Poco meno di un mese fa Emanuele Concetti, portiere classe 1978, (ora in forza alla Nocerina, dopo aver trascorso i primi sei mesi dell'attuale stagione tra le fila del Pergocrema) a mezzo stampa ha rilasciato questa dichiarazione - facendo riferimento al motivo della chiusura della sua esperienza professionale a Crotone, club dove ha militato dal 2007 fino al giugno scorso -: "A Crotone sono rimasto da protagonista fino a novembre (2010, ndr), con l'esonero di Menichini. Poi, insieme a me, c'era un ragazzo dell'Inter con 400mila buoni motivi in più per giocare al posto mio e così la mia avventura in Calabria s'è conclusa".
Lì per lì, forse anche perché gran parte della stampa sportiva era concentrata sull'avvio del calciomercato, quest'affermazione non ha destato l'attenzione che, da un certo punto di vista, merita. Non è, a nostro parere, un'affermazione da poco. Cerchiamo di capire perché.
È naturale, infatti, che Concetti si riferisse a Vid Belec, portiere sloveno classe 1990, che l'Inter ha dato in prestito, per il secondo anno consecutivo (la scorsa stagione 2010-2011, più quella in corso 2011-2012), al club calabrese.
Facciamo un passo indietro: Concetti è un portiere con una lunga ed importante carriera alle spalle giocata in piazze prestigiose. Un numero uno che ha una stazza fisica imponente, esperienza da vendere, senso della posizione e che sa guidare la difesa come pochi portieri in circolazione.
Vid Belec, invece, è un prodotto del settore giovanile nerazzurro, arrivato dalla Slovenia quando era ancora minorenne e con il carattere giusto per riuscire ad emergere in un contesto molto competitivo, difficile e con una tradizione importante alle spalle: l'Italia, infatti, è sempre stata la patria dei portieri, almeno sino a qualche anno fa.
E veniamo alle parole di Concetti: Emanuele, fuori dalle virgolette, ammette di aver perso il posto da titolare a causa di "un ragazzo dell'Inter con 400mila buoni di motivi in più per giocare al posto mio".
Cosa sono, cosa rappresentano questi 400mila buoni motivi? FcInterNews.it ha indagato sulla vicenda ed ha scoperto che Belec è sì stato in prestito la scorsa stagione a Crotone, ma - nello stesso tempo - aveva una grande valorizzazione (i 400mila buoni motivi corrisponderebbero a 400mila euro) che l'Inter avrebbe riconosciuto al Crotone a fronte di un tot di presenze che il portiere sloveno sarebbe riuscito a collezionare nell'annata 2010-2011. Tot di presenze che, secondo quanto raccolto dalla nostra redazione, ammonterebbe a 20, ma potrebbero essere anche di più e c'è chi si spinge a dire che, in verità, il tot di presenze è "30".
A fronte, dunque, di 20/30 presenze/partite giocate da Belec, il club calabrese si sarebbe visto riconoscere un premio di valorizzazione da parte della società nerazzurra. Motivo per cui - sostiene Concetti - il Crotone avrebbe "favorito" Belec nella corsa al posto di titolare.
È andata davvero così? Sono davvero questi i termini della vicenda? Può darsi, come può essere che non sia stato così: certo è che noi non prendiamo posizione - come deontologia vuole - né a vantaggio/svantaggio di alcun protagonista. Ci limitiamo a ricostruire la vicenda. I soggetti interessati, in questo caso, sono Concetti e Belec (recentemente protagonista della rubrica "La meglio gioventù"), ma per noi è solo un dettaglio e i nomi delle persone coinvolte non cambiano la nostra valutazione.
Ma, ci chiediamo: è giusto che un portiere si faccia forte di un premio di valorizzazione per imporsi? È giusto che le dinamiche all'interno di uno spogliatoio siano queste? Ma ci chiediamo anche: quale motivazione dovrebbe avere il Crotone (e qui ci potremmo mettere il nome di qualsiasi altra squadra) a tirare su un giocatore in prestito secco? Perché dovrebbe cercare di valorizzarlo, se poi sa che a fine stagione il calciatore va via senza nessun contraccambio economico?
È un po' questo il destino dei tanti ragazzi che vanno in prestito secco da un club ad un altro e tante volte si sente dire da operatori di mercato e direttori sportivi: "Il giocatore non lo possiamo fare giocare, perché non è nostro e a fine anno va via e a noi non ci viene riconosciuto nulla: a questo punto preferiamo valorizzare i giovani del nostro vivaio".
Come si vede, l'affermazione iniziale di Concetti solleva un problema non da poco, e che potrebbe anche portare a rivedere le modalità con cui si trasferiscono i giovani per maturare e crescere. Certo è che, da questo punto di vista, il calcio dimostra di muoversi con molta lentezza. Vedremo cosa succederà da questo punto di vista e se questa poche righe riusciranno a smuovere qualcosa...
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