La Strama domenica dell'Inter si conclude così, proprio nel modo in cui neanche il più pessimista tra i tifosi aveva immaginato. Con una sconfitta inaspettata. La notte del ritorno di Deki Stankovic dice che il vincitore è lui, l'altro uomo 'di ritorno' che da queste parti è passato tra le meraviglie in Primavera e la deblacle con i 'grandi' nella seconda parte di stagione, quella 2012-2013 che poi spalanca le porte di Appiano a Mazzarri. Cambiano i tecnici, passano i campionati e le giornate, ma questa Inter non riesce a trovare ancora un 'perché'. Il rebus nerazzurro si conferma tale anche in questa 14a di A in cui neanche Sant'Ambrogio riesce a fare miracoli. Anzi, queste è una domenica in cui Aurelius Ambrosius si dimentica totalmente della Milano rossonerazzurra del pallone: "Ciao Milan a Genova, ciao Inter contro l'Udinese, e tante care cose", sembra dire il vescovo e scrittore, nonché santo, romano.
TUTTO APPARECCHIATO, MA MANGIA STRAMA - Friulani in difficoltà, vittoria chimera che manca dallo scorso 26 ottobre con 3 sconfitte e 2 pareggi nelle ultime cinque prima del 'Meazza' nerazzurro. Inter con qualche luce nonostante l'X nel derby e il ko di Roma, coach Mancini alla prima, vera panca davanti ai propri tifosi, quel sano sapore di ex con Stramaccioni e, soprattutto, Stankovic (emozionante il tributo e i cori della Nord, altrettanto il suo saluto) e una voglia assoluta di far risultato. Almeno a parole. Parole, proprio quelle che può finalmente gridare lo speaker di San Siro dopo gli ultimi mesi in cui certe W e M venivano addirittura 'nascoste'. Insomma, sembra tutto apparecchiato sulla tavola del 'Meazza'. Nel piatto i tre punti, una classifica un po' meno grigia e una buona dose di fiducia, probabilmente l'alleato principale che manca come l'ossigeno a questa squadra e che il Mancio cerca alla disperata. Niente da fare. Primo tempo, tutto sommato, sufficiente, in vantaggio con il discusso Maurito. Intervallo, thè caldo (anzi, caldissimo. Che freddo a Milano), tecnico che incita per chiuderla, questa benedetta partita, e rientro in campo. Poi? E poi mangia Strama. Inter incredibilmente assente nella seconda frazione, che cala in modo inaccettabile a livello di concentrazione e che regala, nel senso letterale del termine, occasioni e gol ai friulani.
IL TRENZA E L'ASSIST DELL'ILLUSIONE - Scelta del coach che cade sul codino del Trenza per cercare di battere la Strama-Deki Udinese, argentino titolare sicuro anche in caso di impiego di Osvaldo, con l'eventuale panchina per Maurito. Invece l'ex Doria segna e zittisce qualche rumors di troppo, mentre il numero 8 corre a vuoto, male, senza lo spunto dei tempi belli, dribbling evitato in partenza e tiro che non c'è mai. In realtà non manca l'assist in questo match, ma proprio come il suo codino in questo avvio di stagione il retropassaggio per il soldato Handa è troppo corto e diventa buono per Thereau che non può fare altro che depositare in rete. Cosa sta accadendo al Rodrigo perduto? Forse la carta d'identità comincia a chiedere il conto, ma per il bene di tutti è opportuno che qualcuno riesca a trovare qualche sorta di elisir della giovinezza. Non infinito, sarebbe troppo bello, ma che duri almeno fino a fine stagione, nella speranza che questo assist dell'illusione si trasformi presto in una delle tante 'perle' decisive.
DA UN 'OHHH' A UN... 'OHHH', DA UN BOATO... ALL'ALTRO - Nel calcio di oggi è fondamentale la figura del centrocampista moderno, in grado di ricoprire più ruoli grazie a un bagaglio tecnico-tattico importantissimo. Nessuno può negare quanto Dejan Stankovic possa essere l'esempio principe in questo senso, in veste di maestro-specialista nell'insegnare 'come si fa'. Davanti alla difesa, mezzala, trequartista unico, trequartista in coppia... Deki è stato centrocampista universale. 'AAA cercasi profilo da copia-incolla' verrebbe da dire vedendo l'Inter di oggi e constatando la difficoltà che continua ad avere Guarin, e non solo in questa stagione. Il centrocampista colombiano non ha ancora trovato la zolla ideale per potersi esprimere al meglio, e purtroppo il guizzo in occasione del gol di Icardi e lo spunto nell'azione che porta Kovacic a cogliere il legno rimangono casi isolati di una situazione irrisolta che accompagna il giagGuaro da tempo. Evidentemente troppo, altrimenti non si spiegherebbe il boato ironico successivo all'ennesimo tiro in tribuna durante il riscaldamento, con un ohhh sarcastico proveniente dal primo anello verde. Un comportamento frutto di continue soluzioni personali, con poca logica e che nel tempo hanno portato il popolo interista a essere giudice prevenuto nei suoi confronti. Da un ohhh all'altro, perché quando Dejan entra in campo per guidare i bianconeri friulani per il riscaldamento pre-match la musica cambia. Pardon, il boato cambia. Uno striscione ("Dejan, hai lottato, sputato sangue per questi colori. Ovunque tu vada sei e rimani uno di noi"), un coro ("Dejan Stankovic lalalalala Dejan Stankovic lalalalalala"), tanti applausi, i suoi applausi, e un'ovazione. Quella della Nord che saluta il guerriero di una mediana che solo pochi anni fa ha conquistato il Triplete. Tempi di un centrocampista che non c'è più e che in questa squadra servirebbe tantissimo, tempi di un'Inter che non esiste più. L'attualità dice 'parte destra della classifica', tante difficoltà e altrettanto lavoro per il Mancio. Adesso occorre solo correre e pedalare, con la speranza di non assistere più a giornate come questa Strama domenica, e che il buon e caro Aurelius Ambrosius si ricordi di ridare, magari in primavera quando i punti saranno ancor più pesanti, quello che in questa 14a ha tolto. Magari con un miracolo chiamato Champions League, e che si realizzi attraverso il campionato o l'Europa League, sinceramente, poco importa.
Autore: Francesco Fontana / Twitter: @fontafrancesco1
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