Figlio del caos. E non del caso, perché in tanti ne hanno parlato. Ogni volta che Wesley Sneijder muove un dito fa rumore, dalle interviste in Olanda al divieto di Twitter. È il destino ineluttabile dei grandissimi campioni, quelli che quando non fanno la differenza devono convivere con un inferno di attacchi. Wesley ha il numero 10 sulle spalle ed è il giocatore dell'Inter più pagato: ben 12 milioni di euro lordi, non pochi nell'ottica della spending review nerazzurra. Da quando José Mourinho ha salutato, Sneijder è incisivo solo a spizzichi e bocconi. L'immensa classe al servizio della squadra vista nel magico primo anno, il 2009/2010, è rimasta incastonata nel libro dei ricordi. E se l'Inter ha vinto ogni singola partita da quando Wesley si è fatto male contro il Chievo, allora diventa naturale il ridimensionamento dei rimpianti rispetto alle domande sulla sua questione.
L'ultimo fuoco lo ha acceso la moglie Yolanthe, non furbissima nel tirare fuori un polverone mediatico: "Hanno impedito solo a mio marito l'utilizzo di Twitter, una cosa molto strana". Qualcuno ha urlato alla cessione, altri alla rottura, altri ancora - come indicato prima - al vero e proprio caso Sneijder. Nulla di tutto questo, ma una sola e semplice verità. Qualche poco informato ha puntato il dito contro l'Inter perché "cosa c'è di male nello scrivere 'forza Inter' prima delle partite?". La questione, in realtà, è molto più ampia: in società non sono stati graditi dei tweet in cui Sneijder ha dato aggiornamenti sul recupero della condizione, come altri tweet privati direttamente da Los Angeles, dove è andato per curarsi. Alla base, c'è il regolamento fissato da Andrea Stramaccioni insieme a Ivan Cordoba in estate, all'inizio della stagione: chi usa Twitter senza concordare quel che scrive, viene punito. Sneijder era già stato avvertito. Poi, recidivo, è arrivato il provvedimento definitivo. Non è l'unico a pagare (vedi Mudingayi e non solo), ma merita tutto ciò.
Le regole di uno spogliatoio sono assolutamente sacre, la società le ha fatte rispettare insieme all'allenatore, che da persona intelligente ha scelto di creare una struttura solida anche di comunicazione. Le grandi squadre si costruiscono prima fuori dal campo, quindi dentro. E chi sbaglia paga, senza fare figli e figliastri. Detto questo, Sneijder è pagato (più di tutti) per segnare e fare la differenza sul terreno di gioco, non sui social network. Di conseguenza, Stramaccioni lo aspetta a braccia aperte, più voglioso che mai se vorrà riprendersi un posto da titolare in questa Inter. Questa è la verità di un grosso caos sollevato dalla moglie Yolanthe, la grande colpevole nel montare un polverone con uno sfogo in piena regola (poco gradito). Ma nessun caso, perché di fronte alle regole tutti sono utili e nessuno indispensabile. Sacrosanto che sia così.
Mentre la squadra si prepara per la trasferta di Bergamo - test difficile, col fiato sul collo di una Juve che ha passeggiato contro il modesto Pescara -, i dirigenti dell'Inter addetti al mercato si muovono, come trottole. D'altronde è il loro mestiere, quello che ti fa prendere Juan Jesus a poco più di 2 milioni di euro come un signor nessuno in un pomeriggio d'autunno di un anno fa, a Porto Alegre. E pensare che qualcuno se la rideva sul nome... Andrea Stramaccioni ha ammesso che c'è confronto con Branca e Ausilio per i nomi, "poi valuteremo il da farsi più avanti". E i viaggi non finiscono proprio mai: Valentino Angeloni è stato in Germania tre settimane fa per monitorare il laterale destro dell'Eintracht, Sebastian Jung. Poi è partito per l'Argentina, ha seguito i gioielli del River Plate contro il Boca: su tutti la punta Rogelio Funes Mori, il play Ezequiel Cirigliano e il difensore German Pezzella, titolari poi anche nell'impegno in corso mentre il sottoscritto scrive, contro l'Union de Santa Fe al Monumental; quindi, Angeloni è tornato in Italia per osservare soprattutto Juan Fernando Quintero, gioiellino colombiano del Pescara che già era stato studiato e trattato ai tempi dell'Atlético Nacional (l'Inter pensò di prenderlo insieme al Siena); adesso, lo stesso Angeloni è al ritorno in Argentina, con nuovi impegni in agenda (e gli occhi sempre su quei tre...). E i radar restano accesi anche sull'Uruguay.
Non si muove solo lui, capo degli osservatori arrivato in estate dall'Udinese: emissari in Serbia per tenere d'occhio Lazar Markovic; il d.s. Piero Ausilio in Inghilterra per studiare da vicino gli assi dello Shakhtar in Champions e intraprendere un rapporto nuovo con il Manchester City e il neo d.s. Begiristain; presto, anche una nuova tappa prevista in Brasile per capire i margini di manovra dell'operazione Paulinho prima del Mondiale per Club, cercando un'intesa come quella che fu della Roma per Leandro Castan: strategia del Corinthians di sole smentite prima della fine della Libertadores (poi vinta dal Timao), quindi cessione conclusa del difensore. Branca e Ausilio cercheranno l'intesa economica tra società, avendo in pugno quella col giocatore che spesso non basta (vedi Lucas).
E intanto, tengono sempre vivo anche il fronte uscite: arrivano le prime telefonate per Mariga, saranno valutate proposte anche per Jonathan, possibile un prestito per Romanò. Proprio come per Daniel Bessa, più vicino al rientro dopo l'infortunio e sempre considerato dalla società come da Stramaccioni: ha firmato il nuovo contratto, un segnale importante. E presto avrà bisogno di giocare, aspettando offerte concrete e ipotesi di mercato da intavolare (in estate lo voleva il Chievo). Nei piani dell'Inter del domani, tra chi tweetta e chi viaggia in giro per il mondo, c'è anche lui.
Autore: Fabrizio Romano / Twitter: @FabRomano21
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