"Facciamo una premessa: quest'anno sta facendo una stagione straordinaria, ma anche nei quattro anni precedenti ha sempre fatto bene: era in nazionale, faceva tanti gol… già prima aveva dimostrato grandi qualità. Quest'anno la cosa che risalta maggiormente è che gioca tante partite per 90 minuti. Negli anni scorsi faceva un po' più fatica, quindi secondo me anche anche la gestione di Cristian Chivu è molto buona". Inizia cosi la lunga chiacchierata di Beppe Bergomi con la Gazzetta dello Sport dove l'ex difensore si è dilettato a rispondere ampiamente su Federico Dimarco.

In che modo? 
"Faccio un esempio: in Coppa Italia con il Torino non lo convoca neanche, lo lascia a casa. Questo perché? Ti fa capire che status raggiunto questo ragazzo: l'allenatore lo considera uno dei giocatori più importanti e lo fa riposare in determinate partite. Quindi questo gli permette di rifiatare e quando Federico rifiata, sta bene ed è in condizione, allora determina le partite".

L’anno scorso si diceva che Dimarco non potesse giocare tutti i 90 minuti. Quest’anno ci riesce. Cosa è successo? 
"Sì, l’anno scorso sono arrivati stanchi, hanno dovuto giocare tante partite di altissimo livello. Poi non so se c'era anche una problematica tra allenatore e giocatore, si parla sempre tanto anche della preparazione atletica che è fondamentale, però l'intenzione è arrivata in fondo su tutto, ci sta anche che nel finale si perda qualcosa a livello fisico. La cosa importante in queste situazioni è mantenere un certo tipo di livello per tutta la stagione, che non è semplice. Però quello che noto è che sta bene fisicamente, che mentalmente è a posto. Lo vedo bello sereno e ha mantenuto quel piede che ha…".

Inzaghi avrebbe potuto fare meglio nella gestione di questo giocatore? 
"Non ho nulla contro la gestione di Inzaghi. Simone l'ha fatto sbocciare, gli ha fatto fare delle stagioni incredibili. Può essere una preparazione diversa... Può essere anche che mentalmente gli sia stato utile il mese off per ripartire in una determinata maniera. E poi perché c'è sempre uno spirito di rivalsa, di rivincita nel fare determinate cose". 

Cioè? 
"Hai giocato comunque da protagonista un anno in cui sei arrivato a vicino a vincere tutto e invece non ha vinto niente. Quindi c'è la voglia di ripartire. Questo gli fa maggiormente onore, perché tante volte dopo un anno così è difficile rimettersi in gioco, ripetersi e anzi migliorarsi". 

Qual è la qualità che la colpisce di più di Dimarco? 
"Il fatto che sia in una difesa a 4 che in una difesa a 3 aumenti la sua qualità indiscutibilmente. Ma il suo è senza dubbio fare il quinto". 

Secondo lei dunque può essere considerato uno degli esterni più forti al mondo? Tra i più forti della storia dell’Inter?
"Per me la grandezza di un giocatore la dà la continuità. Perché parliamo sempre di Messi e Ronaldo? Perché per vent'anni sono stati al top assoluto. Il valore di Dimarco dunque lo giudicheremo fino in fondo solo a fine carriera. Sicuramente ad oggi si può dire che per capacità, per come fa cross, per come calcia in porta e per come fa assist, è uno dei più grandi al mondo". 

Quindi, è meglio il sinistro di Dimarco o quello di Chivu? 
"Meglio quello di Dimarco, assolutamente. Cristian Chivu era più difensore".

Sezione: Copertina / Data: Dom 01 marzo 2026 alle 12:52
Autore: Egle Patanè / Twitter: @eglevicious23
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