Dieci volte Inter. Grazie al 2-1 sul Sassuolo i nerazzurri sono entrati nella storia del calcio italiano. Mai nessuna squadra infatti aveva vinto tutte e dieci le prime gare del girone di ritorno. I nerazzurri – scongiuri a parte – viaggiano con merito verso il loro 19 esimo Tricolore. Lo Scudetto non è ancora cucito in modo definitivo, però analizzando in modo oggettivo i fatti, una seria ipoteca c’è eccome. Non si dovrà abbassare la guardia. Né pensare che tutto sia già concluso, ma solo continuare sulla strada tracciata in questi mesi.

Sembra davvero trascorsa un’eternità da quando moltissimi tifosi della Beneamata chiedevano la testa di Conte. E pure quella di Marotta. Sia perché i risultati non erano troppo soddisfacenti – vedi eliminazione nel girone di Champions League – sia per il loro passato a Torino. Tanto che entrambi venivano tacciati di essere degli infiltrati bianconeri. Ora, posso capire la delusione per la debacle europea. Tanto che pure io auspicavo un cambio di rotta da parte del mister salentino. Dalla sua lui – non di certo grazie a me e ai miei consigli – è tornato ad un calcio più accorto, che di fatto ha contribuito ai successi della squadra. Ma come già scritto in precedenza, se le critiche a Conte per alcuni risultati negativi e per il modo di affrontare i propri avversari – con troppo gol presi – potevano starci, anzi ci stavano visto come è finito il gruppo in Champions, era invece assolutamente ridicolo e offensivo valutarlo per il suo passato alla Juventus. Un oltraggio, una provocazione di chi vuole apposta essere fazioso. E non ha interesse nel risolvere certi problemi, ma tende esclusivamente a mettere zizzania. Per discorsi che non devono nemmeno essere dibattuti.

Parliamo di professionisti profumatamente pagati, figuriamoci se accettano una sfida e fanno il doppio gioco, percependo un lauto stipendio e facendo al tempo stesso il doppio gioco. Scusatemi, ma davvero questa è una fesseria che non si può sentire. L’ho sempre pensato e a maggior ragione lo evidenzio adesso. Le critiche ad personam perché uno ti sta sulle scatole non sono professionali, né hanno ragione di esistere. Contano i fatti. Da lì poi parte ogni ragionamento. Vale per Conte, come per Marotta. Ma vi rendete conto di quello che l’ex dirigente della Sampdoria ha portato in nerazzurro? Competenza, serietà, autorevolezza. All’Inter – a livello storico – spesso e volentieri un problema da nulla si trasformava in qualcosa di gigantesco. La classica pagliuzza pronta a diventare trave. Marotta invece è stato abile e capacissimo di gestire reali questioni avverse, dalle parole di Conte di fine stagione scorsa e alla situazione societaria incerta, con una capacità e una autorità che – almeno per me – lo rendono un fenomeno nel suo lavoro. Con i fatti che indicano la bontà delle mie parole. Tutti sbagliano. Io, tu, Conte, Marotta. Tutti. Ma chi ha lanciato loro accuse infamanti, farebbe una miglior figura a scusarsi. C’è sempre tempo per mostrarsi intelligenti.

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Sezione: Editoriale / Data: Ven 09 aprile 2021 alle 00:00
Autore: Simone Togna / Twitter: @SimoneTogna
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