È bastata una gara disputata ad alto livello da un ragazzo che oggi compie vent'anni, condita da un gol d'autore contro la squadra più blasonata d'Argentina, per far tornare il sorriso a milioni di tifosi nerazzurri caduti in depressione lo scorso 31 maggio. Francesco Pio Esposito da Castellammare di Stabia, con l'Inter già come seconda pelle dall'età di dieci anni, è ora il nome forte in casa nerazzurra nel mondiale per club che si sta disputando negli Stati Uniti.
La prova di questo giovane centravanti vecchio stampo, ma nello stesso tempo moderno, contro i picchiatori del River Plate, ha conquistato gli amanti della notte guardando la Beneamata e chi aveva invece deciso di rivedere la gara, vinta per 2-0 da una bellissima Inter, in orari più comodi. Cristian Chivu non sta sbagliando una mossa in questa prima edizione dell'anomalo torneo voluto fortemente dalla FIFA e accolto con benevolenza, diciamolo, dai club partecipanti per i tanti soldi che si vanno ad incassare. Il tecnico rumeno, che conosce Pio Esposito come le sue tasche avendolo allenato nella Primavera, ha mandato il campo il suo pupillo nel secondo tempo della gara vinta in rimonta contro i giapponesi dell'Urawa Reds e poi lo ha scelto dal primo minuto per far coppia con il capitano Lautaro Martinez nella gara decisiva per le sorti del girone contro il River Plate, trascinato dal tifo scatenato dei suoi innamorati che avevano invaso il Lumen Field di Seattle.
Vedere questo ragazzo, centonovantuno centimetri di altezza per ottanta chili di muscoli, combattere su ogni pallone riuscendo a vincere numerosi duelli, alimentando in maniera importante la manovra offensiva della squadra, ha convinto anche i più scettici. Anche il gol era nell'aria e Pio Esposito lo ha realizzato al minuto settantuno della sfida, raccogliendo e scartando in un istante il cioccolatino offerto dal piede geniale del ventunenne Petar Sucic. Lo stop, la sterzata che ha mandato il difensore del River al bar, e il piattone letale nell'angolo basso della porta argentina, ha permesso all'Inter di sbloccare il match, indirizzandolo alla vittoria che ha regalato non solo la qualificazione agli ottavi, ma anche il primo posto finale nel girone.
È nata una stella? Forse è ancora presto per dirlo, non lo è per pensare con convinzione che l'Inter abbia in dote un attaccante che merita di rimanere nella casa madre, non per tentare di vincere una scommessa, ma per non rischiare di perderla. In Italia si tende ancora a dire che i giovani vadano mandati in prestito in squadre medio piccole che possano garantire un posto da titolare. Con il rischio poi che all'estero, dove giocano i più forti a prescindere dalla carta di identità, vadano sul giocatore con prosepettive anche economiche difficili da stoppare. No, a mio avviso, Francesco Pio Esposito deve rimanere all'Inter per rinforzare e molto un attacco che vanta già due campioni affermati come Lautaro e Marcus Thuram. Fortunatamente sembra proprio che le decisioni della dirigenza interista, soprattutto dopo l'ultima prestazione, vadano in questa direzione. A prescindere dall'arrivo di Bonny o di un possibile assalto a Hojlund.
Intanto l'Inter è tornata a correre, a combattere e a giocare da grande squadra, nonostante la stanchezza fisica e mentale in questo momento della stagione non sia un comodo alibi, ma una oggettiva realtà. E Chivu ci sta mettendo del suo. Non mutano alcuni principi di gioco rispetto all'era targata Simone Inzaghi, ma questa Inter sta tentando di pressare più alto per recuperare subito il pallone con la voglia di andare spediti verso la porta avversaria. Meno attesa, meno palloni passati a Sommer per poi iniziare la famosa costruzione dal basso. Solo il tempo dirà se il nuovo canovaccio garantirà all'Inter la competività che non è mai mancata con Inzaghi. Ma intanto notiamo come i giocatori, vecchia guardia in primis, siano entrati subito in sintonia con Cristian Chivu. E finalmente ci sono giovani che fanno sognare, capeggiati da Francesco Pio Esposito.
Non è passato nemmeno un mese dal quel triste 31 maggio. La ferita rimane. Ma ora si contano le ore che mancano a Inter-Fluminense, perché è tornata l'adrenalina giusta e lunedì si gioca alle comode 21. Quasi quasi, anche la nuova maglia sembra più bella di quanto pensassimo.
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