A poche ore dal calcio di inizio della sfida tra Turchia e Italia la Gazzetta dello Sport ha raccolto il parere dell'ex allenatore di Milan e Fiorentina Fatih Terim, che non esita a definire "mportantissima" la gara di questa sera a Bursa "perché l’Italia e la Turchia hanno bisogno di una vittoria. Sappiamo quanto sia difficile il periodo che sta attraversando la vostra Nazionale, ma questa è una buona opportunità anche per la Turchia per ripartire dopo il Mondiale».

Senza Calhanoglu e Yildiz per voi non sarà facile.

"La loro assenza si farà sentire perché entrambi hanno qualità. Nella Turchia però ci sono anche un talento straordinario come Arda Güler e Can Uzun, un giocatore molto promettente. Partite così sono opportunità per assumersi delle responsabilità».

Dopo l’eliminazione al primo turno del Mondiale, che Turchia vedremo?

"Ho sempre creduto nel nostro potenziale perché questo Paese ha una cultura calcistica e un bacino di talenti in grado di produrre giocatori di altissimo livello. Per ottenere risultati però servono costanza, disciplina e la giusta mentalità. I grandi tornei come la Coppa del Mondo mostrano i punti di forza e di debolezza, ma anche le aree in cui è necessario migliorare. L’importante è imparare la lezione".

Si aspettava un’Italia fuori da tre Mondiali di fila?

"Francamente no perché l’Italia ha vinto tanto e ha lasciato il segno nella storia del calcio. Anche una sola vostra assenza era stata una grande delusione; tre consecutive richiedono una riflessione molto seria. In questi anni l’Italia ha vinto Euro 21, l’Atalanta ha conquistato l’Europa League e la Roma la Conference League. In più la Fiorentina ha giocato la finale di Conference, il Napoli ha creato una vera e propria scuola di pensiero calcistico e l’Inter è arrivata due volte in finale di Champions. Il potenziale del vostro movimento, dunque, è ancora molto grande. Ciò premesso, bisogna considerare tante cose: lo sviluppo dei vivai, le opportunità offerte ai giovani, le politiche di mercato dei club... L’Italia dal punto di vista tattico ha sempre rappresentato una scuola fondamentale, ma il calcio è in continua evoluzione e oggi non si può sopravvivere solo grazie alla tattica, all’organizzazione difensiva o ai successi passati. Vanno sviluppati tutti gli aspetti. Avete bisogno di tempo e di un piano adeguato per la ricostruzione. Perché non si tratta solo di qualificarsi per i Mondiali, ma di far sì che il calcio italiano ritrovi la sua identità e la sua competitività".

Mancini è l’uomo giusto per ripartire?

"È un tecnico importantissimo e non possiamo dimenticare che ha guidato l’Italia alla conquista dell’Europeo. Il calcio è espresso da quell’Italia, la fiducia in sé stessi dei giocatori e la striscia di imbattibilità ottenuta sono stati davvero notevoli. Certo, il suo ritorno non basta per risolvere tutti i problemi. Ha una grande responsabilità davanti a sé, ma anche l’esperienza necessaria per far bene".

Chi sono gli azzurri che le piacciono di più?

"Donnarumma è un campione e un’icona. Mi piacciono anche Calafiori, un terzino sinistro su cui puoi contare molto in fase di costruzione del gioco, due centrocampisti come Barella e Tonali, Dimarco, uno dei migliori nel ruolo di esterno sinistro, e il giovane talento Pio Esposito".

Sezione: Rassegna / Data: Lun 28 settembre 2026 alle 08:10
Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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Christian Liotta
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Giornalista dal 2011, segue l'Inter come a suo tempo Peppino Prisco servì l'Inter e quando può gira l'Italia per lei. Da anni è la voce (scritta) delle partite della squadra nerazzurra.