Se al 94esimo, su quel colpo di testa disperato, Pablo Osvaldo avesse tracciato un arcobaleno alla fine del quale ecco apparire per incanto un tesoro insperato; se il portiere del Palermo Stefano Sorrentino non si fosse inventato un prodigioso colpo di reni a negare all’Inter una rete beffarda finché si vuole, per quanto visto in campo, probabilmente saremo qui a parlare di un’altra partita. Ma tant’è, alla fine l’esperto portiere rosanero ha trovato la parata della domenica sera e allora i nerazzurri devono accontentarsi di un pareggio contro il Palermo di Beppe Iachini. Anzi, forse questo punto, a voler guardare l’andamento dell’incontro, è tanta grazia visto che ha considerato che sono stati i padroni di casa ad avere le occasioni principali, ma a dirla tutta l’Inter ha tutti i motivi per dire che questo punto grida vendetta.
BANDIERE AL VENTO – E anche qui, torniamo a quel famoso giochetto: se quel gol di Mauro Icardi non fosse stato annullato in maniera improvvida… Perché ancor prima della valutazione della partita, c’è da fare una valutazione su quello che è stato l’operato arbitrale: inevitabile, pertanto, tornare non tanto su quel gol annullato a Nemanja Vidic, dove comunque Pablo Osvaldo si interessa dell’azione andando a colpire di testa, ma su quel gol di Mauro Icardi sul quale sì nascono i dubbi. Perché non si capisce cosa abbia segnalato l’assistente Posado, visto che chi colpisce (prima Vidic, poi Maurito) si trova effettivamente in posizione regolare. E se Iachini va su tutte le furie per il buffetto di Belotti su Nagatomo che gli costa l’espulsione, Mazzarri può replicare per i gialli discutibili rifilati a Medel e a Juan Jesus. Non è stata una serata di gloria per gli arbitri, visto che anche a Torino Banti e soci hanno perso la trebisonda, ma alla seconda trasferta assistiamo nuovamente ad una direzione di gara dubbia e la terra sotto i piedi comincia a scottare.
GHIACCIOLI NELL’INFERNO – Si è detto più volte che l’Inter non è più quella dell’anno scorso, che Mazzarri ha comunque costruito un gruppo nuovo, dall’immagine diversa. Ma qualche ruggine del passato è rimasta: sul piano statistico, visto che persiste il tabù della terza vittoria consecutiva, aggiungendo quest’anno anche l’Europa League, e storico visto che a Palermo non si vince da ormai quattro anni con Rafa Benitez in panchina. Ma l’Inter vista ieri in Sicilia è anche tornata a palesare alcuni problemi sul piano dell'atteggiamento. Forse colpita troppo presto dal gol regalato a Franco Vazquez, che ha approfittato di un’ingenuità di Nemanja Vidic (che però ha saputo reagire alla grande) agevolato anche dal tuffo un po' naif di Samir Handanovic che ha spalancato il primo palo all’attaccante argentino, l’Inter si blocca come fosse di ghiaccio. E nel clima rovente da estate in ritardo di Palermo, al quale va aggiunta la furia agonistica dei rosanero, i ghiaccioli finiscono inevitabilmente con lo sciogliersi. Intorno alla mezz’ora, un dato statistico emerge in maniera inquietante: le azioni offensive del Palermo avevano superato la decina, l’Inter ne aveva collezionate appena due. E l’unico vero tiro in porta è stata la sassata di Guarin finita a lato di un soffio. Troppo poco.
LA (S)CONFESSIONE – La rete di Mateo Kovacic, peraltro bravissimo ad approfittare di una leggerezza in copertura di Feddal, sembra giungere in maniera alquanto causale, ma ha anche il merito di scuotere la formazione nerazzurra che troverebbe anche l’1-2 nelle circostanze già illustrate in precedenza. L’inerzia sembra passare nelle mani dell’Inter con Dodò, entrato al posto di un D’Ambrosio un po’ appannato, chiamato a garantire più spinta sulla sinistra rispetto ad un Nagatomo a tratti irritante. Però Iachini ha il merito di ribaltare nuovamente il tavolo con l’inserimento di Belotti che riporta freschezza alle offensive dei padroni di casa, mentre dall’altro lato il tecnico nerazzurro, mandando in campo Hernanes, compie una mossa che gli si ritorce contro come un boomerang: il centrocampo torna ad ingolfarsi malgrado la vena di Guarin e Iachini ringrazia, e solo una traversa, un tiro calibrato male e un fallo furbo guadagnato da Nagatomo evitano il peggio prima del tentativo di beffa dell’ex attaccante della Roma. Comunque, le mosse di Mazzarri non hanno sortito gli effetti sperati, compresa la difesa a 4, tanto decantata come panacea di ogni male e che alla fine si è ritrovata preda della furia avversaria. Perché il calcio non si può ridurre a una mera questione di numeri...
(TIMIDO) RISVEGLIO D’AUTUNNO – A Palermo il clima era prettamente estivo, anche se il calendario volge fatalmente verso l’autunno. In quest’atmosfera un po’ anomala come del resto lo è stata la partita, si registrano ulteriori segnali di risveglio di un giocatore che sembrava ormai abbandonato a se stesso e che invece ieri sera ha dato ulteriori segnali importanti. Peccherà a volte di narcisismo o di egoismo, ma ieri Fredy Guarin ha deciso di prendersi la squadra sulle spalle scuotendola nei momenti più difficili e cercando quando possibile di rendersi pericoloso. Cadrà ancora nel difetto di tirare le proverbiali sabongie lontane dallo specchio della porta e per poco un suo errore non costava una coltellata su contropiede, ma la grinta e la qualità del colombiano, se rimesso nelle condizioni ideali, sono sempre un’arma in più che fa comodo avere.
MENS SANA IN CORPORE SANO – Alla fine di tutto, comunque, la barca non sarà il massimo della potenza, ma è ben lungi dal presentare falle: la difesa ieri è capitolata dopo 453 minuti di imbattibilità ma alla fine ha retto, un punto ottenuto in determinate condizioni può anche andare bene e soprattutto si torna da Palermo ancora imbattuti. Nonostante tutto, questa Inter continua a mostrare più aspetti positivi di quelli delle altre squadre, in alcuni casi più decantate, che competono per il terzo posto (perché ci vuole realismo). Mercoledì si torna nuovamente in campo per affrontare l’Atalanta, anche questo un tabù di lungo corso ormai: ma la fiducia resta intatta, in attesa che l’Inter mostri la sua vera faccia dopo questa partenza dai mille volti. Per il momento, però, non c’è né il tempo e né il motivo per fasciarsi la testa…
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