"Bisogna mettere al sicuro lo scudetto già dalla Roma", avvisa Jürgen Klinsmann, intervistato dalla Gazzetta dello Sport all’alba della sfida tra l’Inter e la squadra di Gasperini. Ma la chiacchierata dell’ex nerazzurro parte dall’infausto argomento del momento: l’Italia fuori dal Mondiale, come fanno i nerazzurri italiani a lasciarsi tutto dietro? "Vadano avanti pensando al loro grande club e sapendo che non è giusto che siano loro i più criticati" è il messaggio del tedesco, che poi aggiunge: "Troppo semplice così. Certo, è vero che questa Nazionale aveva una forte base di interisti, ma quando le cose non funzionano bisogna guardare il gruppo nel complesso. Di certo, in questa generazione mancano dei veri leader, figure come era Chiellini solo qualche anno fa. Potevano essere Barella e Bastoni, ma non lo sono stati. È un problema molto più grande dell’Inter: i leader non nascono per caso, sono il prodotto di un ambiente. Se l’ambiente non li favorisce, è difficile che emergano".

Bastoni vive il momento più difficile della carriera, dopo il caso Kalulu si è aggiunto il rosso in Bosnia: può uscirne solo lasciando l’Italia? 
"Il contrario, io spero che si salvi in Italia, e quindi nell’Inter. È normale attraversare momenti difficili, anche difficilissimi, soprattutto quando si è esposti a un livello così alto. Se riuscirà a superare questo periodo senza scappare e continuando a metterci la faccia qua, diventerà un giocatore ancora più forte. Può diventare un punto di svolta. Serve, però, anche equilibrio da parte dell’ambiente italiano. Criticare va bene, ma distruggere no. Offese, attacchi personali, negatività: non aiutano nessuno".

Più in generale, come spiega il rallentamento in campionato dell'Inter prima della sosta? 
"È una situazione molto comune a chi è in fuga. Quando sei vicino al traguardo, può subentrare la paura. Soprattutto se poi in alcuni giocatori c’è il ricordo della delusione dell’anno passato. Serve solo semplicità: giocare facile, restare tranquilli, non complicarsi la vita. Amo il pensiero positivo, se giochi con paura, diventa un limite. Per questo con la Roma è quasi la gara dell’anno".

Ci spieghi meglio. 
"È semplicemente fondamentale perché può spezzare questo strano ciclo negativo o, al contrario, alimentarlo. Vincere significa liberarsi mentalmente, ritrovare fiducia ed energia. Il problema è che incrocia una Roma tosta. La Pasqua a San Siro è interessante".

Qual è il compito di Chivu in un momento così? 
"È uno di quei momenti in cui l’allenatore cambia mestiere e diventa in tutto e per tutto uno psicologo. Deve gestire le emozioni e creare un ambiente positivo. Il rientro di Lautaro aiuta, anzi è decisivo, ma non basta da solo se tutti non cambiano atteggiamento e contribuiscono a creare energia. Quando allenavo la Germania, parlavo con tutti ogni giorno. Chi non aveva un atteggiamento positivo, con noi non poteva stare".

Ha citato Lautaro, ma rientra anche Pio dopo il rigore sbagliato: lo avrebbe fatto battere per primo? 
"No, e oggi penso che non lo rifarebbe neanche Gattuso: è stato uno sbaglio di valutazione, può capitare. Ma vale anche per Pio quanto detto per gli altri: questo momento può trasformarsi in un’opportunità. L’Italia ha un potenziale grande e proprio Esposito lo certifica. Con una giusta consapevolezza, si rialzerà Pio, si rialzerà Bastoni, si rialzerà l’Italia".

Di Inter-Roma, invece, che ricordi ha? 
"È una delle mie partite preferite, un incontro speciale. Ricordo la finale di Coppa Uefa del 1991: erano sfide dure, ma bellissime".

Sezione: Copertina / Data: Dom 05 aprile 2026 alle 09:00
Autore: Egle Patanè / Twitter: @eglevicious23
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