A due giorni dal termine della sessione estiva di mercato, continuano sui social considerazioni e critiche legittime, ma anche attacchi conditi da insulti alla società nerazzurra che servono solo a qualcuno per sentirsi importante. Nel frattempo è iniziato il campionato e lunedì scorso a San Siro l'Inter di Cristian Chivu ha mostrato la manita al Torino. Tra i migliori in campo, i big della vecchia guardia che la dirigenza interista si vanta di non aver ceduto e un certo Petar Sucic, ventunenne centrocampista croato che contro i granata ha disegnato calcio per novantacinque minuti.

Ma questo Sucic che ha strappato applausi a scena aperta alla Scala del Calcio, perché indossava la maglia dell'Inter? Ah, perché il club lo ha acquistato a tempo di record e a titolo definitivo, sborsando quattordici milioni di euro più due di bonus. Accordo siglato con la Dinamo Zagabria a febbraio 2025. Il giocatore è poi arrivato a giugno esordendo nel Mondiale per Club. Ma per una certa narrazione, sembra che Petar Susic non sia da considerare un colpo di mercato, quelli li starebbero facendo solo gli altri.

Ah, dimenticavo. Contro il Torino ad un certo punto del secondo tempo è entrato tal Ange-Yoan Bonny, ventunenne attaccante francese. Bonny, dopo le belle cose fatte vedere nella preseason come dicono quelli bravi, ha strappato applausi anche a San Siro realizzando con un bel tiro la quinta rete della sfida. E perché questo Bonny lunedì scorso indossava la prestigiosa maglia della Beneamata? Perché il club lo ha acquistato dal Parma a titolo definitivo, sborsando circa ventisei milioni di euro fra parte fissa e bonus.

E poi c'è Pio Esposito, che l'Inter ha mantenuto in rosa nonostante non mancassero richieste importanti e il giovane attaccante di Castellamare di Stabia è stato convocato in Nazionale da Gattuso in vista dei due prossimi impegni di qualificazione Mondiale. Ma per i soliti noti, l'Inter non ha fatto mercato prendendo in giro i tifosi dopo una stagione che fa comodo ricordare per lo Scudetto regalato al Napoli e l'umiliazione subita nella finale di Champions League.

Vero, ma sarebbe importante aggiungere che da qualche anno a questa parte l'Inter è sempre in lizza sino alla fine della stagione per vincere qualcosa, in Italia e in Europa, mentre i sempre più celebrati avversari annaspano con alterne fortune. A parte il Napoli che ha conquistato per due volte il tricolore nelle ultime tre annate e quindi si sta confermando il vero competitor dei nerazzurri.

Sinora manca il colpo a effetto, vedi Lookman e qui la società ha sicuramente mancato, fidandosi delle promesse dei procuratori del forte attaccante anglo-nigeriano senza confrontarsi prima con l'Atalanta. Manca il giovane rinforzo in difesa, vedi il diciannovenne Leoni che, se lo ha voluto il Liverpool, evidentemente ha delle potenzialità, ma ora anche chi non lo ha mai visto giocare sostiene che l'Inter abbia rinunciato al nuovo Samuel. È partito un'alternativa come Zalewski che saltava l'uomo. Ma non era un titolare e l'operazione, dal punto di vista economico, è stata ineccepibile.

Se il mercato in entrata dovesse essere finito con l'arrivo di un Diouf tutto da scoprire e probabilmente sarà così sino a gennaio, le critiche possono essere più che legittime. Ma gli insulti volti solo a strappare qualche like sui social, sono roba che non può risultare credibile per un club che anche quest'anno ha le carte in regola per tentare di vincere sia in Italia che in Europa.

Putroppo la gara stravinta con il Torino ha confermato invece come l'Inter rischi di giocare l'intera stagione a San Siro come se fosse in un acquario. L'assenza della Curva Nord, non nei numeri, ma nello spirito, ha prodotto sugli spalti del Meazza uno spettacolo deprimente. C'è stata un'inchiesta su fatti molti gravi avvenuti, ci sono stati degli arresti e una sentenza di condanna di primo grado per alcuni esponenti della passata gestione. Che la giustizia continui a fare il suo corso, senza sconti. Ma ora stiamo assistendo ad una caccia alla streghe verso chi reati non me ha compiuti e che rischia solo di far sparire il vero motivo per cui, da bambini, ci siamo avvicinati al calcio, innamorandoci di una squadra. Ossia la passione. Si mandino i delinquenti in galera, si permetta ai tifosi che vogliono aiutare la squadra cantando, battendo sui tamburi e sventolando le bandiere, di tornare allo stadio, nel settore che storicamente gli appartiene.

E a proposito di passione, chiudiamo con un grande augurio di pronta guarigione ad un interista che ha rappresentato e ancora rappresenta gli umori della gente nerazzurra. Si chiama Massimo Moratti. Il Presidente.

Sezione: Editoriale / Data: Sab 30 agosto 2025 alle 00:00
Autore: Maurizio Pizzoferrato
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