"Per Alexis il calcio è divertimento allo stato puro. Quando non gioca si intristisce, vive questo lavoro con la passione di un bambino. Pensate che a Udine, quando il giorno dopo le partite lo lasciavo riposare per fare il defaticante lui correva da me e mi chiedeva se poteva giocare in partitella almeno 5 minuti. Diventava matto senza pallone tra i piedi...". Pasquale Marino sorride di gusto nel ricordare certi episodi. Il tecnico siciliano ha tenuto a battesimo e lanciato nel calcio europeo El Nino Maravilla ai tempi dell'Udinese. Quell'anno fece esordire anche un altro pilastro dell'Inter di Antonio Conte: Kwadwo Asamoah, mentre nella stagione precedente aveva, a sorpresa, affidato i galloni di portiere titolare a un giovane estremo difensore sloveno di nome Samir Handanovic.
A distanza di oltre 10 anni c'è di che sorridere. Marino ci ha visto lungo, non a caso con quella squadra arrivò fino ai quarti di finale di Europa League. Dopo la sosta per le nazionali il campionato metterà in scena a San Siro proprio Inter-Udinese. Una sfida speciale per i tre grandi ex della gara e lo stesso Marino che in esclusiva a FCInterNews ha aperto il cassetto dei ricordi in merito ai suoi tre allievi.
Che effetto le fa rivedere in Italia Sanchez?
"Sono di parte, ma sono davvero contento che un campione del genere sia di nuovo in Serie A. Alza il livello di tutto il movimento calcistico italiano".
Si aspettava 11 anni fa quando l'ha lanciato che potesse fare una carriera del genere?
"Alexis arrivò a Udine giovanissimo, ma era già nel giro della nazionale cilena. Il tuo talento era noto e conosciuto. Aveva qualità incredibili e la carriera nelle più grandi società europee come Barcellona, Arsenal, Manchester United e Inter lo dimostra. Non si indossano certe maglie per caso. Il nostro impatto fu molto positivo, perché Sanchez aveva fame e voglia di imparare. Con le qualità che si ritrovava è venuto tutto molto semplice".
Come lo vede in tandem con Lukaku?
"Per il 3-5-2 di Conte sono la coppia perfetta. Sanchez può fare l'esterno nel tridente come giocava con me o la seconda nel 3-5-2. Per caratteristiche si integra e abbina bene con Lukaku: formeranno un tandem di altissimo livello".
Sempre nel 2008 lancia nella sua Udinese un altro giovanissimo e oggi titolarissimo nerazzurro: Asamaoh.
"Anche lui aveva doti fuori dal comune per un 19enne. Forza atletica straripante e grande intelligenza tattica. Di solito i ghanesi sono un po' superficiali da questo punto di vista, degli allegroni invece lui con tutor come Inler era di una precisione assoluta. Meticoloso in ogni mossa e lettura, tanto che negli anni si è specializzato in un ruolo non suo. Agli inizi era un'ottima mezzala, mentre alla Juve ha imparato anche a fare l'esterno a grandi livelli. Merito della sua ferrea disciplina e della grande determinazione che lo contraddistinguono".
Nell'Inter brilla ed è sempre più leader un altro suo ex pupillo come Handanovic. Si aspettava potesse diventare addirittura capitano dei nerazzzuri?
"Samir ha una professionalità eccezionale. Era sempre il primo ad arrivare al campo è l'ultimo ad andarsene dopo ogni allenamento. Un punto di riferimento per il gruppo, il classico esempio positivo per tutti da seguire, perciò non sono meravigliato. È un leader silenzioso, ma di quelli fondamentali all'interno di uno spogliatoio. Sarà prezioso che nel velocizzare l'inserimento interista di Sanchez visto che sono amici e hanno già giocato assieme proprio a Udine".
Ci racconta un aneddoto sul portierone sloveno?
"Con piacere: ricordo ancora quando decisi di lanciarlo titolare. Handanovic tornava da un prestito in B al Rimini e in rosa c'era Chimenti che arrivava dalla Juventus. Dalla terza giornata di campionato l'ho lanciato titolare e da quel giorno non è più uscito. Un portiere fantastico. Samir era ed è tuttora un professionista eccezionale. Quando facevamo delle amichevoli infrasettimanali con squadre di categorie inferiori di solito non lo facevo giocare, ma lui chiedeva di allenarsi la mattina con un preparatore invece di godere e beneficiare del giorno libero. Ha una cultura del lavoro fortissima che rappresenta uno dei segreti della sua ascesa".
Questa Inter può essere l'anti-Juve in chiave Scudetto? "La Juve resta la più forte come organico, ma l'Inter ha accorciato di molto le distanze e può contendere il campionato fino alla fine ai bianconeri. Sarà una bella lotta".
Autore: Redazione FcInterNews.it / Twitter: @Fcinternewsit
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