Luca Castellazzi ha militato nell’Inter dal 2010 al 2014, collezionando 36 presenze totali e tre trofei: Supercoppa italiana, Coppa del Mondo per club e Coppa Italia. Ma il curriculum sportivo non si ferma qui: le statistiche parlando di 447 presenze tra i professionisti, sommando tutte le squadre in cui ha militato e tutte le vari competizioni in cui ha esordito e giocato. Poi, nel 2016, appende i guanti al chiodo e intraprende la carriera di dirigente con la sua ultima squadra, il Torino, nel ruolo di Team Manager fino al 2018. L’Inter, però, non si scorda mai, così come ci confida in questa intervista esclusiva per FcInterNews.it.
Di cosa si occupa adesso?
“A giugno ho conseguito il diploma di allenatore dei portieri, dopo aver frequentato nei mesi precedenti il corso a Coverciano. Adesso alleno i giovani portieri in un centro federale territoriale a Milano. Far parte di questo progetto del Settore Giovanile Scolastico della Figc è un’esperienza formativa molto stimolante che può farmi crescere come allenatore dentro e fuori dal campo”.
Non solo campo, però.
“Collaboro con SportItalia come opinionista e commentatore tecnico nelle dirette delle partite del campionato Primavera 1. Un nuovo ruolo che interpreto con grande entusiasmo e professionalità”.
Passiamo alla stretta attualità, e dunque alla Champions League: dopo tanta lotta, Inter eliminata. Quali le cause?
“Ero molto fiducioso per la partita contro il Barcellona. C’erano tutte le premesse per una serata da ricordare. La squadra sapeva di essere padrona del proprio destino e non dover sperare in altri risultati favorevoli. San Siro era strapieno, il Barcellona si presentava senza alcuni titolari e, soprattutto, senza Messi. La partita è stata equilibrata e di occasioni per vincerla ce ne sono state. Forse nel secondo tempo è venuta a mancare la lucidità necessaria per trovare la giocata vincente. Col senno del poi, è stato un peccato perdere punti preziosi lungo il tragitto, e in particolare nella prima partita contro lo Slavia Praga e nella rimonta subita a Dortmund”.
In Serie A, invece, la squadra ha avuto una continuità maggiore.
“L’Inter, in campionato, mi sta piacendo: è una squadra quadrata con idee tattiche chiare e sempre con la giusta intensità. Questa è l’impronta di Conte che, in pochi mesi di lavoro, è riuscito a tirare fuori il meglio da ogni giocatore, creando un gruppo solido, motivato e che non si risparmia mai”
Riusciranno Lukaku e compagni ad impensierire i bianconeri fino a fine stagione?
“Penso che l’Inter possa tener testa alla Juventus nella corsa allo scudetto. È riuscita a guadagnare la vetta della classifica e questo è molto importante a livello mentale perché dà fiducia e consapevolezza nei propri mezzi. C’è anche da considerare che nelle ultime settimane Conte ha dovuto affrontare il problema dell'assenza di molti giocatori fondamentali per il suo progetto. Essere riusciti a dare continuità di risultati e sopperire a tutto questo è un’ulteriore nota di merito per tutti”.
Non possiamo non parlare di estremi difensori: Handanovic continua a inanellare prestazioni positive.
“Samir è uno dei portieri più affidabili in Europa. Un portiere essenziale, mai sopra le righe e che fa della continuità di rendimento uno dei suoi maggiori punti di forza. Mi piace anche come interpreta il ruolo nei disimpegni con i piedi e nell’inizio della manovra come se fosse un difensore aggiunto. Penso che abbia anche un profilo da vero capitano, professionista serio e punto di riferimento per lo spogliatoio”.
L’Inter, però, prima o poi dovrà pensare al post-Handanovic: si parla molto di Ionut Radu, ora in prestito al Genoa, ma di proprietà Inter.
“Il romeno è sicuramente un portiere promettente, ma è ancora giovane visto che è un classe ‘97. Però, nonostante l’età, è già alla sua seconda stagione da titolare in Serie A. È un portiere esplosivo, reattivo e molto acrobatico: è difficile prevedere ora se potrà sostituire Handanovic tra i pali nerazzurri tra qualche anno. È importante giocare titolare e accumulare esperienza: questi fattori potranno aiutare l’attuale portiere rossoblu nel suo percorso di crescita e a migliorare tutti gli aspetti, tecnici e caratteriali, che servono per difendere la porta di una squadra top come l’Inter”.
Ha mai incrociato Antonio Conte nel corso della sua carriera?
“Ho un aneddoto su Conte giocatore: mi ricordo ancora adesso uno Juventus-Brescia nel settembre 2000, ritorno degli ottavi di Coppa Italia. Era una partita da me sentita, visto che era una delle prime contro una grande squadra in uno stadio importante”.
Cosa successe?
“Da chi prendo il gol dopo pochi minuti di gioco? Da Conte, che ribadì in rete una mia respinta, confermando la sua nomea di centrocampista con il vizio del gol. Fortunatamente vincemmo 2-1 a Torino, eliminando la Juve, e io feci un’ottima partita”.
In chiusura: ha mantenuto contatti con il mondo nerazzurro?
“L’anno scorso sono stato coinvolto nel progetto Inter Forever di Francesco Toldo e ho partecipato all’amichevole a Londra tra Tottenham Legends e Inter Forever per l’inaugurazione del nuovo Tottenham Stadium. È stata un’occasione per rivedere qualche ex compagno, ma anche ex giocatori che hanno lasciato il segno nella storia nerazzurra. Vestire questi colori è stata un’esperienza unica per la mia carriera da calciatore e partecipare a un evento del genere mi ha trasmesso le stesse emozioni provate qualche anno fa”.
VIDEO - ALLA SCOPERTA DI... - SANDER BERGE, THE NORWEGIAN PRODIGY
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