Pensando a come il panorama intorno all’Inter venga dipinto come una landa grigia e desolata, specie dopo il terrificante ko di Firenze e tutto il ciclone di critiche e polemiche che ne è seguito, a qualcuno probabilmente sarà venuta la voglia di pregare perché maggio arrivi in fretta, e si porti via quella che da più parti viene dipinta come l’ennesima stagione di sciagure e di miseria di soddisfazioni. Dov’è finita l’Inter meravigliosa che impartiva una sonora lezione di calcio alla Juventus a domicilio? Spazzata via nel corso dei mesi, schiacciata dagli infortuni, dalla condizione atletica divenuta sempre più deficitaria, anche dall’assenza di una precisa idea tattica, il male che tutti, bene o male, hanno imputato al tecnico Andrea Stramaccioni.

Purtroppo o per fortuna, a seconda dei punti di vista, siamo solo alla fine di febbraio, e quindi c’è ancora la fase clou della stagione da affrontare. Ma visti i tempi che corrono, la sensazione dominante, forse un po’ tragica comunque, è quella di un’Inter attesa da una lunga odissea e da un clima di tempesta continuo prima di arrivare al fatidico traguardo della fine della stagione. Già a partire da domenica quando a San Siro si affronterà un lanciatissimo Milan, capace di operare una rimonta che sembrava impossibile forse anche agli stessi tifosi del Milan fino a non molto tempo fa. E soprattutto, la sensazione è che Andrea Stramaccioni, nonostante tutto, resterà ancora per poco tempo timoniere di questa barca nell’occhio del ciclone, chissà magari arriverà faticosamente ad attraccare in porto e poi sarà portato a salutare la ciurma, o che nella peggiore delle ipotesi sarà gettato dal pontile prima del tempo.

Narrano di un Andrea Stramaccioni con le spalle al muro, ormai in balia degli eventi, incapace di trovare più il bandolo della matassa, ormai lasciato solo contro tutti. Narrano di un Andrea Stramaccioni in totale confusione, che a febbraio inoltrato non ha saputo ancora dare all’Inter un identità ben definita, e che ormai sembra andare avanti più con l’istinto che con la ragione. Narrano, ma non tutti, di un Andrea Stramaccioni che non ha nemmeno avuto troppa fortuna nel corso dei mesi, visto che la formazione ideale, tra un incidente e l’altro, l’ha potuta schierare davvero pochissime volte. E va da sé che non si può purtroppo andare sempre per tentativi sperando che tutto vada bene, specie se anche quando vuoi fare turn-over guardi la rosa e rischi di impazzire perché la coperta è più corta che mai...



Ma esiste anche un Andrea Stramaccioni che ha voglia, almeno nelle intenzioni, di voler scrivere un capitolo diverso dopo questa travagliata fase. C’è un Andrea Stramaccioni che sa che non può permettersi di pensare ad un esonero, perché chi lo fa ha finito ancora prima di cominciare. Che sa che la pressione esiste ed è forte, perché è così sin dal primo giorno in cui ha accettato la grande sfida propostagli dal presidente Massimo Moratti. Insomma, almeno nelle parole della vigilia della gara di Europa League contro il Cluj, ostenta serenità e ancora tanta voglia di fare.

Ma Andrea Stramaccioni deve sapere anche che adesso il tempo degli alibi per lui è agli sgoccioli, e che ora ai buoni propositi devono seguire i fatti sul campo. Il caro Andrea Stramaccioni  merita a prescindere il sostegno da parte di tutti, perché comunque nonostante tutto sta affrontando questa avventura che all’inizio sembrava una montagna troppo alta da scalare con grande dignità e coraggio. Ma il caro Andrea Stramaccioni deve anche sapere che forse i bonus a disposizione, suoi come del resto del gruppo, sono in esaurimento d’ora in avanti: perché adesso ci si gioca tutto il resto della stagione, perché l’assenza di Milito non può restare a lungo un alibi, perché la condizione atletica sarà quello che sarà ma qualche soluzione va trovata per evitare di arrivare svuotati già ad aprile.

E anche perché  sciacalli e prefiche son sempre lì pronti dietro l’angolo a speculare sulla sua posizione: Andrea Stramaccioni viene dipinto spalle al muro, ma ora deve divincolarsi e affrontare tutti con lo sguardo alto e il muso duro. E’ fondamentale che questo messaggio venga anche trasmesso alla squadra: ne va del futuro, ne va della fiducia e delle coronarie della gente…

Sezione: Editoriale / Data: Gio 21 febbraio 2013 alle 00:01
Autore: Christian Liotta
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