Dopo l'anticipazione dei giorni scorsi (RILEGGI QUI), Sky Sports Uk pubblica l'intervista completa a Romelu Lukaku. Tanti i temi affrontati dal centravanti dell'Inter, a partire dal momento personale nel suo primo anno a Milano: "Sono contento soprattutto di come stanno andando le cose. Molto bene, devo soltanto continuare a lavorare giorno dopo giorno e spero di vincere altri titoli".
Su Instagram hai postato le foto della tua nuova casa.
"È molto comoda, è utile quando viene mio figlio. Ora ho abbastanza spazio perché possa correre ovunque".
Come ha cantato Ashley Young al suo primo giorno?
"È stato il migliore in questa stagione. Un voto? 9 o 10".
Tu come hai cantato in estate? E chi ha fatto male?
"Io ho fatto molto bene. Godin invece non ha cantato: gliel'abbiamo fatta passare perché è un vincente".
Tu cosa cantasti?
"Ho cantato con Lautaro, in spagnolo: volevo che mi aiutasse".
Quante lingue parli in totale?
"Sette. È sempre stata una cosa abbastanza naturale per me. L'inglese per esempio l'ho imparato grazie al rap".
Hai segnato tantissimo in Premier, sei partito benissimo anche in Italia. Cosa è cambiato rispetto all'ultima stagione?
"Ho dovuto ripensare a tante cose. L'anno scorso è stato molto difficile per me a livello professionale, le cose non andavano bene e io non stavo dando il mio meglio. Ho dovuto cercare in me stesso quello che mancava e sono arrivato alla conclusione che fosse arrivato il momento di cambiare ambiente. Ho preso la mia decisione attorno a marzo, sono andato dalla dirigenza e ho chiesto di trovare una destinazione per me. Non stavo giocando bene: sono successe molte cose e penso che separarsi sia stato un bene per entrambe le parti. Tra l'altro il Manchester United ha dato spazio a tanti giovani così, penso sia stata una decisione win-win".
Come ti sei reso conto che era finita?
"Te ne accorgi. Io ho sempre creduto in me stesso, mi alleno sempre tantissimo, anche quando sono a casa. So che posso fare ancora meglio, so che devo farmi trovare sempre pronto".
Quali sono i tuoi punti di forza come giocatore?
"Forse la capacità di segnare con entrambi i gol. Quando arriva un cross in area so essere pericoloso. E quando c'è tanto movimento attorno a me do il mio meglio, succede sia qui che nel Belgio. Il 3-5-2 di Conte è simile al 3-4-3 che usiamo col Belgio, ma ha anche diverso perché in nazionale c'è molta più libertà di movimento. Però alla fine l'importante è farsi trovare nella posizione giusta al momento giusto. E poi c'è il lavoro: ho obiettivi da raggiungere, sia con l'Inter che con il Belgio".
Quale club e quale allenatore ti hanno capito meglio nel corso della tua carriera?
"Roberto Martinez e Ronald Koeman. Ma anche Antonio Conte e José Mourinho sono dei grandi: quest'ultimo avrebbe potuto fare meglio se avesse avuto i giocatori che voleva. Poi devo menzionare Steve Clarke: mi ha fatto esordire in Premier League a 19 anni. E poi non posso dimenticare il mio allenatore all'Anderlecht, che mi ha fatto giocare quando ero giovanissimo. Sono un ragazzo dalla mentalità aperta, alla fine devi fare quello che ti chiede il tuo allenatore: non ho avuto mai problemi con nessuno. E penso che questo dimostri la mia professionalità".
Agli ordini di Conte stai segnando tantissimo e sembra che ti stia anche divertendo. Che peso ha?
"Vedo tutti entusiasti attorno a noi. Però nello spogliatoio siamo molto concentrati. Ed è una buona cosa: ricordo i primi allenamenti, non ero abituato a questi livelli di intensità. Si dice che la Premier League sia un campionato fisico, ma nessuno si allena così duramente come in Italia. Nelle prime due settimane dicevo al mio agente che soffrivo molto in allenamento, perché non l'avevo mai fatto così, però Conte era sempre lì a sostenerci. Per me questa è una cosa molto speciale: a volte gli allenatori stanno lì a scherzare, mentre lui è lì che ti sprona a dare il massimo e ad allenarti al meglio. È per questo che noi non molliamo mai, fino alla fine. Finalmente, posso raggiungere il mio pieno potenziale".
Sembra una persona da non far arrabbiare.
"Assolutamente no (ride, ndr). E poi è un allenatore che ti dice le cose in faccia: contro lo Slavia Praga ho giocato malissimo, e alla fine della partita me l'ha detto davanti a tutta la squadra. Non mi era mai capitata una cosa del genere. La gara successiva è stata il derby di Milano, una delle mie migliori partite finora: il suo schiaffo mi ha aiutato molto. Tratta tutti allo stesso modo: se lavori bene giochi, altrimenti no".
La Juventus corre, sarà un duello fino alla fine?
