Inter-Napoli è storia, una storia sulla quale non c'è stato neanche troppo tempo per riflettere. Conseguenza di un calendario che comincia a imporre il ritmo di una partita ogni tre giorni, con il rischio di commettere un passo falso che aumenta le sue probabilità per la legge dei grandi numeri. Numeri che, per ora, danno ragione alla squadra di Cristian Chivu contro le piccole, sempre battute in questo campionato. L'ultima rimasta nel girone di andata è il Lecce di Eusebio Di Francesco che a San Siro arriva senza gli squalificati Banda, Ramadani e Gaspar, ma con la voglia di replicare il pareggio di Torino con la Juve. Magari approfittando dell'ampio turnover nerazzurro, doveroso dopo una battaglia mentale e fisica come quella andata in scena domenica scorsa. Sensazioni di una vigilia strana, quasi precedesse un ottavo di finale di Coppa Italia, ma che è in realtà vale molto: per prima cosa il titolo, seppur platonico, di campione d'inverno per Lautaro (premiato come MVP di dicembre prima del fischio d'inizio) e compagni. In seconda battuta, l'Inter deve confermarsi spietata con le formazioni che abitano il lato B della classifica, quelle che tendono la trappola, come successo al Napoli contro il Parma nel recupero delle 18.30: un altro 0-0 coi ducali, come alla penultima giornata dello scorso campionato quando c'è Chivu sulla panchina. Ma quella è un'altra storia. La storia di un match che per i padroni di casa inizia con un potenziale rischio sull'affondo tagliente di Santiago Perotti, che preferisce condurre palla anziché verticalizzare con gli avversari messi malissimo. Le squadre sono lunghissime nei primi minuti, al 6' ne approfitta l'Inter che, complice un errore dei salentini, riesce a servire Ange-Yoan Bonny che, dopo uno slalom speciale in area di rigore tra i paletti giallorossi, obbliga Wladimiro Falcone a un intervento importante. L'atteggiamento dell'Inter non è così feroce, ma si salva con la tecnica: prima del quarto d'ora, Akanji trova tra le linee Piotr Zielinski che, trovando la sponda di Bonny, calcia verso la porta alzando troppo la mira. Prova ad azionarsi anche Thuram, ma la sua azione finisce con una punizione di seconda: simulazione evidente nell'area di rigore leccese. Pochi metri più in là, al 25', Bonny cade dopo un contatto con Danilo Viega. Maresca, pur con qualche dubbio, indica il dischetto. Una certezza che viene smontata dal VAR Maggioni che invita l'arbitro a rivedere l'episodio. Dopo una lunga on field review, ecco l'annuncio: revoca del penalty. Senza occasione 'gratis', l'Inter continua ad attaccare a testa bassa, non col solito ordine: ne escono due tiri imprecisi di Mkhitaryan e un colpo di testa alto sopra la traversa di Marcus Thuram. Lo zero a zero resiste e dal secondo anello verde parte, inevitabile, il coro: 'Forza Inter, facci un gol'. Un desiderio che si tramuta quasi al contrario al 47': Falcone, prendendo appunti da Milinkovic-Savic, dopo un corner rilancia lunghissimo per Riccardo Sottil che, scappato alla linea difensiva, tenta il gol impossibile calciando di controbalzo dalla trequarti. Palla fuori di poco. 

SECONDO TEMPO - 
Sottil riparte da da dove aveva finito, con una palla buona per far male all'Inter. Il suo tiro fa poca strada perché è bravo Akanji ad annusare il pericolo. Un altro segnale del fatto che il Lecce non è venuto a Milano in gita. Al 51', come d'incanto, si sveglia l'Inter: Barella sollecita Falcone dopo diverso tempo, Thuram successivamente cicca la ribattuta. Diouf non fa molto meglio spedendo la palla sui cartelloni pubblicitari prima e poi tra le braccia del portiere. La situazione non si sblocca, quindi Chivu al 55' aziona la girandola dei cambi: dentro contemporaneamente Esposito, Frattesi e Luis Henrique per Bonny, Barella e Diouf. Non succede granché, a parte qualche azione confusionaria dell'Inter. Al 69', anche Di Francesco opera due cambi: in campo Tete Morente e Kaba, fuori Gandelman e Sottil. Chivu risponde mandando dentro la terza punta, Lautaro, per Mkhitaryan. Quel che ottiene è un rischio grande: palla persa di Pio Esposito, Kaba si inserisce in area e appoggia per la conclusione masticata di Jamil Siebert, sulla quale Sommer mette i guantoni. Primo, vero brivido, non di freddo, per i presenti. Passato lo spavento, l'Inter trova l'1-0: Lautaro calcia così così, ma Falcone risponde con un bagher che diventa un comodo tap-in per Pio Esposito. Che sfiora il bis pochi secondi dopo: gran finta a mandare al bar due difensori e tiro a giro che soffia a lato di un niente. La contromossa di Di Francesco arriva tra 81 e 86': Konan N'Dri e Alex Sala prendono il posto di Pierotti e Maleh. Chivu esaurisce i cambi tornando a due punte: Sucic rileva Thuram. Non succederà più nulla: vince l'Inter al motto di 'tutte le partite valgono tre punti'. L'asterisco non c'è più, con Pio Esposito i nerazzurri salgono a quota 46, a +6 sul Napoli e sul Milan (domani di scena a Como). 

Sezione: Focus / Data: Mer 14 gennaio 2026 alle 22:42
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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Mattia Zangari
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Mattia Zangari
Giornalista pubblicista che, da quando ho cominciato a lavorare per Fcinternews.it, è convinto che chi sa solo di Inter non sa niente di Inter. Per anni voce del calcio giovanile, oggi concentrato sulla prima squadra per ragioni di anzianità.
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