"Natale con i tuoi... Pasqua pure". Il famoso proverbio non è stato rivisitato casualmente in occasione di Inter-Roma, la partita prima della quale capitan Lautaro Martinez, al ritorno dopo un mese e mezzo ai box per infortunio, ha chiamato a raccolta compagni e tifosi per uscire insieme dal momento negativo, coinciso non a caso con la sua assenza prolungata. A proposito di argentini che recuperano, Gian Piero Gasperini, l'ex mai amato da queste parti, ritrova Matias Soulé, frenato nelle scorse settimane dalla pubalgia, e lo lancia subito dal 1'. Tutto come da copione a livello di formazioni, insomma, esattamente come da indicazioni della vigilia, lunga e dolorosa per gli italiani che hanno assistito impotenti alla terza mancata qualificazione di fila della Nazionale a un Mondiale. Ma quella è un'altra storia, da mettere in standby non tanto per la festività di Pasqua quanto perché il calendario impone forzatamente di pensare al campionato che da ieri ha imboccato il rettilineo finale. Per lo scudetto sono 24 ore intense: stasera Inter-Roma, spesso snodo nelle corse al titolo degli ultimi anni, domani Napoli-Milan per riscrivere una nuova classifica.
Basta un minuto ai nerazzurri per cambiare il risultato: Manuel Akanji innesca Marcus Thuram che si defila sulla destra, salta Evan Ndicka e offre per la zampata di Lautaro, che in area fulmina Mile Svilar dopo aver fatto perdere le sue tracce a Zeki Celik. Sono le 20.46 e la ThuLa torna a risplendere nel cielo di Milano. San Siro è una bolgia e si infiamma ancora di più sul tiro potente ma centrale di Hakan Calhanoglu su cui Svilar mette i pugni prima di raccogliere il retropassaggio di Alessandro Bastoni, che ritrova finalmente l'applauso dei suoi tifosi. La Roma nei primi minuti ha la bussola rotta per colpa dei riferimenti che saltano: nella tattica dell'uno contro uno a tutto campo, a un certo punto, Mario Hermoso pascola nella trequarti nerazzurra per andare a pressare Nicolò Barella, innocuo in quella posizione. Un contesto scomodo che fa correre un altro pericolo agli ospiti, quando il cronometro indica il minuto 12: Lautaro scatta sul filo del fuorigioco e calcia col mancino sul primo palo, trovando i guantoni di Svilar. Piano piano, complice anche un'Inter che abbassa il baricentro, la Roma prende campo e si fa più minacciosa. Devyne Rensch non riesce a chiudere l'azione sul secondo palo, scoperto, poi sugli sviluppi di un corner Donyell Malen si presenta alla partita con un colpo di testa schiacciato a terra che a momenti beffa Sommer. Il quale, senza spingere con le gambe, riesce a malapena a smanacciare con la punta delle dita una conclusione decisamente debole. Siamo alla mezzora, ma sembra di essere all'80esimo: squadre lunghe, con scelte poche lucide nei momenti chiave come se la mente fosse oscurata dalla stanchezza. Tanto che, per non perdere l'ennesimo possesso palla in ripartenza, Bastoni fa segno ai suoi di non scappare in avanti. Messaggio recepito: con più pazienza, l'Inter risale la corrente arrivando anche alla conclusione con Piotr Zielinski due volte, pur senza raccogliere dividendi. Le due squadre sembrano due pugili senza guardia che se le danno senza protezione: in questo duello, picchia più forte la Roma che dà un destro al mento agli avversari con l'inserimento in area di Gianluca Mancini perso dai radar della difesa. Dimarco, nell'insolita posizione di terzino destro, fa passare Rensch come se niente fosse, praticamente all'altezza del dischetto del rigore è un difensore a segnare e un attaccante, Thuram, a perdere la marcatura. L'altra faccia della filosofia di Gasp, quella bella. L'1-1, meritato dai giallorossi, dura cinque minuti. Dopo un salvataggio di Akanji su Malen lanciato nell'uno contro uno con Acerbi, Hakan Calhanoglu rianima il suo popolo con un tiro da casa sua che ha un effetto impossibile da leggere per Svilar. E' l'ultima azione del primo tempo, quella che cambia la partita.
SECONDO TEMPO -
Cambio forzato nella Roma all'intervallo: Mancini, autore dell'1-1, alza bandiera bianca, al suo posto c'è Daniele Ghilardi, che al 52' non riesce a mettere una pezza sul piattone di Lautaro che spiazza Svilar al culmine di un'azione promossa e rifinita da Thuram. Doppietta per il Toro, su due assist di Tikus: l'equazione porta al 3-1. Il francese aggiorna le sue statistiche due giri d'orologio più tardi, girando di testa in rete il cross pennellato dalla bandierina di Calhanoglu. Poker interista che apre la girandola di cambi: Bastoni e Lautaro prendono la via della panchina accompagnati dalla standing ovation dello stadio per far posto a Matteo Darmian e Ange-Yoan Bonny. Di là, Rensch sostituisce Kostas Tsimikas. La sostanza non cambia, il risultato sì: Barella trova un corridoio centrale su gentile concessione di Hermoso e Ndicka, poi duetta con Ghilardi che fa da muro e gli permette di spedire la palla in porta. 5-1 che lascia Gasperini senza forze, con le mani sui fianchi ad accettare l'inevitabile disfatta. Chivu attinge ancora dalla panchina: dentro Petar Sucic e Francesco Pio Esposito per Calhanoglu e Thuram. Il croato, al primo pallone toccato, pasticcia e permette a Malen di andare a calciare quantomeno per aggiornare le statistiche. Il tiro si impenna sopra la traversa senza il tocco di Sommer, che qualche secondo dopo viene battuto dal penalty in movimento di Lorenzo Pellegrini. Le marcature sono saltate da un pezzo, i ribaltamenti di fronte non si contano più. Su uno di questi, Esposito liscia clamorosamente la palla del 6-2 offerta da Bonny. L'ultima ovazione la prende Piotr Zielinski, che esce dal campo per Henrikh Mkhitarya, recuperato proprio per la gara dell'ex. L'Inter ha diverse chance per rendere il punteggio tennistico: Dumfries prima spreca con uno scavetto che non appartiene propriamente al suo repertorio tecnico, poi manda a lato di testa nell'azione del corner nato dopo il salvataggio di Svilar sul destro di Esposito. Poco male, la vittoria resta larga per l'Inter che, nel giorno di Pasqua, senza voler peccare nella blasfemia, trova la resurrezione di tutti quei giocatori che erano stati assenti per un motivo o per un altro.
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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