"Sappiamo di non poter commettere alcun errore da qui a fine stagione. Stiamo cercando di fare questo, penso che la nostra squadra sia forte, ma non dobbiamo mai pensare di aver vinto alcuna partita. Conte ha vinto, sa cosa si deve fare per vincere. E poi vedremo alla fine come sarà andata".
Quanto vi aiuta la presenza di giocatori esperti?
"Beh, è importante avere questo tipo di giocatori. Gente che ha vinto, che sa quando chiudere una partita. Siamo in corsa sia in Coppa Italia che in Europa League: cerchiamo di fare bene anche lì. Abbiamo una squadra forte, se saremo salute potremo fare bene ovunque".
Al di là del calciatore, come ti descriveresti come persona?
"So quali posizioni tenere. Se non mi piaci non ti parlo, altrimenti possiamo diventare amici. Sono un ragazzo che ha un gran legame con la propria famiglia: aiutare i miei è stata sempre la mia principale motivazione. Sto sempre a casa, amo i videogiochi, sia quelli calcistici che gli altri. Poi sono un ragazzo che ama anche divertirsi, ma per me c'è una linea chiara tra il divertirsi e il pensare alla famiglia".
Hai raccontato più volte di essere partito da una situazione di povertà.
"Ti rimane in testa. A volte ci pensi. Per esempio quando ho difficoltà nel mondo del calcio: ci penso, e me ne dimentico. Quello che ho ora è una benedizione, se lo compariamo a quello che ho vissuto quando ero piccolo. Condividevo le scarpe da calcio con mio padre. Una volta siamo tornati a casa e non avevamo pagato l'affitto per mesi: ci siamo dovuti trasferire, perché non c'era più arredamento. Non ero l'unico ad aver affrontato queste situazioni, ma questo mi motiva a fare il meglio. Il calcio è stato un dono per me, volevo diventare a tutti i costi un calciatore per dare ai miei figli una vita diversa".
Com'è crescere un figlio?
"È divertente. Torno a casa e mio figlio vuole giocare, guarda le partite e indica la televisione. Anche se ha solo 13 mesi capisce tutto: cammina da quando ha 9 mesi e gioca con la palla da quando ne ha 10. Non vedo l'ora di portarlo all'allenamento. Scherzi a parte, cerco di difendere il più possibile la mia privacy. E mio figlio è mio figlio: gioco con lui a casa, cerco di essere un bravo padre, senza dare lezioni di vita. Quando capirà tutto parleremo di tutto, per ora mi diverto"
Ci sono stati tanti episodi di razzismo. Come ti senti quando ne senti parlare?
"L'anno scorso è stato molto triste. Penso che in quest'anno dobbiamo fare di più, prendere delle posizioni chiare. E non parlo soltanto del calcio: penso che l'educazione sia la chiave. Io sono stato a scuola, c'erano tante nazionalità diverse e non discriminavo nessuno: se tu eri tranquillo con me io lo ero con te. Questa è la cosa più importante, ed è anche la lezione che insegnerò a mio figlio: siamo tutti uguali e devi rispettare tutti. Se qualcuno ti sta antipatico, non parlarci e finisce lì. Quello che è successo a me, a Balotelli, a Pjanic... Per me l'Italia è un bellissimo Paese, con tantissima bellezza, grandi opere e un cibo fantastico. Ma ha ancora tantissimo potenziale per diventare migliore e dobbiamo impegnarci tutti affinché avvenga. Dobbiamo rimboccarci le maniche, senza lasciare tutto alla federcalcio".
Noi giornalisti amiamo il calciomercato, e soprattutto l'ultimo giorno di mercato. È un giorno stressante per voi calciatori?
"Io sono andato all'Everton nell'ultimo giorno di mercato, ero pronto a tornare al WBA ma poi mi chiamò Roberto Martinez e i miei mi consigliarono di cercare un'altra sfida. Ho fatto bene, mi ha dato la possibilità di mettermi in mostra. Non è tanto divertente o stressante l'ultimo giorno, se sai cosa succederà: è molto più divertente e stressante l'avvicinamento all'ultimo giorno. Dipende da dove vuoi andare. Prendete questa estate: sapevo che sarei partito, ma sarei potuto andare sia a Torino (alla Juventus, ndr) che qui a Milano. Io volevo venire all'Inter, e quando il mio agente me lo ha detto ho esultato. Sono più stressanti gli ultimi due giorni, più che l'ultimo: a quel punto sai che qualcosa succederà".
Segui ancora i tuoi vecchi club?
"Sì, seguo i risultati di Everton, Manchester United, Chelsea. E ovviamente l'Anderlecht, che è la mia squadra".
Euro 2020 è dietro l'angolo. Forse non ci pensi, ma fare bene anche lì è un tuo obiettivo?
"Per quanto mi riguarda, spero che tutti i miei compagni di nazionale arrivino a fine stagione nel migliore dei modi a livello fisico. E magari dopo aver vinto, perché questo ti dà sicurezza. E poi vedremo come andrà, se tutti avremo avuto un buon finale di stagione affronteremo l'Europeo nel migliore dei modi".
Autore: Stefano Bertocchi / Twitter: @stebertz8
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