Il suo è il volto del ventunesimo Scudetto, anche se dopo aver raccolto gli applausi dei tifosi ha voluto lasciare il campo perché venisse concesso il giusto tributo ai suoi uomini, i veri eroi della stagione. Così Cristian Chivu, allenatore nerazzurro, dopo essersi goduto a lungo la festa commenta questa serata di grandi emozioni ai microfoni di DAZN.
Prima stagione dall’inizio e titolo tricolore, non c’erano riusciti Inzaghi e Conte. Solo 88 anni fa un giocatore dell’Inter vinse lo Scudetto anche da allenatore. È nella storia?
“Credo lo fossi già prima, qualcosa da giocatore ho vinto… Sono felice per questo gruppo, i ragazzi, la società, questi tifosi meravigliosi che ci hanno sostenuto dall’inizio e hanno dovuto subire la narrativa dell’anno scorso e lo sfottò di chi ha cercato sempre di denigrare questa società. I ragazzi sono stati bravi a rimboccarsi le maniche, a rinascere e a trovare la motivazione giusta per fare una stagione competitiva. Ce l’hanno fatta e sono contento per loro, questa è una pagina importante di questa gloriosa società”.
Passano le immagini degli Scudetti vinti da calciatore.
“Ero più giovane, ora ho i capelli corti e sono più bianco. Ma sono felice lo stesso come quando ho vinto da giocatore, il merito è di questi ragazzi meravigliosi”.
Quando ha capito che sareste diventati campioni d’Italia?
“Avevamo l’obbligo di essere competitivi, poi il campionato è una maratona. Alla fine ce l’abbiamo fatta, abbiamo perso qualche partita ma siamo riusciti sempre a rialzarci sapendo quale fosse il nostro obiettivo. Tra gennaio e febbraio ne abbiamo vinte 14 su 15 ed è stato lì che abbiamo capito di potercela fare. Abbiamo superato l’uscita dalla Champions, abbiamo perso un derby ma siamo rimasti sempre in piedi con dignità e con voglia di essere competitivi fino in fondo”.
Se la godrà la festa?
“Non voglio essere ipocrita, ma sto pensando alla finale di Coppa Itali. È giusto che i ragazzi si godano la festa e l’affetto dei tifosi. Potevamo chiudere il discorso davanti ai nostri tifosi e ce l’abbiamo fatta, merito loro e di questa società che ha sempre provato a darci conforto e quello di cui avevamo bisogno nonostante le difficoltà e i momenti. Questi giocatori se lo meritano. Io sono andato nello spogliatoio a fumarmi una sigaretta…”.
Qual è il merito che riconosci a te stesso?
“Io non parlo di me… Umanamente sono atipico, qualche anno fa ho dovuto parlare con me stesso per una questione di vita o di morte. Io lì ho perso l’ego e ora cerco di essere sempre la mia migliore versione, di aiutare i ragazzi che a volte hanno bisogno del bastone a volte della carota. Cerco di capire i momenti per l’esperienza che mi sono fatto in certi spogliatoi nella gestione del gruppo, provando a non fare gli errori che ho subito da giocatore. Mi sono proposto di fare l’allenatore a modo mio, cercando di essere sempre empatico e umano senza pensare al consenso di quelli fuori. Penso a chi mi vuole bene e a dare il massimo per la società e i tifosi. Non penso ad altro, so cosa vuol dire fare l’allenatore; magari fra un mese sarò in discussione, ti metti sempre a rischio ma devi accettarlo col sorriso. Con la consapevolezza che a volte le cose non vanno bene ma devi fare sempre del tuo meglio. Parlo anche del mio staff che merita tanti ringraziamenti. Bisogna sempre farsi un esame di coscienza su quello che sei e quello che vuoi fare”.
L'Inter ha vinto col baricentro più alto della Serie A, è questo il marchio che hai impresso alla squadra?
"Volevamo essere sempre propositivi, poi in base all'avversario ho provato diverse soluzioni. Bisogna capire sempre i momenti di una partita, siamo stati bravi ma il merito va dato anche ai miei predecessori che hanno fatto un grande lavoro. I miei ragazzi hanno grandi conoscenze del calcio e per me è stato più facile preparare le partite. Poi ti fanno vincere e ti permettono di fare quello che sognavi da bambino".
Hai avuto contro Allegri, Conte, Spalletti...
"Sono grandi allenatori, da loro posso solo imparare e voglio continuare a imparare da loro. Ogni giovane allenatore che vuole avere successo deve imparare da loro".
Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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