Smarcandoci dai temi triti e ritriti tipici della sosta del campionato, sui cui avremo risposte nell’immediato futuro e in quello più lontano, facciamo un passo indietro fino alla scorsa giornata della Serie A andata in scena lo scorso week-end. Un turno chiuso con il pareggio dell’Inter a Firenze, accolto dai tifosi come una mezza sconfitta visti i concomitanti successi di Milan e Napoli, le inseguitrici che prima dell’ultimo rettilineo sono ben visibili nello specchietto retrovisore della capolista. Già, la capolista, uno status che è stato raggiunto con fatica dalla squadra di Cristian Chivu, che poi lo mantenuto non per caso e senza porsi dubbi sulla tenuta fino al derby di ritorno, quando i conti non sono tornati a livello di risultati. Dopo l’inciampo contro il Diavolo, l’ennesimo in big match in questa stagione, i nerazzurri non sono stati in grado di battere un’Atalanta reduce dalla batosta col Bayern e una Fiorentina sì in un discreto momento di forma ma pur sempre quintultima in classifica. Sintomo di un periodo, quello di marzo, giocato con le forze ridotte al minimo, addirittura cominciato con il risparmio energetico adottato nella gara di Coppa Italia col Como. Una scelta strategica, quella del male minore (‘tanto c’è il ritorno a San Siro’, avranno pensato alla Pinetina), che ha anticipato un calo psico-fisico fisiologico dopo la doppia botta presa con l’eliminazione dalla Champions per mano del Bodo/Glimt che è arrivata a braccetto con l’infortunio di Lautaro Martinez.
La sera stessa della figuraccia fatta con i norvegesi, l’obiettivo scudetto, dato il gap consistente sulle rivali, è diventato un obbligo per l’Inter, anche a detta del vice capitano Nicolò Barella, il primo a commentare l’uscita dalla Coppa: "L'obiettivo è lo scudetto, ma da inizio anno", ha detto il centrocampista sardo. Un po’ il simbolo dell’Inter vista al Franchi, una squadra capace di fare tutto e il contrario di tutto. Un assist al proprio compagno e uno all’avversario nella stessa partita che, di questi tempi di scarsa produzione offensiva, ha generato un punticino in classifica per i vicecampioni d’Italia che ambiscono a scalare una posizione rispetto al finale amaro della scorsa stagione. Sì, perché poi si ritorna sempre lì. Il gruppo è figlio di quel passato così lontano e così vicino. Alle spalle dell’Inter, oltre a Massimiliano Allegri e ad Antonio Conte, i tecnici in attività più vincenti della Serie A, c’è l’Inter 2024-25, quella che non riuscì a vincere nulla pur essendo stata competitiva su tutti i fronti fino alla fine. La paura che serpeggia nell’ambiente è che la storia si ripeta, anche se il vantaggio costruito sulla seconda, a otto giornate dalla fine, è di sei punti. Un numero ribadito in ognuna delle interviste rilasciate da Aleksander Kolarov domenica scorsa, quasi come un ritornello per auto-convincersi della forza del gruppo prima di questa mini-crisi: "Mi sembra che quando si parla dell'Inter sia tutto dovuto. Se abbiamo sei punti di vantaggio sulla seconda, significa che abbiamo fatto qualcosa di buono”, il concetto espresso dal vice di Chivu. Rafforzato due giorni dopo, nella sede della Lega Serie A, da Beppe Marotta che, ha sentito l’esigenza di provare ad allontanare anche pubblicamente i fantasmi di ieri: "Non siamo davanti a uno psicodramma", ha detto il presidente nerazzurro. Ammettendo, però, che c’è stato un calo oggettivo della squadra: "Siamo in una situazione di difficoltà, involuzione, legata forse agli infortuni, alla stanchezza per un insieme di partite".
Nel discorso del dirigente varesino, la parole più interessante è ‘involuzione’, che sottintende ovviamente un peggioramento nel gioco. Nelle ultime settimane, i principi cardine della filosofia di Chivu sono stati messi in discussione da due fattori: la sopracitata assenza del capitano, nonché leader tecnico-emotivo, e una condizione fisica non propriamente smagliante. In un colpo solo, l’Inter ha perso l’efficacia nella verticalità e ha calato l’intensità nella riaggressione. Così stando le cose, il 3-5-2 appare troppo prevedibile perché l’Inter non riesce ad attaccare velocemente e, infatti, ultimamente si vedono piogge di cross che portano pochi benefici offensivi e rischiano di costare caro anche a livello di transizioni negative. Scenari pericolosi, se si guarda il calendario che prevede Roma e Como alla ripresa del campionato, due snodi decisivi nella corsa tricolore.
"Non è tutto dovuto" come ha fatto notare Kolarov e "Non è uno psicodramma" come dice Marotta, ma non sarebbe stato meglio trasmettere all’esterno messaggi più positivi per far uscire l'ambiente da questo loop nocivo in cui passato, presente e futuro si mischiano? Ieri sera, ad esempio, sono bastate tre parole per rasserenare la situazione, 'Manca sempre meno', scritto da Lautaro Martinez su Instagram per annunciare il suo ormai prossimo ritorno in campo. Basterà?
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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