A volte per entrare nella storia 'basta' essere un grande uomo, fondamentale per lo spogliatoio. Da esempio per i giovani. Uno che quando viene chiamato in causa risponde presente, sempre. È il caso di Paolo Orlandoni, che con l’Inter ha fatto incetta di titoli. Quattro supercoppe italiane, cinque campionati, tre coppe Italia, una Champions League e un Mondiale per Club. Se parli con qualsiasi componente delle rose di quell’armate nerazzurre, tutti risponderanno con parole al miele per il terzo portiere di quelle fantastiche squadre. In esclusiva per FcInterNews.it, tra passato, presente e futuro, il classe 1972 ripercorre le gioie vissute, con uno sguardo al presente e un occhio al futuro.
Se le dico Inter qual è il primo ricordo che le viene in mente?
"Sono arrivato a soli 14 anni. Un viaggio bellissimo e lontanissimo. Intrapreso tanti anni fa".
Che poi è ha raggiunto l’apice con trionfi internazionali quando lei ormai non era più un ragazzo, ma un uomo maturo.
"È culminato con un periodo incredibile. Dal 2005 al 2012. Ho fatto parte di un gruppo, di una squadra e di una società che hanno fatto un pezzettino di storia calcistica degli ultimi anni. Un orgoglio".
Che ricordi ha del suo esordio con la Beneamata?
"Emozionante, nonostante sia arrivato nella parte finale della mia carriera. Ci avevo sempre sperato. E debuttare con la maglia con cui ero cresciuto è stato bellissimo. Nonostante sia giunto dopo aver girato tanti campi e aver giocato anche in Serie C. Giocare in Serie A con l’Inter e scendere in campo in Champions League con il Biscione mi ha ripagato dei tanti sacrifici degli anni precedenti".
L’Inter del Triplete che squadra era?
"Un gruppo incredibile. E lo dimostra il fatto che con quasi tutti ci sentiamo ancora. Campioni in campo, che andavano d’accordo anche fuori. Lo spogliatoio era unito, c’era l’alchimia perfetta. E il risultato è stato quell’immenso trionfo".
E dell’Inter odierna cosa pensa?
"La società ha costruito un team forte, competitivo. A livello delle migliori della Serie A. Una rosa ampia con giocatori di prospettiva. Mi auguro, e sono certo, che lotteranno sino alla fine per il titolo".
E di Spalletti che pensa?
"Non ha bisogno di presentazioni. È un grande allenatore. Ha trasmesso personalità alla squadra e l’ha plasmata come desidera lui".
Da portiere a portiere. Una considerazione su Handanovic e su chi potrebbe essere il suo erede quando tra molti anni si ritirerà.
"Samir è un grandissimo estremo difensore, di livello top per l’Italia e l’Europa. Era già forte pure a Udine. Una volta 35 anni erano tanti, ora no. Poi se si vede la serietà con cui si allena e come conduce la vita privata si può dire che possa continuare ancora per svariate stagione. Per il post-Handanovic ci sono tanti bravi portieri. Anche usciti dal settore giovanile nerazzurro, che dopo le giuste esperienze potrebbero tornare alla casa madre. Vedi Di Gregorio e Radu".
Cambiamo un secondo tema. Lei ha lavorato come preparatori dei portieri al Nantes con Ranieri allenatore. Che esperienza è stata?
"Bella. La Ligue 1 è un campionato importante. Il mister un professionista serio. Preparato. E una grandissima persona. Per questo spero di poter far parte ancora del suo staff con il medesimo compito negli anni a venire".
Ha visto quindi Keita Baldé al Monaco. Cosa può dare all’Inter attuale?
"Mi ha stupito. Anche nel settore giovanile della Lazio si capivano le sue qualità. I nerazzurri hanno portato a Milano un gran bel giocatore. Ottimo colpo".
Chiudiamo con una battuta. Sui social girava il meme di lei e di altri giocatori dell’Inter pieni di trofei internazionali. Con Ibrahimovic che vi guardava sconsolato, proprio perché lui, nonostante fosse un campione, non era riuscito ad alzare al cielo quella benedetta Champions. Avete mai visto questa immagine e ne avete parlato tra di voi?
"No, sinceramente non ero a conoscenza di questa cosa. Anche perché, se fosse stato così e Ibra mi avesse beccato, mi avrebbe ammazzato (ride, ndr). A parte gli scherzi, non ne ho mai saputo nulla davvero. Sono cose comunque che non appartengono al nostro mondo. L’importante per noi alla fine era solo vincere”.
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