Dicono che la storia, quando si annoia, si mette a giocare con le coincidenze. Ecco allora che sembra quasi scontato che a decidere questo Derby siano i due giocatori più chiacchierati dell’ultima settimana, attorno cui si è montato un caso che Antonio Conte ci ha messo due minuti per sgonfiare: Marcelo Brozovic (con deviazione) e Romelu Lukaku (sovrastando Romagnoli) siglano la prima vittoria stracittadina per mister Conte, allungando a sette la striscia di imbattibilità nerazzurra nelle gare contro il Milan. Un dato che fa sorridere, se abbinato a una prestazione solida, condita da tre pali e un gol annullato per fuorigioco, che incassa altri tre punti e continua a issarsi - solitaria - in testa alla classifica. E pensare che la settimana era cominciata con gli psicodrammi post Slavia Praga…
TRASFORMISMO - Giampaolo sa cosa può mettere in difficoltà l’Inter, ne ha avuto una prova in alcuni momenti delle sfide in campionato e - per l’appunto - nell’esordio in Champions League di martedìì. Il tecnico rossonero ha provato a vincere il derby, con le armi di una squadra qualitativamente inferiore all’Inter sia per singoli sia per sistema di gioco. Ha mascherato fino all’ultimo l’undici titolare, giocandosi la carta Rafael Leao dal primo minuti. Ha timidamente pressato la manovra interista, con Suso che aveva il compito di marcare Brozovic e le due punte ad aprirsi sui possessori di palla. Al 20’, cambia e allarga i due brasiliani alle spalle di Piatek: il 4-3-3 produce qualche buon recupero, Suso ha un’occasione ghiottissima dopo aver strappato palla a Sensi ma si fa ingolosire dalla conclusione in contropiede e perde il tempo del passaggio. Nel secondo tempo la trama milanista si impoverisce, fino a scomparire poco dopo il gol di Brozovic che spacca la partita.
L’ARMA DI CONTE - Conte ha deciso di non stravolgere l’undici titolare, rispetto all’esordio di UCL. Niente 3-4-2-1, ma spazio a Godin, Barella e D’Ambrosio sulla fascia. L’Inter comincia bene, gioca con i favori del pronostico e la sensazione è che sappia di essere più forte. Com’era contro lo Slavia, del resto. Ma in questo caso c’è un’accortezza, una forza mentale superiore: le strigliate degli ultimi giorni saranno servite, come anche una certa arrendevolezza psicologica del Milan nelle situazioni di contrasto ha aiutato. Conte non snatura i suoi principi, ma applica la sua arma migliore: la disciplina, che introietta ai suoi giocatori fortificandone le doti. L’esempio più lampante è Nicolò Barella, passato in una settimana da essere sostituito al 45’ contro l’Udinese ad eroe di Coppa Campioni per poi servire l’assist del 2-0 a Lukaku, una palla magica. Ha aumentato vertiginosamente i giri, Barella - e con lui s’è alzata tutta l’Inter. Che s’è scoperta forte, consapevole del ruolo che può giocare in campionato.
IL FARAONE - Non c’è storia: l’MVP del derby è Diego Godin. Il Faraone, o se preferite lo Sceriffo, ha giocato una partita semplicemente perfetta - con l’unica imperfezione al minuto 94, quando ha perso un pallone che ha di fatto lasciato libero in conduzione Rebic verso la porta di Handanovic. Rientrato questo pericolo, l’ex capitano dell’Atleti ha imbastito in novanta minuti un clinic difensivo a beneficio dei 200 paesi connessi da tutto il mondo. La qualità che riesce a imprimere a ogni giocata è spaventosa: nelle situazioni di corpo a corpo riesce sempre ad averla vinta, grazie a un sapiente uso dei movimenti giusti. Dal suo lato non sfondano quasi mai, e quando Leao parte in velocità lui è bravo a usare l’esperienza per intervenire con i tempi giusti. Non c’è da dimenticarsi che la sventagliata da cui nasce il cross di Barella, è sua: un altro tassello di un difensore assoluto, che ieri ha dimostrato il peso specifico che può avere in questa squadra. Dentro e fuori dal campo.
A META’ DELL’OPERA - Con questa vittoria, l’Inter ha incamerato energie nervose e punti per affrontare al meglio la gara con la Lazio di mercoledì, quando la squadra di Simone Inzaghi arriverà a San Siro. I biancocelesti giocano questa sera contro il Parma e sono reduci da una settimana complicata, con una doppia sconfitta in rimonta subita da SPAL e Cluj. L'Inter è a metà di un tour de force che la vedrà giocare a Genoa contro la Sampdoria, poi a Barcellona e - infine - contro la Juventus di Maurizio Sarri. Quel che conta è che l’Inter continui a consolidare il suo spirito e le sue trame. Per rincorrere gli obiettivi di Conte e procedere a tamburo battente nel percorso di crescita che i tifosi sperano sia il meno accidentato possibile. Del resto, sono otto anni che aspettano.
Autore: Marco Lo Prato / Twitter: @marcoloprato
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