Il cambio di modulo può essere la soluzione giusta per risolvere gli attuali problemi dell’Inter? In un periodo di evidente difficoltà è questa la domanda più gettonata in ottica nerazzurra, con diversi tifosi ed opinionisti che condannano il ferreo 3-5-2 contiano (con annesse sfumature che spesso e volentieri lo portano a virare sul 3-4-1-2) e propongono invece una modifica tattica che in tempo di crisi di risultati e prestazioni potrebbe - il condizionale è d’obbligo - dare una scossa all’ambiente.
Osservando gli elementi della rosa nerazzurra (mai vista al completo in questa anomala annata condita da casi di Covid, infortuni più o meno pesanti e squalifiche varie) è possibile mettere sul tavolo più idee tattiche, che sarà però solo ed esclusivamente Antonio Conte a decidere se e come utilizzare. La posizione del tecnico viene definita 'in bilico' da diversi organi di stampa ma, nonostante le voci senza freni, le dimissioni o l’esonero appaiono come scenari complicati. Anche a causa della ‘crisi’. Già, perché la crisi (economica) contribuisce a suo modo nel tener saldo Conte sulla panchina nerazzurra, nonostante la crisi (sportiva) sia sotto gli occhi di tutti. Le ultime parole di stima e fiducia per il tecnico salentino sono arrivate da Beppe Marotta, che ha parlato di "progetto a lungo termine", e da Steven Zhang durante l’assemblea degli azionisti di ieri, in cui il numero uno del club ha ricordato pubblicamente che “l’obiettivo della stagione scorsa era quello di iniziare a creare una mentalità vincente, con senso di appartenenza e spirito di sacrificio. Poi provare a ridurre il gap con i nostri competitor. In Antonio abbiamo identificato tutte le qualità professionali ed umane per compiere questa mission. Antonio è salito alla guida dell’Inter e da subito ne è diventato un vero leader”. E il leader è chiamato ora a trovare la giusta chiave per sbloccare una situazione sempre più complicata.
Tornando sul discorso tattico, nella giornata di ieri il Corriere dello Sport avanzava la candidatura di una possibile difesa a quattro - già vista per emergenza e necessità contro il Real Madrid dopo l’espulsione di Arturo Vidal - per il prossimo futuro, magari proprio a partire dalla delicata trasferta odierna contro il frizzante Sassuolo di Roberto De Zerbi. E gli interpreti per provare a dare più copertura al non certo impeccabile Handanovic visto in quest’ultimo periodo ci sono tutti. Difesa a quattro potrebbe innanzitutto voler dire recuperare il miglior Skriniar, che dopo aver dimostrato difficoltà nel trio arretrato può essere affiancato in un eventuale nuovo modulo da De Vrij, Bastoni o Ranocchia, mentre a coprire gli esterni nelle vesti di terzini ci sarebbero i soliti Hakimi, D’Ambrosio, Young e Darmian, senza dimenticare quel Kolarov che una volta recuperato al 100% potrebbe aumentare i giri del motore nel suo ruolo naturale. Ruolo che potrebbe essere ricoperto anche dal duttile Perisic in caso di necessità, anche se Conte al momento lo vede più come una seconda punta che come esterno. Insomma, le opzioni non mancano.
A centrocampo invece si rivede finalmente Sensi, il giocatore capace di garantire lo sprint nerazzurro nella prima annata milanese di Conte. Nel centrocampo a cinque l’ex neroverde può indossare le vesti del play-regista solitamente affidate a Brozovic (ora negativo al tampone), ma anche quelle del trequartista o della mezzala, dove il ventaglio di scelte è piuttosto ampio: da Barella e Vidal fino a Nainggolan e Gagliardini, passando all’occorrenza anche per gli stessi Brozovic e Sensi, in attesa del recupero di Vecino e di capire che ne verrà fatto di Christian Eriksen. Da mezzala o da trequartista nel 3-4-1-2 il danese non ha offerto segnali rassicuranti, ma un ipotetico 4-3-1-2 con l’ex Spurs libero di agire senza compiti difensivi (con le spalle coperte da una difesa a quattro e da tre - e non due - centrocampisti puri) e in nome della fantasia alle spalle della coppia Lautaro-Lukaku (con le tutte le rotazioni del caso che in futuro potranno ovviamente coinvolgere anche Sanchez, Perisic e Pinamonti) chissà che non possa scoccare la tanto attesa scintilla tra il classe ’92 e il nerazzurro. Ma questo è un capitolo a parte.
Il rebus tattico esiste: cambiare o non cambiare? La risposta è nella testa di Conte, l’unico chiamato a trovare la giusta soluzione nel momento del bisogno. E che ci sia o no una modifica del modulo, poco cambia. Resta un solo imperativo: cambiare l’andamento di un ‘percorso’ che deve ancora trovare la giusta direzione.
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