In tutto il caos delle ultime ore, una cosa è sicura: Hakan Calhanoglu non era l'unico 'bersaglio' di Lautaro Martinez. Che nell'intervento "a gamba tesa", per dirla alla Cristian Chivu, ha mandato un "messaggio chiaro" a tutto il mondo Inter: "Chi vuole restare resti, chi non vuole restare deve andare via. Lottiamo per una maglia importante e dobbiamo lottare per obiettivi importanti". Nessun nome. L'unico pronunciato è uscito dalla bocca del presidente Beppe Marotta che, complice l'esperienza comunicativa e conscio delle voci di mercato e dei virgolettati che rimbalzano un giorno sì e l'altro pure dalla Turchia, ha puntato il dito sul regista nato a Mannheim quando chiamato a commentare lo sfogo del Toro.
"Sono parole da capitano, ha sottolineato alcune supposizioni e alcune verità, è un concetto che io dico sempre, che quando un giocatore non vuole più stare è giusto che vada - le parole del numero uno nerazzurro a DAZN -. Ad oggi nessuno ha manifestato questa volontà, immagino si riferisse a Calhanoglu con cui ci parleremo e risolveremo nel migliore dei modi. Il suo richiamo trova condivisione nella società, è lo spirito vincente che può portarci lontano". Alla chiara domanda "A chi ti riferisci?", invece, il capitano nerazzurro ha detto che parlava "in generale. Non farò nomi. Noi siamo qua a fare di tutto, ma ho visto tante cose che non mi sono piaciute. Quindi da capitano, da capogruppo, poi c'è il mister prima, ma devo dirlo perché io sono così". Esatto, Lautaro è così: è uno con le palle. E poco importa se l'uscita pubblica non sia stata concordata con la società ma invece mossa dall'amore per l'Inter e dalla frustrazione mista alla rabbia per l'ennesimo obiettivo sfumato in una stagione sfiancante. In cui c'è stato chi (proprio come il Toro contro il Barcellona a San Siro) è sceso in campo con una gamba pur di difendere la maglia, risultando pure decisivo. Altri, è inutile negarlo, sono invece virtualmente in ferie da gennaio. Se non da prima. O al primo, lieve affaticamento o fastidio preferiscono passare una lunga vacanza (profumatamente pagata) sul lettino di Appiano per farsi massaggiare dai membri dello staff medico. Non siamo qui per fare nomi o per lanciare una 'caccia alle streghe', ma chi segue e osserva quotidianamente l'Inter con attenzione può farsi un'idea.
La botta è partita da Lautaro, la risposta è arrivata da Calhanoglu. Il turco però poteva (forse) limitarsi a dire la sua rispondendo al solo Marotta, se non altro perché l'unico ad averlo tirato in ballo esplicitamente. Il passaggio del lungo post sulle "parole dure" e sul concetto di leader e di capitano ("Ho avuto l'onore di essere il capitano della mia Nazionale. E lì ho imparato che il vero leader è quello che resta accanto ai suoi compagni, non quello che cerca un colpevole quando è più facile farlo") sono un chiaro riferimento a Lautaro. Che invece qualche ora prima aveva parlato in generale, della serie: "Chi ha orecchie per intendere, intenda". E ha evitato anche i riferimenti velati, al contrario di un Calha che forse ha una lunga coda di paglia, visto che si è sentito attaccato dal suo capitano e che, in un editoriale da 2106 caratteri - sì, li abbiamo contati -, non ne ha dedicato mezzo per smentire le voci sul presunto interesse del Galatasaray, strappando anche il discutibile like di Marcus Thuram. Uno che, dopo una prima parte di stagione monstre a suon di doppiette e triplette, ha poi preferito concentrarsi più sui cambi di look che sul campo. Il discorso sulla smentita è legato al fatto che appena un'estate fa il turco aveva zittito i rumors sul Bayern proprio via social, giurando amore al nerazzurro. Invece a 'sto giro solo scatti in spiaggia sorridente e foto con il barbiere di fiducia o messaggi del padre che sperano nel suo sbarco a Istanbul.
Stavolta il finale sarà diverso? Possibile. Anzi, probabile. Chiaro che agli occhi di Lautaro (e non solo) ci siano "cose che non sono piaciute". E chiaro e condivisibile anche il succo del pensiero: "Chi vuole restare resti, chi non vuole restare deve andare via". Che si parli di Calhanoglu o di qualsiasi altro giocatore.
Autore: Stefano Bertocchi / Twitter: @stebertz8
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