Di sicuro non si può dire che la nuova Inter di Conte non sia un’Inter che parli chiaro. In pochi mesi siamo passati da un allenatore, Spalletti, più “aziendalista” che spesso si trincerava dietro frasi del tipo “la società non mi fa mancare niente”, “siamo fortissimi”, “sono contento così” a un allenatore che non si fa scrupoli e anche se appena arrivato non fa tanti giri di parole: “Dobbiamo lavorare, le risposte non sono positive”, “Perisic non penso sia adatto per fare il ruolo che gli chiedo”, “Icardi è fuori dal progetto”, “Nainggolan è con noi in toruneé ma anch’egli è fuori dal progetto”, “Lukaku è un acquisto che ci migliorerebbe”, “sul mercato sono fiducioso anche se mi aspettavo che fossimo di più in avanti” sono solo alcune delle frasi più significative pronunciate dal tecnico in pochi giorni di tourneé. Pane al pane, vino al vino. Proprio l’Antonio Conte che abbiamo imparato a conoscere e, diciamo la verità, apprezzare anche se su altre panchine perché un allenatore bravo ed esigente lo si riconosce se si ha onestà d’intelletto. Un allenatore che sa quel che vuole e che non si fa problemi ad esternarlo. Che tira fuori il massimo dai suoi giocatori e che pretende il massimo impegno, come mi piace ricordarlo nell’esperienza in Nazionale. Una schiettezza che, diciamo la verità, non dispiace sulla panchina dell’Inter.

Perché far finta che tutto vada bene, nascondere i problemi se sono sotto gli occhi di tutti? Conte dice quel che pensa e il tifoso interista dovrebbe apprezzare questa sua onestà. Lo apprezza anche perché si rivolge alla società proprio come farebbe il tifoso stesso: manca un attaccante, Lukaku sarebbe l’ideale, Perisic non può fare il ruolo che mi aspetterei, e lo dico in conferenza stampa di modo che tuti sappiano cosa penso e cosa chiedo alla società. Massima trasparenza. Ma un allenatore deciso, che vuol vincere, che arriva in una grande piazza che vuole a tutti i costi provare a colmare il gap con le prime, deve anche dire chiaramente di cosa ha bisogno, senza tanti giri di parole. Certo potrebbe parlare privatamente con la società senza esternarlo ai microfoni, ma torniamo al discorso della trasparenza di prima: se voglio costruire un rapporto di fiducia col tifoso non devo nascondermi dietro una falsa soddisfazione, ma esattamente come lui, se voglio vincere, ho bisogno di determinate pedine e non lo nascondo. “Perché devo fingere che è tutto a posto, che i giocatori arriveranno presto, se sappiamo che le trattative sono comunque difficili e ci sono sempre le maglie del Fair Play Finanziario da rispettare?” deve aver pensato Conte. Ma al contempo si fida della società, si fida di quel referente che conosce molto bene, Giuseppe Marotta, che lo ha avuto alla Juve e che lo ha voluto fortemente all’Inter.

Non a caso alle parole del tecnico sono seguite poco dopo quelle dell’AD, che ha confermato di essere allineati con l’allenatore sulle necessità del mercato e di “conoscere il suo linguaggio”, come lui stesso ha detto. “Conte è un allenatore esigente, ma siamo in simbiosi con lui, con la ricerca del particolare, e presto avrà una rosa completa a disposizione” ha aggiunto Marotta, pur ricordando le difficoltà del FFP. Insomma una chiarezza di intenti che dal mio punto di vista fa bene al dialogo tra squadra e tifosi. E che chiarisce anche come le parole di Conte non debbano suonare già come un campanello d’allarme ma come una descrizione sincera dello stato dell’arte, Conte è fatto così e per un’Inter al top vuol curare ogni minimo dettaglio. Meglio dirlo subito e chiaramente che ritrovarsi a inizio campionato senza la rosa che si pensava di avere. “Non c’è altra strada” avrebbe detto qualcun altro…

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Sezione: Editoriale / Data: Mar 23 Luglio 2019 alle 00:00
Autore: Domenico Fabbricini / Twitter: @Dfabbricini
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