Una grande serata per cancellare, almeno in parte, una settimana nera. È quello che serve all’Inter per rialzare la testa e provare a raddrizzare una stagione che nel giro di appena sette giorni si è trasformata dal sogno di un Triplete-bis all’incubo degli zeru titoli. Con l’ombra di José Mourinho sullo sfondo.
Tutto ha inizio quando dall’Uovo di Pasqua nerazzurro esce fuori una brutta sorpresa travestita da Orsolini, dal fatale Dall’Ara e dal solito Bologna. Elementi che riportano alla luce brutti ricordi e tanti fantasmi-scudetto, ovviamente legati allo scivolone del 2022 che spianò la strada al Milan verso il tricolore. Milan che quest’anno si è rivelato la bestia nera del Biscione: zero vittorie nei derby per i nerazzurri, con due ko (quello in finale di Supercoppa in Arabia e il più recente nella semifinale di ritorno di Coppa Italia) particolarmente pesanti che hanno cancellato la possibilità di portare due trofei nell’HQ di Viale della Liberazione. La terza beffa consecutiva nel giro di pochi giorni, come se non bastasse, è arrivata domenica pomeriggio a San Siro, con il piatto destro di Soulé che ha fatto andare di traverso il pranzo all’Inter di Inzaghi rilanciando invece il Napoli di Conte. Che nel giro di due giornate ha trasformato da - a + il segno davanti al numero 3, come i punti di vantaggio degli azzurri sui nerazzurri a sorpasso completato e ad appena quattro giornate dalla fine. Un obiettivo sfumato (la Coppa Italia), uno più in salita di prima (lo scudetto) e un altro tanto complicato quanto affascinante (la Champions League). Questa sera, contro i ragazzi terribili del Barcellona, servirà lo switch sul piano fisico e soprattutto mentale se si vuole avere ancora la speranza di continuare ad andare avanti fino all’appuntamento del 31 maggio a Monaco. Perché la finalissima sarà lì, proprio in quello stadio dove la squadra di Inzaghi si è confermata tra le grandi d’Europa battendo il Bayern Monaco (che non perdeva in casa da anni e che era considerata da tutti tra le favorite al successo finale) e strappando il biglietto per le semifinali a due anni di distanza dal doppio Euroderby contro il Milan che portò poi all’amara notte di Istanbul. Quella, però, è un’altra storia. E l’Inter adesso ne può scrivere una nuova.
La squadra vista quest’anno in Champions League è diversa rispetto a quella che ha recitato in Serie A e nelle coppe nazionali: nell’inedita fase a campionato e nella successiva ad eliminazione diretta si è ammirato un team compatto, ancor più propenso al sacrificio e alla sofferenza comune, disposto tatticamente con un blocco più basso volto a sfruttare l’arma della ripartenza e del possesso palla con costruzione dal basso. Mosse Inzaghiane che finora hanno dato i loro frutti e hanno permesso all’Inter di raccogliere qualche altro scalpo importante e prestigioso, come quello del già citato Bayern ma anche quello dell’Arsenal, battuto di misura a San Siro (e semifinalista dall’altra parte del tabellone) in una gara che racchiude e sintetizza al meglio il concetto di ‘resilienza’. Resilienza che l’Inter dovrà avere questa sera contro la banda di Hansi Flick e della stellina Lamine Yamal, che ieri in conferenza stampa ha elogiato la squadra di Inzaghi e i suoi uomini simbolo: "Lautaro è uno di quelli che mi piacciono di più. Anche Barella. L'Inter gioca molto bene quando ha il possesso, sono forti difensivamente e bravi in contropiede". Ed è proprio da leader come Lautaro e Barella che deve partire la reazione. "Quanto siamo arrabbiati? Tantissimo - ha assicurato il capitano a Sky Sport -. Tantissimo perché abbiamo fatto un ottimo percorso fino a questo momento, però in queste ultime tre partite siamo mancati a livello fisico, a livello di gioco… la squadra è consapevole di questo. Abbiamo parlato tra di noi, ci siamo detti tantissime cose che ci sono servite per essere pronti a fare una grandissima gara. L’abbiamo preparata bene contro un grandissimo avversario che è il Barcellona".
Nella serata in Catalogna contro i blaugrana, il Toro potrebbe ritrovare al suo fianco Marcus Thuram, recuperato dall’affaticamento agli adduttori accusato nel quarto di ritorno contro il Bayern. "Pensavamo di averlo anche con la Roma e così non è stato. Domani (oggi, ndr) vedremo, molto dipenderà anche da come starà il ragazzo" ha detto Inzaghi nella conferenza stampa della vigilia, escludendo anche un eventuale cambiamento tattico in caso di assenza del francese: "No, se non dovesse giocare Thuram sceglierò fra Taremi e Arnautovic. Non penso che cambierà nulla a livello tattico. Vedremo come starà Thuram e chi giocherà". È da quel dolce 2-2 che ha portato la qualificazione in semifinale che il francese è stato costretto a guardare i compagni dalla tribuna, a distanza di sicurezza (e di insicurezza per per la squadra): nelle successive tre partite senza Tikus, infatti, sono arrivate tre sconfitte e zero gol fatti. Numeri non da Inter. Coincidenze? Una prima risposta arriverà questa sera nella cornice dello stadio olimpico Lluis Companys in Montjuïc. Dove l’Inter per tornare a sorridere deve isolarsi da tutto e da tutti. Con gli occhi e la rabbia di Lautaro.
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