ognuno. Penso che il non sentirsi inferiori a nessuno, faccia sentire in obbligo i giocatori a dover dare più del massimo per non tradire la fiducia del tecnico"..
Visto che hai avuto modo di lavorarci assieme, potresti descrivere Mazzarri con tre aggettivi?
Il primo che mi viene in mente è 'signore'. Prima delle doti tecniche, è ricco di doti umane. Nonostante fossi l'ultimo arrivato, non certo parte di uno staff consolidato, mi ha fatto sempre sentire a casa, come se lo fossi da sempre. Poi direi 'professionista'. Il suo perfezionismo ha portato alla valorizzazione delle doti tecniche di giocatori che spesso e volentieri non hanno ripetuto le performance avute sotto la guida di Mazzarri. Dedito a lavoro, a Reggio Calabria ha lavorato con ciò che la società a messo a disposizione traendo il massimo del risultato possibile. Infine 'pignolo'. Pretende il massimo da tutti giocatori e staff affinché possa raggiungere l'obiettivo che si prefigge,e mi sembra anche giusto, visto che nel calcio moderno chi paga è sempre il mister...".
Giovanni Pondrelli è definito il ‘mago dei muscoli’. Tu che operi nello stesso campo, sei d’accordo? Secondo te qual è il segreto della resistenza dei calciatori che passano dalle sue mani?
"Il calcio moderno porta all'esasperazione l'esecuzione del gesto tecnico. Il prof è il prof. Chi fa questo mestiere e lo fa con passione, sa benissimo che una parte consistente del lavoro fisico deve essere dedicata alla prevenzione. In questo più che un mago lo definirei un alchimista. Nel corso della stagione tutto può succedere, ma ha dimostrato con i fatti di saper dare la giusta importanza a tutte le fasi della preparazione. Spero di cuore che riesca a ripetersi anche quest'anno, anche se penso che fare meglio dell'Inter della passata stagione, non sia poi così difficile".
Hai conosciuto anche Frustalupi, vice di Mazzarri: che persona è sul campo? Come giudichi l’affiatamento con l’allenatore capo?
"Un rapporto di collaborazione che dura da così tanti anni, non può che basarsi sulla stima e fiducia reciproca. Nicolò rappresenta il trait d'union fra il tecnico e la squadra. Persona squisita disposta all'ascolto e al dialogo. Sicuramente un valido aiuto per il tecnico sul campo e fuori.
Mi racconti un aneddoto sull’esperienza alla Reggina dell’allenatore toscano?
"Il mio rapporto con il mister è stato esclusivamente professionale, non ho quindi aneddoti da raccontare. A me basta sapere che alla fine della mia esperienza in serie A, avrebbe voluto che restassi con loro, dimostrando di ricambiare la stima che personalmente nutro nei suoi confronti".
Nel 2007 Mazzarri riuscì a compiere con la Reggina un miracolo sportivo e ancora oggi lo ricorda. Come ha fatto secondo te?
"Gran parte del merito va sicuramente al tecnico che ha fatto capire ai calciatori che l'impresa era fattibile, ottenendo sul campo il massimo impegno da parte di tutti, anche quando le cose sembrava non andassero al meglio. In questi casi è facile partire già rassegnati. Ma bisogna dare anche atto al presidente Foti di averci creduto. Per la prima e unica volta, anziché rifondare la squadra, ha mantenuto gran parte di quella della stagione precedente. Questo ha evitato la necessità da parte degli atleti di dover assimilare le trame di gioco che il mister predilige, partendo quindi uno step più avanti. A ciò si aggiunge che a seguito delle numerose e pesanti penalizzazioni, i giochi sembravano fatti ancor prima che il torneo iniziasse. Parecchi club hanno allestito dei roster alla buona considerandosi già salvi. Tutto ciò, oltre i meriti di tutti, secondo me, ha facilitato l'impresa".
Pensi che lui e il suo staff siano la soluzione giusta per l’Inter dopo una stagione travagliata sul campo e in infermeria?
"Mazzarri si è costruito il suo staff come un abito su misura. Ognuno conosce bene il proprio mestiere e le proprie competenze. La programmazione viene fatta a tavolino e nessuno interferisce sul lavoro degli altri. Ogni decisione è frutto di un confronto costruttivo. Oltre quelli già citati non posso non rilevare i meriti di mister Papale che ha saputo rigenerate Pellizzoli (ex portiere della Reggina, ndr), reduce da una disastrosa stagione alla Roma. Valorizzare Pavarini e portare alle luci della ribalta Saviano che l'anno successivo fu acquistato dal Chievo. Un cenno anche per Vigiani, ottimo calciatore quando l'ho conosciuto. Spero faccia valere le sue doti anche in ambito tecnico. Per rispondere alla tua domanda, penso che questo staff sarebbe la soluzione giusta per chiunque, a patto che abbiano la possibilità di costruire una squadra con caratteristiche tecnico-tattiche che consentano al mister di portare avanti il suo credo".
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