Nei giorni in cui si fa un gran parlare di una lotta scudetto improvvisamente riaccesa dopo l'affermazione autoritaria dei nerazzurri contro la Lazio, c'è un argomento che appassiona media e tifosi: la ricerca di una definizione dell'Inter. Il punto focale di ogni discorso attorno a Icardi e compagni rimanda sempre allo sforzo di trovare un nuovo significato da attribuire a una protagonista finalmente ritrovata del calcio italiano. All'alba di novembre, quello che sta dicendo il campo, giudice supremo di ogni analisi, per molti è il riflesso naturale del processo che in due anni e quattro mesi ha portato Steven Zhang al comando di un club ultracentenario che ha fatto la storia del Gioco.

Coincidenza ha voluto che tre giorni dopo la nomina ufficiale del delfino di Suning come numero uno della Beneamata sia arrivata la vittoria forse più scintillante dell'era Spalletti 2.0, quella che ha certificato l'ingresso della squadra nerazzurra nel ristretto circolo delle migliori tre della Serie A. Comunque un bel salto, per quanto ancora soggetto a variazioni, per un gruppo che il 20 maggio scorso, guarda caso contro la Lazio, ha strappato il pass Champions completando una rimonta nei dieci minuti finali dell'ultima gara del torneo che l'ha proiettato al quarto posto 'solo' per aver raccolto più punti negli scontri diretti con i biancocelesti.

Sliding door commovente quella dell'Olimpico per Zhang jr, che in 90 minuti e passa di emozioni anche contraddittorie ha capito con il cuore la portata di un progetto che gli era chiaro solo a livello cerebrale. Il 26enne cinese, nato per forza di cose pronto in una famiglia con un padre che ha costruito un impero dal nulla in pochi anni, da studente applicato ha svolto con profitto il suo tirocinio milanese, osservando in silenzio e imparando da gente più esperta di lui nel campo come si gestisce una società di calcio. "Non essere specializzato nello sport mi ha aiutato ad avere ancora più impegno nell'Inter per iniziare da un foglio bianco. Per questo ho iniziato questa avventura, anche se due anni fa non sapevo quanto so oggi dell'Inter. Sento la responsabilità nei confronti dei tifosi", ha precisato Steven nella conferenza stampa tenutasi dopo l'Assemblea degli Azionisti, al Magna Pars Suites. Rimarcando il concetto fondamentale della conoscenza dell'universo Inter, certamente più sviluppata dal suo insediamento grazie allo studio della storia del club e della cultura dei propri tifosi. Un discorso che aveva pronunciato anche Luciano Spalletti lo scorso marzo, il giorno dopo la festa commemorativa dei 110 anni del club: "Abbiamo capito cosa è l'Inter", il sunto delle dichiarazioni di Lucio dopo aver toccato con mano tanti dei protagonisti entrati nella leggenda vestendo i colori del cielo e della notte. 

L'idea di Inter, che esiste da quel lontano 9 marzo 1908, oggi si manifesta nel mondo grazie a Steven Zhang e Luciano Spalletti, autori della copia finalmente autentica e fedele di quella partorita da intellettuali, studenti, stranieri e artisti riuniti al ristorante l'Orologio di Milano. Una forma pura ed eterna che rappresenta l'essenza dell'Inter, senza bisogno di specifiche declinazioni storiche come 'anti-Juve' o similari. L'Inter è diversa per natura, per nascita. L'Inter è l'Inter da 110 anni, il resto sono attributi che il tempo obbliga a coniare per aggiornarne di volta in volta il senso nei rispettivi momenti storici. Ma esiste una definizione ad hoc per circoscrivere i confini dell'interismo di ieri, oggi e domani? Dallo scorso 26 ottobre, data diventata storica e spartiacque, ce n'è una molto valida spiegata da Steven Zhang: "L'Inter è sinonimo di gloria, di vittorie e di storia. Per milioni di persone in tutto il mondo l'Inter è una passione e una fede".

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Sezione: Editoriale / Data: Gio 1 Novembre 2018 alle 00:00 / articolo letto 11066 volte
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari