Cosa resta al termine di un'Inter-Al-Ittihad 0-2, a dieci giorni dal debutto stagionale? Pensando alla teoria dell’agenda-setting, viene da dire che non c’è bisogno di orientare il pubblico verso ciò che è veramente notiziabile in casa nerazzurra, anche dopo una figura non proprio da squadra campione d’Italia con i modesti sauditi. Lo sguardo dei tifosi, più che su ciò che è successo ieri sera all’interno del rettangolo verde dell’U-Power Stadium di Monza, dove è arrivata la prima sconfitta della pre-season, da qualche giorno rimbalza tra infermeria e mercato. Due temi che praticamente si specchiano nel concetto di immobilità: se da una parte sono finiti ai box i nuovi arrivati Mehdi Taremi, Piotr Zielinski, oltre a quel Marko Arnautovic che un’estate dopo appare tutto fuorché una risorsa per Simone Inzaghi, dall’altra i dirigenti hanno sempre meno spazio d’azione per fare ulteriori aggiunte a una rosa che dovrà affrontare cinque competizioni nell’arco dei prossimi undici mesi. Sì, perché oltre alla difesa dei titoli nazionali, l’ambizione della Beneamata si misurerà su scala europea e mondiale. A giugno-luglio del 2025, sempre che il Mundial de Clubes prenderà effettivamente il via negli States, l’Inter potrebbe doversi confrontare con un’altra squadra araba, ma questa volta con in palio i tre punti o un passaggio del turno.
L’orizzonte temporale è talmente ampio che andrà persino oltre la naturale scadenza di alcuni contratti. Una situazione anomala, vista solo ai tempi del lockdown, che invita i club ad agire con previdenza, dove ovviamente sia possibile. L’Inter, che con lungimiranza si è accaparrata due parametri zero appetitosi in tempi non sospetti, ora sembra essersi accartocciata su stessa in sede di trattative. La velocità di reazione con cui la dirigenza si sta muovendo per colmare la lacuna creata dal serio infortunio a Tajon Buchanan è diventata lunga pausa di riflessione che fa leggere in un’altra prospettiva le parole rilasciate ormai un mese fa da Piero Ausilio: “Ci siamo già confrontati col mister. I nomi li conosciamo noi, ma sarà un giocatore che occuperà il centrosinistra in difesa anche perché abbiamo Carlos Augusto che può essere utilizzato come quinto e ha fatto anche il braccetto. Ci stiamo orientando su un mancino, vedremo le opportunità del mercato ma stiamo molto calmi. Non comunicheremo novità da un giorno all'altro come vi aspettate, abbiamo tempo due mesi per trovare la soluzione giusta".
L’intervento in difesa, da rimandabile nel tempo, è diventato stranamente prioritario per il forfait di un panchinaro arrivato a gennaio che ha giocato poco e niente. Ancora non si conosce l’identikit di questo nuovo braccetto mancino. Nel corso delle scorse settimane, dopo il sorpasso subito dalla Juve per Juan Cabal, si è fantasticato di Alessandro Buongiorno per una notte, tenuto vivo il discorso Mario Hermoso, per finire a parlare di Ricardo Rodriguez, che però nel frattempo si è accasato al Betis Siviglia, e del costosissimo Yarek Gasiorowski, almeno a leggere le cifre della sua clausola rescissoria. Insomma, nomi agli antipodi per caratteristiche tecniche e valutazioni economiche che hanno fatto perdere un po’ il centro della questione.
Una questione che va estesa anche all’attacco, il problema più sottovalutato dal club negli ultimi anni. Un reparto sempre incompleto, ora ingolfato di esuberi quando il countdown verso la fine del mercato corre via veloce. Qui tutto tace, anche in uscita, il che non stupisce. In entrata, questo sì che sorprende, il nome di Albert Gudmundsson, sventolato dalla stampa come obiettivo numero uno, sta per andare alla Fiorentina per cifre tutt’altro che astronomiche e con una formula persino vantaggiosa. La trattativa è stata messa in standby perché il Genoa, primo avversario in campionato dei nerazzurri, è pronto a salutare Mateo Retegui, acquisto lampo dell’Atalanta, 48 ore dopo essere rimasta orfana per diversi mesi di Gianluca Scamacca. L’emergenza pesa meno, se c’è programmazione; contrariamente la subisci, se la strategia si basa sul campare di occasioni.
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