L’Internazionale conquista l’Indonesia scoprendo una nuova faccia del pianeta calcio. E non è la prima volta. La società nerazzurra tenendo fede al proprio nome non si è mai posta confini. In Asia c’era già stata, non solo per le partite di Supercoppa italiana con Lazio e Milan a Pechino. Sabato 10 giugno 1978, a due giorni dalla vittoria della Coppa Italia contro il Napoli, in pieno periodo dei mondiali in Argentina, due anni dopo la scomparsa di Mao Tse-tung, prima squadra italiana, vola nella Repubblica Popolare Cinese. Mazzola e Beltrami sono i dirigenti che aprono i contatti diplomatici, il presidente Fraizzoli abbraccia con entusiasmo la missione. Un vero e proprio viaggio-studio, senza ingaggio, per aprire nuove frontiere calcistiche, scambiare esperienze sulla preparazione atletica, sulla tattica e sulle nozioni mediche. Il programma prevede quattro amichevoli, a Pechino, Hangchow, Canton, una conferenza con gli allenatori cinesi e il trasferimento finale a Hong Kong. La comitiva nerazzurra composta da 17 giocatori e i dirigenti - Oriali il più teso per il volo, il tecnico Bersellini e la moglie fanno con scaramanzia il testamento - s’imbarca su un Boeing 707 della compagnia aerea nazionale pakistana (l’unico paese ad avere il permesso di sorvolo in Cina) dalla Malpensa. Ventinove ore dopo, scali ad Atene, Damasco e Rawalpindi, l’Inter (stravolta) sbarca a Pechino accolta dalla delegazione ufficiale – altrochè tifosi…- con una breve cerimonia. Nessuno conosce il risultato dell’Italia che affrontava l’Argentina ai Mondiali, nemmeno i giornalisti al seguito, tanto che si vocifera di una sconfitta su autorete di Maldera. Niente tv, radio, internet non ancora inventato: sono i funzionari dell’ambasciata italiana a comunicare la vittoria con gol di Bettega. Alla sera locale del 12 prima partita contro la Nazionale cinese, esordio di Beccalossi appena acquistato dal Brescia per un miliardo e mezzo, e ritorno in campo per un tempo a un anno dal ritiro di Mazzola. Davanti a 80.000 spettatori (200 lire il biglietto) divisi in vari settori (militari, studenti, contadini, operai) si suonano gli inni nazionali, si scambiano i gagliardetti e si gioca. Pubblico ordinato, qualche donna fa addirittura la maglia in tribuna, che sussurra, fischia poco e applaude i gesti tecnici. Arriva un pareggio con gol di Wang Chang Tai e Scanziani. Il caldo soffocante, lo shopping fino a poche ore prima del match, portano il 14 giugno alla prima sconfitta (0-1) contro la Rappresentativa di Pechino. Dice Canuti: “meno male che nel primo tempo abbiamo giocato sotto la pioggia altrimenti saremmo crollati prima”, aggiunge Oriali: “sono già bravini, sono sempre in movimento anche se tendono ad andare tutti sulla palla”.
In Cina in quell’anno ’78 erano il ping-pong e il basket gli sport più seguiti, il calcio – praticato da 3 milioni di sportivi - aveva i campionati regionali con fase finale nella capitale. Non esisteva il professionismo: durante le soste invernali per la neve all’interno, estive per il caldo soffocante sulla costa, i giocatori tornavano alle proprie attività. Poco lo spazio dedicato da stampa e tv agli sport, in un paese ancora chiuso al mondo dove il turismo era agli inizi (60.000 presenze l’anno).
Ad Hangchow, il 16, l’Inter disputa la terza amichevole. Il bis con la nazionale cinese davanti a 30.000 spettatori porta un altro pareggio, autorete di Cozzi e primo gol nerazzurro di Beccalossi, tra proteste nerazzurre per fuorigioco non fischiati e qualche pestone di troppo. Stralci di cronaca: “…l’elemento più seguito, Beccalossi, ha segnato un bel gol di testa. Il rendimento è stato così così. Il giocatore non ha ancora il cambio di marcia. Ha bisogno della cura Bersellini che lo rimetterà a nuovo tirandogli via il grasso superfluo. Aspettiamo agosto…”. A Canton, tra voci lontane di calciomercato (nerazzurri a caccia Pasinato dell’Ascoli) e date fissate del ritiro per il campionato 1978/79 (“niente vacanze più lunghe perché salteremo l’eliminatoria di Coppa Italia – dice il sergente di ferro Bersellini – la preparazione è importantissima e deve durare 40 giorni), si gioca la quarta partita.
La Rappresentativa locale è battuta 3-1 con un’autorete, un gol di Altobelli e Pavone. Anche nel sud della Cina l’Inter attira la folla: 50.000 spettatori, tutti allo stadio in bicicletta, con cappello di paglia e ventaglio per combattere i 38 gradi. Il 22 giugno l’Inter si trasferisce a Hong Kong, gite nella metropoli, acquisti (i giocatori hanno ricevuto 500 dollari a testa per la trasferta) e tanta tv in albergo per vedere finalmente – in differita - le partite del Mondiale. Venerdì 23 giugno il decollo per Nuova Delhi, Teheran, Istanbul, Roma, Milano…Qualche disguido all’aeroporto romano dove il vicepresidente nerazzurro Angelo Corridori è bloccato dalla polizia per un caso di omonimia con un ricercato. L’intervento dell’avvocato Prisco sbroglia la matassa e chiude la vicenda in mezz’ora con tanto di scuse a Corridori, gentleman di vecchio stampo. L’Inter “cinese” è tornata a casa.
“E’ gente seria, affidabile, attenta, decisa a imparare e farsi largo. Ancora pochi anni e saranno all’avanguardia” è il commento di mister Bersellini. Il mondo dell’economia si sarebbe accorto un decennio dopo della Cina; quello dello sport con l’Olimpiade di Pechino 2008. Oggi l’Inter vanta milioni di tifosi cinesi, numeri importanti anche grazie a quella tournée del ’78. In Indonesia ci sono quaranta milioni di appassionati che seguono il calcio e questi viaggi - a stagione conclusa per tutelare la preparazione estiva- portano nuovi tifosi e mercati.
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