Rito immortale il derby. Che sia di campionato, coppa, o semplice appendice di un inutile torneo estivo, il faccia a faccia con il dirimpettaio cittadino scatena le solite emozioni che non badano alle carte di identità. Milan-Inter, così si deve dire domani per ragioni di calendario, può sembrare il derby per antonomasia, anche se a Milano quasi sempre è stato considerato una grande tappa per conseguire traguardi più nobili come scudetti e coppe, trofei che abbondano sulla bacheca delle due squadre meneghine.
Per questo motivo appare diversa, forse più passionale, la stracittadina in posti come Roma, Genova e la stessa Torino, dove spesso il derby rappresenta l’unico obiettivo stagionale. Ma anche a Milano, dove tutto o quasi finisce dopo i novanta minuti, prima e durante il match si respira fortissima la rivalità tra due storie così antiche e affascinanti. Il Milan, lo ricordiamo, è nato nel 1899, puntando su giocatori solo italiani. Non tutti erano d’accordo e così nel 1908 un gruppo di scissionisti del club rossonero fondo’, all’ombra del Duomo, l’FC Internazionale, accompagnata dallo slogan: “Siamo fratelli del mondo”. Due visioni opposte del calcio e della vita. Domani a San Siro nuovo capitolo di un libro interminabile.
Fermandoci all'attualità, la notte europea ha sentenziato. L'Inter scoppia di salute. Il Milan no, anzi. Domani, terzo derby stagionale. E la notizia è che i rossoneri abbiamo fatto bottino pieno sia nella gara di andata in campionato, sia nel derby di Riad che ha assegnato la Supercoppa. Due vittorie del Diavolo dopo ben sei stracittadine a tinte nerazzurre, tra le quali spicca quella del 22 aprile 2024, quella dello scudetto sul volto. Ma il calcio è bello perché c'è sempre un domani e la storia va continuamente aggiornata, seguendo il pallone che rotola. “Abbiamo rimesso la chiesa al centro del villaggio” disse nel 2013 il francese Rudi Garcia al termine di un derby vinto dalla sua Roma dopo un periodo di astinenza. Sarebbe opportuno che lo stesso slogan sia riproposto domani sera da un Simone Inzaghi che sta dimostrando ai soliti scettici di avere la stessa fame di sempre, mentre la sua Inter è tornata anche a proporre gran calcio, come ammirato nel primo tempo disputato contro il Monaco.
L'Inter ha in panchina un allenatore straordinario. L'empatia con la squadra è totale, ognuno sa quello deve fare e anche i rari mal di pancia passano presto e va bene così, visto che Davide Frattesi è un calciatore molto forte. Inzaghi non ha grandi aiuti dal mercato, qualcosa in più meriterebbe visto che con lui aumentano i ricavi, ma gli ingedienti a disposizione sono di alta qualità e il Demone li sa cucinare al meglio.
Questo sarà un turno di campionato molto significativo per la lotta scudetto. Non certo decisivo, la strada è ancora lunga, ma il derby milanese e Roma-Napoli offriranno sicuramente qualche indizio in più sul possibile vincitore di un campionato, che noioso certo non è. La Beneamata gioca anche in Europa e in Coppa Italia a differenza dei seguaci di Antonio Conte che passano la settimana a Castelvolturno, nutrendosi dell'ossessione di vittoria del loro condottiero. Appare chiaro il vantaggio di scendere in campo solo nel fine settimana se si voglia tener lontana la stanchezza e il pericolo infortuni. Ma credo che una squadra, un club come l'Inter, si esalti a stare su più fronti, e che fronti, pensando che a giugno i nerazzurri saranno chiamati a competere anche nel nuovo Mondiale per Club. Giocare ad alti livelli, inseguendo vittorie di prestigio, può rappresentare, a lungo andare, il migliore degli allenamenti.
Ma intanto pensiamo a domani, quando alle 18, l'arbitro Chiffi darà il via all'ennesimo derby di Milano. L'Inter si presenta all'appuntamento con il vestito migliore. Tutti a disposizione, compreso il signor Hakan Calhanoglu, candidato a riprendersi la maglia da titolare proprio nel derby, la gara che sente di più per ovvie ragioni. Davanti occhi della tigre per il ritrovaro Lautaro Martinez e sorriso sornione per Marcus Thuram, forse parliamo della coppia d'attacco più forte d'Europa. Ma sì, rimettiamola questa chiesa al centro del villaggio.
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