Martedì scorso, in un Westfalenstadion deserto, si è disputato il 'Der Klassiker' o, se preferite, la partita che verrà elevata a modello per i mesi a venire. Borussia Dortmund-Bayern Monaco, la grande classica del calcio tedesco, è diventata in questo periodo avaro di calcio giocato la classica del mondo. Non certo la finale secolo, soprannome abusato dall'anno zero del football a ogni latitudine, ma quantomeno la prima pietra sulla quale si edificherà lo spettacolo fino a che il Covid-19 detterà le sue regole del gioco all'umanità intera.

I tedeschi le chiamano Geisterspielenle, partite fantasma, definizione che rende perfettamente l'idea di un'assenza rumorosa sugli spalti. Si gioca, infatti, in stadi che assomigliano a immense cattedrali, tristemente svuotate come in uno scenario post-apocalittico. Ma il pubblico è solamente altrove, semplicemente al riparo, nel proprio salotto di casa, dove è pronto a farsi travolgere da schegge di immagini abilmente confezionate che profumano di normalità. Mentre viene abbattuta la quarta parete con l'artefatta tecnica del virtual sound, che restituisce all'orecchio del telespettatore un contesto sonoro che crea ambiente ma disorienta, l'occhio cade solo sul rettangolo verde grazie all'accorgimento utilizzato dal regista di non 'staccare' con le telecamere sulle tribune vuote. Un doppio inganno che rende accettabile la visione dell'evento in sé e per sé, senza però mai riuscire a restituirne il senso più profondo. In nessuna situazione di gioco, infatti, viene naturale distinguere la sfida di cartello della Bundesliga da un'amichevole estiva giocata in un angolo del pianeta disinteressato alle sorti delle due squadre. Tralasciando l'epilogo del match, durante il quale sono emersi nonostante tutto i valori dei duellanti in questo preciso momento storico, l'episodio-madre da moviola, il fallo di gomito in area di Boateng, che in altri tempi avrebbe fatto esplodere la protesta della Sudtribune, è stato bypassato da arbitro e Var con una sufficienza inversamente proporzionale all'importanza della gara. Sintomo che siamo di fronte a un gioco diverso rispetto a quello antecedente al lockdown. In tal senso, alcuni numeri arrivano a supporto di questa tesi, ancora tutta da dimostrare: nelle prime due giornate dal riavvio del campionato tedesco si sono registrati più passaggi (948 per partita contro i 906) e meno tackle (30 contro 33), con un ritmo inferiore rispetto a quello pre-pandemia (dati del Telegraph). Mutamenti che possono dipendere dai fattori più disparati, primo tra questi – più che la paura dei contatti per i contagi – l'assenza dei tifosi. Che ha un impatto anche sugli arbitri, come testimoniato alla ZDF da Deniz Aytekin, 41enne direttore di gara che ha 'fischiato' in Borussia Dortmund-Schalke 04, il Revierderby meno sentito della storia: “ho avuto frequenze del polso estremamente basse rispetto alle partite che si giocano con il pubblico. Le emozioni assicurate dalla presenza dei tifosi ci sono state improvvisamente tolte, alla fine viviamo anche noi di queste passioni".

Se in campo l'atmosfera è come anestetizzata, quasi priva di agonismo, l'esperienza dei fan davanti alle tv è spiazzante. Riprendere il filo di una stagione interrotta per causa di forza maggiore è una missione ai limiti dell'impossibile per chi è abituato vivere le sorti di questa o quella squadra come in un flusso continuo che scandisce i tempi della propria esistenza. Sugli schermi tv di queste stesse persone ora compaiono degli ologrammi, immagini tridimensionali di giocatori che sembrano recitare a soggetto, senza quell'intensità che nasce da una rivalità uccisa due mesi fa dal virus. Ai calciatori rimane la libera interpretazione di un copione che è stato scritto da un pull di scienziati che si sono sostituiti al Dio del calcio, per la prima volta disinteressato alle vicende terrene del pallone. La normalità simulata in Germania si espanderà presto a gran parte dell'Europa, celebrando la superiorità ormai conclamata delle tv su tutto l'universo calcio (il tema economico dei diritti televisivi rimane centrale per la sopravvivenza del sistema anche in Italia). Tema finanziario a parte, è evidente che il calcio rappresentato oggi sul piccolo schermo perda diversi gradi di autenticità, arrivando ad assomigliare sinistramente alle ombre della caverna di Platone. Il massimo che il mondo nel 2020 possa offrire agli appassionati, prigionieri dentro le quattro mura che fissano lo schermo in 4K per guardare nitidamente il lato oscuro del loro sport preferito. CoViD: è un calcio diverso, come volevasi dimostrare. 

Sezione: Editoriale / Data: Gio 28 maggio 2020 alle 00:00
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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