Romelu Lukaku, intervistato in occasione del Festival dello Sport, ha ha risposto alle domande dei giornalisti, parlando anzitutto del prezioso rapporto con la propria famiglia: "Mi viene in mente anzitutto la disciplina e la mentalità che mio padre ha insegnato a me e a Jordan, sono tutte cose che ha mostrato ogni giorno. Ci ha insegnato il rispetto per il prossimo, per le altre persone, un qualcosa che mi è rimasto tutt’ora. Da ex calciatore, poi, il gol contro l’Anderlecht nella Serie A belga è quello che meglio ricordo, conservo ancora il Vhs. Quella rete contro una grande squadra mi è sempre rimasto nel cuore e mi ha ispirato a voler diventare un calciatore. Avevo sei anni quando mio padre smise. A mia madre fu diagnosticato un diabete in quel periodo, i quattro anni successivi furono molto duri: pochi soldi, lavoro duro insieme ai genitori, tutti i sabati a lavorare con mia madre per portare a casa da mangiare. Sono tutte cose che mi sono rimaste in testa, che mi ha dato la forza di voler ripagarla di tutti i sacrifici che ha fatto per me e mio fratello. La A della mia esultanza sta per mia madre, senza di lei non sarei chi sono oggi. Da allora mi sono sempre visto come un calciatore: è sempre stato il mio sogno, non ho mai smesso di pensare ad altro, ho sempre vissuto in funzione di quel sogno. La disciplina che abbiamo ricevuto ci ha permesso di pensare alle cose importanti, andando a coltivare il mio sogno. Siamo stati fortunati ad aver avuto genitori del genere”.
Tra i campioni che ti sono stati d’esempio o di ispirazione ci sono stati Hasselbaink e anche Vialli tra gli altri.
Di Hasselbaink ho nella mente il suo gol con il Chelsea contro il Manchester United: controlla la palla di petto e tira di destro all’incrocio dei pali. Dopo che ho visto quel gol ho pensato “io voglio fare questo”. Di Vialli invece mi ricordo perché a casa avevo la videocassetta della finale del Chelsea contro lo Stoccarda quando Zola ha fatto gol, ricordo ovviamente anche la finale dell’Inter contro la Lazio, quando Ronaldo ha fatto la partita della vita. Si tratta di gare incredibili.
Dalla Premier alla Serie A hai sentito un salto anche a livello di differenze culturali (in riferimento a episodi di razzismo)? Hai sofferto il salto dell’Italia?
“È la prima volta che ho vissuto episodi del genere, devo essere sincero, ma non voglio pensare a certe cose. Da quando sono a Milano ho sentito subito l’amore dei tifosi, della città, fin dalla mia prima rete contro il Lecce lo scorso anno. Questo è un qualcosa di unico, che soltanto in Italia ho trovato. Un qualcosa che mi stimola ancora di più a dare tutto per l’Inter”.
Cosa significa giocare in uno stadio vuoto?
“È davvero brutto, si sente davvero tutto quello che diciamo. La mancanza del tifo dal vivo si sente, mancano quelle energie che fanno la differenza. Avere lo stadio pieno è troppo bello, sono esperienze che ti cambiano la vita. Mi auguro che i tifosi possano rientrare il prima possibile".
Altre passioni oltre al calcio?
Mi piace fare il dj, un po’ di mix a casa, è un qualcosa che mi rilassa. O gioco a calcio o mi alleno o gioco alla playstation con mio figlio, o ascolto la musica che mi rilassa, mi piace passare del tempo in famiglia ed essere il più presente possibile; anche perché quando sono in allenamento sono uno che si arrabbia piuttosto velocemente.
Antonio Conte in quale aspetto ti ha più migliorato? L'Inter è pronta per il salto decisivo?
“Conte mi ha migliorato in tutto. Grazie al mister ho capito chi sono, è la prima cosa che va compresa. Io sapevo che lui e l’Inter erano la scelta migliore, fin dalla prima seduta di allenamento e ho dato il 100% fin dal principio. Vogliamo vincere qualcosa. Inter pronta per la Champions? La stagione passata abbiamo fatto molto bene, ma occorre far parlare il campo, il resto non conta. Il compagno più divertente? Stefano Sensi, Lautaro, Young, Handanovic e Barella sono i più divertenti. Il gruppo è fantastico e unito, stiamo tutti insieme, nessuno rimane solo qui all’Inter. Idoli nella vita? Il mio sogno è sempre stato quello di incontrare Kobe Bryant e Nelson Mandela".
Infine, alla consegna del premio Giacinto Facchetti, in onore dell’omonimo campione dell’Inter e della Nazionale: “È un onore, sono molto contento. Speriamo di rivedere San Siro pieno il prima possibile. Grazie di tutto”.
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Autore: Stefano Carnevale Schianca / Twitter: @SchiancaStefano
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