Sarebbe cambiato qualcosa in chiave scudetto? Chissà. Non avremo mai la controprova. Come non ce l'avremo nemmeno per una lunga serie di gare condizionate da sviste arbitrali. Il dato acclarato è che dopo Abisso venne Di Bello. Andare al Var e non sanare l'errore palese è da presuntuosi e incompetenti: no, non abbiamo francamente bisogno di arbitri così nel nostro campionato. I due punti lasciati a Firenze per il capezzolo di D'Ambrosio rischiarono di far perdere la Champions; i due lasciati a Roma domenica sera mettono definitivamente la parola fine al sogno scudetto.

Però dalla pancia dello stadio Olimpico viene fuori anche qualcosa di positivo: Antonio Conte, a distanza di un anno, si è finalmente reso conto di dove si trova ad allenare. L'Inter non è la Juventus, caro Antonio. Non lo è mai stata e mai lo sarà. Chiari gli attacchi dell'allenatore nerazzurro al Palazzo per quanto riguarda la compilazione del calendario e ai media per quanto riguarda le critiche a senso unico. E non si tratta di questa stagione, si tratta di routine come d'altronde lo stesso Conte ha sottolineato. "Se devono tirare uno schiaffo, lo tirano all'Inter. È stato in passato e lo è tuttora. Sarà strana 'sta cosa?", si è domandato retoricamente l'ex c.t. nelle interviste post- gara. "Mi sorprende vedere come sia attaccata l'Inter e magari tante altre squadre stanno lì dietro e nessuno dice niente – ha poi aggiunto –. Mi sembra ci sia premeditazione da parte di qualcuno nei confronti dell'Inter perché ogni cosa viene esaltata in modo negativo". Buongiorno Anto', ben svegliato.

Ovviamente, la carovana dei soliti noti si è subito messa in moto, sguinzagliando le tristi maschere per coprire l'informazione di giornali e tv. E così: Conte diventa un "piagnone"; quello tra Kolarov e Lautaro è un "contrasto"; la gomitata di Mancini non è mai esistita; l'Inter "ha giocato male"; la Roma "in ogni caso meritava il pari". Film visto e rivisto, a tal punto che i popcorn sanno di muffa.

Perché certe dinamiche le vedi solo se ci sei dentro. Alcune sfumature diventano palesi solamente quando le vivi. Conte, domenica sera, davanti alle telecamere, sembrava spaesato, davvero sorpreso. Come quando pensi: "Ah, ma quindi era tutto vero quello che mi dicevano! Non pensavo...". Ecco, ora invece Conte pensa. Lo sa. L'ha toccato con mano. E questa è la base da cui partire per reagire e controbattere. José Mourinho, da grandissimo stratega qual è, l'aveva capito ancora prima di arrivare in Italia: senza contaminazioni precedenti, lo Special One avrà studiato a dovere storia del calcio italiano e storia dell'FC Internazionale. Era arrivato preparato, perché "io non sono un pirla". Calibrando le mosse dentro e fuori dal campo. Il percorso di Conte è stato differente, più lungo, reso meno liscio dalle scorie preesistenti. Ha dovuto affrontare una sorta di depurazione prima del battesimo. Nella prossima stagione capiremo se la presa di coscienza porterà frutti. Sempre tenendo a mente che queste sono battaglie che non si possono combattere da soli.

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Sezione: Editoriale / Data: Mar 21 luglio 2020 alle 00:00
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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