Dopo l'intervista esclusiva rilasciata a FcInterNews (rileggi qui), Mircea Lucescu parla anche ai colelghi della Gazzetta dello Sport per la rubrica Extra Time. Ecco alcuni stralci più significativi della lunga chiacchierata del tecnico dello Shakhtar Donetsk.

A livello internazionale l’Italia arranca: dove ci siamo fermati?
«Innanzitutto, avete snobbato un po’ l'Europa. Per esempio, quando ho visto il Napoli che ha giocato in casa del Dnipro con le riserve ho detto: "Impossibile". Puoi cambiarne un paio ma non mezza squadra, così dai l’impressione che non ti interessa. L’Europa ti guarda, qui spesso sbagliate. I mezzi per risalire ci sono. Però vincere e piazzarsi bene non dev’essere un traguardo, ma una tappa per l’Europa». 

Esempi da seguire?
«La Juventus: stadio di proprietà, serietà, atleti educati secondo lo spirito del club. Non gente che viene così, per un anno o due: li prendono giovani, crescono con la squadra, le danno tutto. Anche l’Inter ha preso questa via. Il Milan invece è rimasto col suo modo di pensare: li prende a fine contratto, di nome, pensa molto all’immagine e poco a costruire. Come fai a costruire con gente di 34-35 anni? Non saranno mai parte della tua anima».

lei sorprende: cambia spesso ruolo ai giocatori, per esempio...
«Se uno sta bene e capisce i principi che la squadra applica, può giocare ovunque. L’importante è che faccia quello che serve, perciò li alleno tutti in varie situazioni. Ha presente Mkhitaryan? Qualche gara fa l’ho messo terzino sinistro. Con i giovani poi serve pazienza. All’Inter arretrai Pirlo, contro la Juve tentò un dribbling in più nel nuovo ruolo, Inzaghi gli tolse palla e andò in porta. E io la partita dopo lo riproposi lì».

Sezione: News / Data: Mar 27 novembre 2012 alle 12:44 / Fonte: Gazzetta dello Sport
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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