È tornato Lautaro, è tornata l'Inter. Un'ironia della sorte che fa del risultato di ieri di San Siro il perfetto titolo per una gara pasquale che sa davvero di risurrezione e altresì attraversa tutti e tre gli elementi del mistero della fede cristiana con una leggera variazione. Passione prima, resurrezione dopo sconfiggono di fatto la morte sul prato di un Meazza tracotante d'amore che non lascia spazio a bad vibes e strappa un sorriso persino allo stremato Alessandro Bastoni che si prende l'ovazione di 76mila nerazzurri che coccolano il difensore nerazzurro in un lungo abbraccio che trova il suo culmine nel momento dell'uscita dal campo e continua anche dopo. "Natale con i tuoi, Capodanno con chi vuoi" si dice, ma mai come quest'anno gli interisti necessitavano di un ritorno a casa curativo, finendo col trascorrere anche la Pasqua in famiglia. E che famiglia! Quello che rimane difatti della gara di ieri sera tra Inter e Roma è prima di tutto, persino ancora prima dei tre punti, il ritratto di un gruppo squadra composto non da compagni ma da fratelli, uniti da molto più di semplici novanta minuti all'insegna di coesione e coerenza tattica.
Lo dice l'abbraccio di Lautaro a Thuram dopo il gol dell'1-0, l'esplosione alla sassata di Calha, l'esultanza al gol del Tikus, l'abbraccio infinito e le lacrime al gol di Barella... Lo dicono i gesti, gli abbracci, gli sguardi, le pacche sulle spalle e i sorrisi, quelli veri e sinceri che sgorgano dalle espressioni dei ragazzi di Chivu gol dopo gol, esultanza dopo esultanza, minuto dopo minuto, man mano che le cose si mettevano sempre meglio fino a togliere dalle spalle della capolista un peso che non ha esclusivamente a che vedere con una classifica che non sembra permettere speculazioni, quantomeno per oggi, e che regala finalmente quel pizzico di serenità che mancava dalle parti della Milano nerazzurra da qualche settimana. Serenità che, guarda caso, torna con il ritorno dell'argentino più amato della città (dopo i suoi due grandi mentori Javier e Diego) che a referto mette una doppietta, il terzo posto in solitaria nella classifica marcatori all times della storia nerazzurra e la diagnosi di Lautaro-dipendenza di un'Inter che non può più nascondersi nella sua neurodivergenza: no L-DOPA, no dopamina. In altre parole, no Lautaro, no party. E a mo' d'integratore di Mucuna Pruriens, il capitano torna e rimette le cose, se non immediatamente a posto, di sicuro in chiaro. Quarantacinque giorni di sofferenza, volti e sopracciglia crucciati, conti alla rovescia e tanti tanti allenamenti e terapie tra palestre e campetti mentre i compagni andavano incontro ad un periodo di down valso l'addio alla Champions e una frenata in campionato che aveva fatto banchettare avversari, detrattori ed haters tutti allo stesso ricevimento finalmente mandati in archivio: il cap è tornato e con lui anche motivazione, grinta, concentrazione e risultato. Lautaro ci mette un minuto esatto a sbloccare una gara che come a Firenze sorride subito alla squadra di Chivu che a un certo punto cala d'intensità e il baricentro, prende gol, sempre allo stesso modo peraltro, e poi fatica. Fatica, s'innervosisce, rischia di fare qualche danno ma resta in piedi grazie ad un Sommer in versione felina e a un onnipresente Lautaro Martinez che come al solito attacca, aiuta i compagni, si sbatte e pure difende, assistendo il portiere svizzero nell'evitare il primo gol della Roma deviando un velenosissimo tentativo di Malen. Con Lauti tornano anche gli altri e la resurrezione dell'Inter passa da quella dei singoli: ed è Tikus show.
La doppietta di Lautaro arriva su due assist di Thuram. Rientrato dagli impegni con la Francia che gli hanno regalato la gioia del gol ritrovato e dell'assist, un'iniezione di fiducia che ha reso a Cristian Chivu un Marcus rivitalizzato. Freschezza, quella freschezza tipica del francese che non si vedeva da un pezzo e diventa fuoco ardente con il ritrovato gemello accanto: "Anche Pio e Bonny sono eccezionali, ma è vero, ho un legame speciale con Lauti. Giochiamo insieme da tre anni e giocare con lui è come essere a casa", ha detto il 9 nerazzurro a DAZN a fine partita dopo essere stato premiato MVP di serata con quel sorrisone che non mostrava da un po'. Se di festa nerazzurra si può parlare lo si deve però ad Hakan Calhanoglu: è difatti il turco a togliere le castagne dal fuoco in un momento di difficoltà per i padroni di casa che si erano fatti raggiungere dal gol di Mancini. Il difensore giallorosso, sempre ispirato contro l'Inter, a inizio gara aveva abbracciato il compagno di reparto in azzurro Bastoni e dopo la brutta notte di Zenica ha trovato una momentanea e fugace gioia con un gol che aveva fatto sperare la squadra di Gasperini, in partita fino ai cinque minuti dopo la rete del suo capitano. Se il 23 degli ospiti pareggia il match al 40esimo, al secondo di recupero del primo tempo, Calhanoglu fa partire un siluro dalla distanza che non lascia scampo a Svilar e fa letteralmente esplodere il Meazza, sulle prime impietrito per l'incredulità.
Nel secondo tempo il copione cambia e la gara diventa l'esecuzione di uno spartito monocolore: la Roma sparisce, salvo segnare il gol del 5-2 con Pellegrini che risulta indolore per l'Inter che fa praticamente ciò che vuole e trova difatti altre tre reti. Come nel primo tempo, Lautaro apre le marcature anche nel secondo: fa 3-1 al 52esimo prima di andare ad esultare tre minuti dopo per la capocciata che fa sbloccare e sbocciare il Tikus che finalmente torna a trovare la porta anche con la maglia della Beneamata e alla vecchia maniera fa un 4-1 che undici minuti dopo Barella trasforma in manita interista. Al 63esimo con un'azione di pura prepotenza, il centrocampista sardo si lancia in avanti con tutta la grinta che ha dentro e arriva su una seconda palla che non lascia ancora modo a Svilar di intervenire ed è tripudio interista: tutti addosso a Nicolò, Chivu compreso. L'arcigno giocatore dalle 'glaciali' dichiarazioni nei brutti momenti si scioglie: fa gol, si emoziona e poi va ad abbracciare suo fratello di gioie e dolori, Alessandro Bastoni. Perché a Natale o Pasqua che sia, l'Inter è famiglia e coesione non solo tattica. L'Inter è famiglia in passione, morte e soprattutto resurrezione.
Autore: Egle Patanè / Twitter: @eglevicious23
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