In un lungo articolo proposto sulla versione online de La Gazzetta dello Sport, Andrea Elefante ripercorre la rinascita dell'Inter sotto il segno di Leonardo, sottolineando come siano improvvisamente spariti gli infortuni, ma non solo. Ecco l'intero pezzo tratto da Gazzetta.it.
In attesa di provare a scalare un altro gradino della rimonta mercoledì sera, quando l’Inter può portarsi a meno 6 dal Milan, la domanda sorge spontanea: ma come mai adesso i nerazzurri corrono e non si fanno più male ad ogni partita? Improvvisamente non sono più vecchi e spremuti, per tenere quel ritmo? Da un giorno all’altro non hanno più i muscoli logori, provati, per giocare ogni tre giorni e non infortunarsi? Dice: per forza, giocavano contro Benitez. Premessa: risulta difficile non solo il pensare di farlo, ma anche proprio il procurarsi uno stiramento apposta per far dispetto all’allenatore. Piuttosto, non è che i nerazzurri prima non correvano per scelta: provavano a farlo, ma tranne rare eccezioni correvano male. Era questione di gambe "piene", pesanti, prima che di testa.
Quanto pesa la testa — Poi la testa conta, per carità. Leonardo ha lavorato molto sull’aspetto psicologico, motivazionale, sul coinvolgimento di tutti, sull’importanza di allenarsi, e poi giocare, divertendosi. Impatto importante anzitutto per due aspetti: predisposizione positiva al nuovo tipo di lavoro e — dunque — accorciamento dei tempi necessari per vedere i frutti del medesimo. Neanche le previsioni più ottimistiche in casa nerazzurra li avevano stimati così brevi e avevano messo in conto un abbassamento così improvviso del numero di infortuni, pur restando alto il livello d’attenzione. E oggi forse è un po’ più difficile — come aveva fatto Benitez — definire "ignoranti" tutti quelli che collegavano infortuni e cattiva condizione della squadra con la preparazione del tecnico spagnolo e dei suoi collaboratori.
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A tutta intensità — Cos’è cambiato con Leonardo e il nuovo preparatore Rapetti per consentire all’Inter di avere in così poco tempo una condizione ben più brillante? Si è lavorato molto di più sulla velocità e la rapidità, sul miglioramento dell’aspetto anaerobico. Come? Grande prevalenza di allenamenti con la palla, però molto più simili a quelli dei due anni con Mourinho per l’intermittenza fra fase aerobica e anaerobica: dunque spazi più ristretti e meno giocatori impiegati nelle esercitazioni, che prevedono tempi di recupero molto più brevi. In due parole: intensità altissima. E i dati biometrici non hanno mentito: già nella prima partita, quella con il Napoli, e tanto più nel primo tempo di sabato con il Bologna, i valori appunto dell’intensità sono stati straordinari. La buona notizia per Leonardo è che la squadra, e in particolare alcuni giocatori (Milito, che è ancora al 70%, Stankovic, Chivu, Cordoba), a livello di condizione ha ancora ampi margini di miglioramento.
Il dialogo con gli staff — E cosa è cambiato per interrompere in maniera così drastica la catena di infortuni che avevano condizionato così tanto l’Inter e costretto lo staff medico ad un superlavoro di recupero, in tempi molto brevi? Anzitutto Leonardo si è fidato, dunque ha accettato di ascoltare e dialogare in un regime di collaborazione reciproca, della struttura che l’Inter gli ha messo a disposizione. Così, ha potuto contare su una raccolta dei dati del background infortunistico di ogni giocatore (relativa agli ultimi dieci anni), con annesso protocollo di prevenzione per gli infortuni avuti in questo lasso di tempo.
Il lavoro di prevenzione — Avendo deciso anche di utilizzarla, la modulazione dei carichi di lavoro ora viene decisa in sintonia con lo staff medico e con il preparatore. E’ la prevenzione individualizzata di cui Leonardo ha parlato sin dal primo giorno, a cui va aggiunto il cambiamento totale della metodica dei recuperi post partita: rigenerazione in acqua con lavoro aerobico misto e ginnastica vascolare con alternanza di caldo e freddo, oltre al consueto lavoro di fisioterapia. Pare che la squadra sia entusiasta anche di questo.
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