Walter Zenga, ex portiere dell'Inter e della Nazionale italiana, ha rilasciato un'intervista ai microfoni de Il Giornale.

"Quando ho scoperto il ruolo da portiere? All'oratorio, in viale Ungheria, a Milano. C'era un campo in terra battuta. Mio padre, per il mio compleanno, mi regalò una divisa da portiere, tutta nera, e un pallone di cuoio - racconta -.. Devi sapere che a quel tempo quando si giocava a pallone tra ragazzi i problemi erano due: non c'era mai un pallone di cuoio decente e nessuno voleva fare il portiere. Beh, io avevo un pallone e volevo fare il portiere. Capisci? Un bel vantaggio sugli altri ragazzini".

"La prima sfida? A dieci anni giocavo con quelli di tredici. E paravo bene. La seconda sfida è l'Inter - continua -. Mi hanno visto all'oratorio, gli sono piaciuto e mi hanno chiamato. Salivo sul tram con la borsa ufficiale dell'Inter: che orgoglio. La gavetta prima di diventare titolare? Sì. Come tutti. All'inizio facevo il raccattapalle. Ed ero felice di farlo. Perché vedevo la partita gratis e in più mi davano anche mille lire".

"In porta c'era Bordon all'epoca - ricorda Zenga. Prima sono andato in prestito. Salerno, Savona, Sambenedettese. Poi ho fatto il militare. Allora era obbligatorio. Caserma a Bologna, ma io giocavo nel Savona. Il giovedì sera avevo il permesso del colonnello, prendevo il treno, cinque o sei ore per arrivare a Savona. Il lunedì sera di nuovo in branda in caserma. I miei successi con l'Inter? Il premio come miglior portiere del mondo. L'ho preso tre volte. Poi uno scudetto, due coppe Uefa, 58 partite in Nazionale".

"Moggi provò a portarmi al Napoli, ma non se ne fece niente - aggiunge -. Io al Milan? Non credo che sarebbe stato possibile. Come pensare Maldini all'Inter. I grandi campioni vengono stimati anche perché rappresentano una squadra. Baresi, Totti, Del Piero. L'unico grande che ha cambiato molte squadre è stato Baggio, ma lui rappresentava l'Italia". 

"Quando entro a San Siro trovo ancora entusiasmo. Io nasco interista, faccio tutta la trafila. Più anni fai in una squadra, più entri nella leggenda - conclude -. Tornare all'Inter? Magari... Ma ci sono cose nella vita che sono impossibili. Io volevo fare l'allenatore. Il mio percorso non mi ha portato all'Inter. Ma era il mio obiettivo". 

Sezione: Copertina / Data: Sab 29 novembre 2025 alle 10:45
Autore: Raffaele Caruso
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