Oggi è il giorno di Inter-Roma, un test che sa di A, anche se siamo soltanto ai primi di agosto. Intanto, la Gazzetta dello Sport analizza il modus operandi di Erick Thohir, l'uomo che sta provando a rilanciare il club ai vertici del calcio italiano e non solo. "Uomo furbo, anche quando porta la risposta dove vuole lui se la domanda è scomoda, ET ha tre credo: lavoro, lealtà, puntualità. Tanto dà, ma tanto pretende. Se non vede risultati, ti lascia a casa, essendo figlio di studi e pragmatismo americani. Ci mette l’anima, e basta l’esempio del suo blitz a Lisbona a fine maggio per una riunione Uefa, salvo perdersi la finale di Champions del giorno dopo per andare a Londra a perfezionare il finanziamento dell’Inter e poi a Milano per il Cda del club. Però vuole che facciano altrettanto i suoi uomini, alcuni dei quali strappati da vacanze e famiglia per volare a Washington al super vertice di lunedì.

Durante il quale ha chiesto a tutti trasparenza, ma anche la massima riservatezza verso l’esterno". Insomma, si scherza ma non troppo. L'obiettivo va centrato: "Il confronto con Real e Manchester è andato bene sul campo, ma ha anche confermato l’abisso che ancora separa l’Inter (e le italiane tutte) dai top club europei in termini di appeal, marketing e merchandising a livello planetario. Inutile girarci intorno, gli stadi di Berkeley e Washington erano esauriti grazie ai fan di Cristiano Ronaldo e Rooney. Tanto che oggi il Sun Field Stadium viene annunciato con ampi vuoti. Quando nel 2010 aveva le stelle e aveva vinto tutto, l’Inter non aveva saputo cavalcare il momento per sviluppare il marchio. Ora serve pazienza, ma almeno ci si prova con ogni mezzo". 

Sezione: Rassegna / Data: Sab 02 agosto 2014 alle 09:24 / Fonte: Gazzetta dello Sport
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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