"Era il novantesimo, la partita era vinta. Ma c’era un pallone a mezz’aria. Io sono Nicola Berti, non potevo lasciarlo andare". Comincia con queste parole la lunga lettera - pubblicata su Inter.it - che l'ex centrocampista nerazzurro scrive all'Inter e a tutti gli interisti, ricordando il periodo del primo grave infortunio in carriera: "L’ho preso di petto. Mi sono messo su un aereo, sono volato negli Stati Uniti, a Vail, in Colorado. Il dottor Steadman mi ha accolto nella sua clinica costruita direttamente sulle piste da sci. Non ho avuto nemmeno il tempo di pensare, dopo 4 mesi e mezzo già correvo. Io l’infortunio me lo sono mangiato".

"Avevo lasciato l’Inter l’8 settembre 1993 da prima in classifica, l’ho ritrovata – mai successo prima – in lotta per la salvezza. Chiedete ancora adesso a Gianpiero Marini, cosa ne pensa, del mio ritorno. Sì, sono stato decisivo. Rientro con il Lecce, aprile, sempre l’8, e segno il 4-1, in tuffo, di testa: l’Inter non vinceva da una vita. Avevo le gambe un po’ imballate e infatti salto l’andata della semifinale di Coppa Uefa contro il Cagliari: perdiamo 3-2. Al ritorno gioco, a San Siro. Domino: procuro il rigore del vantaggio, segno il 2-0, vinciamo 3-0 e voliamo in finale. Tutto nonostante la marcatura a uomo, asfissiante, di Marco Sanna. Berti era tornato. Sì, ero tornato e con me era tornata l’Inter. Fa specie dirlo, ma ci siamo salvati (anche grazie a un altro mio gol, contro la Roma). Pensate la genialità: Mai stati in B, grazie a Nicola Berti!" aggiunge Berti, ricordando un'altra tappa importante della sua carriera professionale. "A Vienna, finale di Coppa Uefa, Sosa batte veloce. Indossavo il 9, quel giorno. Controllo un po’ goffo, girata perfetta. 0-1 e tutti a casa, in attesa dell’apoteosi a San Siro qualche giorno dopo" prosegue Berti nella lunga lettera, tornando inevitabilmente anche sullo Scudetto del 1989, "vinto nelle prime giornate. Alla quarta 2-0 a San Siro contro la Roma: segno il gol del vantaggio. Alla quinta arriva la Samp di Vialli e Mancini. Andate a rivedervi il gol: volo, letteralmente, supero Matthäus che corre e va a concludere, mi fiondo sulla respinta di Pagliuca e segno. 1-0. Due vittorie pesantissime, il segnale che quella squadra era la più forte, da record".

In chiusura di lettera, Berti si dice ancora molto legato ai tifosi nerazzurri, tanto che "ancora oggi per strada, ovunque, sento l’affetto, cammino tra l’entusiasmo che non finisce mai degli interisti che sanno che ho corso per loro, che per loro mi sono fatto male e mi sono rialzato. Che ho vinto per loro, ho vinto per noi, interisti".

Sezione: Copertina / Data: Lun 30 marzo 2020 alle 16:10 / Fonte: Inter.it
Autore: Stefano Bertocchi / Twitter: @stebertz8
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