L’Inter di Antonio Conte a Bergamo aveva una missione complicata: strappare i tre punti senza sacrificare energie preziose in vista dell’Europa League. I nerazzurri hanno tribolato nei big match per tutto l’anno e nella memoria della squadra c’era ancora probabilmente i 70’ di fuoco vissuti con un’Atalanta indiavolata, un girone fa a San Siro.

Eppure la squadra di Conte si scrolla di dosso le paure ed è cinica nell’indirizzare la gara: D’Ambrosio sfrutta un’indecisione di Gollini che si scontra con Gosens, poi Young sigilla un’azione che ha riportato tutti a ottobre, quando l’Inter andava a dettare calcio a Barcellona e Dortmund.

Sembra passata una vita, forse è così: sicuramente l’Inter ha vissuto questi mesi sulle montagne russe, schiacciata dal peso di dover vincere al primo anno di Conte, come vuole la tradizione. Alla fine così non è stato, ma il secondo posto legittima la bontà del progetto, soprattutto se si pensa che non più tardi di cinque anni fa i punti fra Juventus e Inter erano 42.

Il punticino che divide le due squadre è più spesso di quanto sembri, visto che le ultime gare i bianconeri le hanno giocate in ciabatte. Ma è significativo di quanto possa bastare per compiere quel passetto in più, per non ritrovarsi a giugno dell’anno prossimo a convivere con altri rimpianti.

SCACCO - L’Inter di Conte ha chiuso il primo anno con numeri impressionanti: eguagliata l’Inter del Triplete per punti ottenuti, era dal 2010 che i nerazzurri non chiudevano con la miglior difesa del campionato. Aver tenuto l’Atalanta a secco di gol è un’altra medaglia al valore per una retroguardia che è salita di colpi nelle ultime settimane, inanellando il quarto clean sheet consecutivo. Godin e De Vrij sugli scudi, con l’uruguagio che corre e si propone per tutta la gara: il Sergente si è risvegliato nel momento giusto, quando l’Inter ha bisogno dei suoi senatori per provare l’assalto europeo. 

Conte prova lo scacco matto: l’ha fatto a Gasperini, mettendo la sua Atalanta alle corde dopo una stagione probante. E proverà a farlo l’anno prossimo, quando la sinergia con la società dovrebbe portare la squadra a fare un passo ulteriore verso l’obiettivo grosso, quello che la città di Milano (sponda nerazzurra) aspetta da dieci anni. 

REPLAY - Contro l’Atalanta l’Inter ha presentato il miglior biglietto da visita possibile al Getafe. 90 minuti intensi, carichi d’agonismo: Conte torna al 3-5-2 e mettere in crisi lo scacchiere di Gasperini, allargando all’estremo gli schieramenti e sfruttando lo strapotere fisico di Lukaku per impostare l’azione spalle alla porta.

La squadra risponde ai suoi input e gioca corta e compatta anche quando va in affanno, non perdendo mai la lucidità nel fare la giocata giusta. E, soprattutto, con la palla fra i piedi tornano quegli scampoli di Inter che hanno fatto sognare i tifosi a inizio stagione: l’uomo più pimpante è Lautaro Martinez, capace di essere ovunque e di pulire molti palloni, proponendosi ai compagni e rifinendo diverse azioni. L’Inter aggira l’Atalanta perché la LuLa è on fire e sembra pronta a dar battaglia anche in Europa, per concludere al meglio la stagione. 

PASSATO - Dopo il primo anno di Conte, tra tutti i significati che si possono dare all’arrivo del tecnico salentino a Milano ce n’è uno che spicca: rottura del passato. L’Inter sta cambiando pelle e dovrà continuare nel solco tracciato in questi primi dodici mesi. Dentro e fuori dal campo, come ha ribadito a reti unificate lo stesso Conte.

Parole che stimolano l’ambiente, chiedono a tutti di dare il massimo a qualsiasi livello: per vincere il club deve elevarsi in ogni sua componente. Interrompere a metà questo processo sarebbe controproducente per tutti, questo è chiaro. Va fatto quadrato attorno alla squadra e all’allenatore che a oggi continua a rappresentare la carta vincente da giocare, per un futuro vincente. 

VIDEO - SPALLETTI '17/'18, ECCO LA CONFERENZA A CUI FA RIFERIMENTO CONTE

Sezione: In Primo Piano / Data: Dom 02 agosto 2020 alle 08:15
Autore: Marco Lo Prato / Twitter: @marcoloprato
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