Con la fine del campionato è iniziata la lunga fase del calciomercato, che ci accompagnerà per tutta l’estate. E’ il periodo in cui ogni sogno è lecito e dove tutte le attenzioni convergono sulle trattative che porteranno alla formazione delle rispettive squadre. Quest’anno però, complice la crisi generale, e quella del sistema calcio in particolare, gli addetti ai lavori saranno costretti a guardare anche al futuro del movimento stesso.
Un movimento che ha accumulato perdite complessive per 290 milioni e un debito oltre il miliardo e mezzo di euro. Delle venti società di serie A, solo otto hanno chiuso con un bilancio in attivo. Ma, nonostante tutto, il movimento ha fatturato più di 1.600 miliardi. Nonostante tutto, dicevamo, il calcio reclama un credito nei confronti del Paese in virtù di un versamento all’erario di un miliardo, ricevendo dal CONI “soltanto” 62 milioni di euro. Nonostante tutto, siamo al quinto posto al mondo per numero di spettatori allo stadio. Nonostante tutto, il valore dei diritti del calcio è cresciuto anche quando il pil italiano è arretrato. Nonostante tutto, quindi, il calcio crea valore, produce ricchezza. Attualmente è uno dei pochi settori che può creare sviluppo e occupazione.
E allora, qual è la ricetta per cercare di ottimizzare al massimo il giro complessivo? L’analisi ci porta a considerazioni profonde che forse è meglio iniziare con una considerazione.
In Italia c’è molta differenza tra i cosiddetti “Top club” e le altre. Giampaolo Pozzo con la sua Udinese, per esempio, è da quattro anni che crea utile ma le grandi società sono costrette a operare in modo diverso. Il Real Madrid, tanto per andare un attimo oltre confine, aveva ricavi per 200 milioni, poi ha deciso di acquistare Ronaldo (100 milioni) e il fatturato è schizzato a 500 milioni. Il modo per sviluppare il business è un arte diversa da città a città. Da blasone a blasone. Le squadre del livello dei friulani devono gestire le società in modo poco spettacolare ma, al tempo stesso, concreto e razionale. E, da questo punto di vista, è forse sbagliato sostenere che la panacea di tutti i mali potrebbe essere lo sviluppo del settore giovanile, perché, sempre per restare alla società bianconera, Pozzo ha investito diversi quattrini in questa direzione ma, negli ultimi anni è riuscito solamente a portare ad alti livelli solo due calciatori: Padoin e Donati. Probabilmente, come sostengono in tanti, sarebbe invece più utile dare la possibilità di possedere società satellite che darebbero ampia visibilità a tutti quei giovani che fanno fatica a trovare spazio nelle prime squadre.
La nostra Inter ha investito tanto in questa direzione, ha portato alla ribalta diversi calciatori molto promettenti ma, in realtà quanto ci ha guadagnato economicamente e tecnicamente?
Per le grandi piazze, oltre a una politica sui giovani quindi tutta da rivedere, le variabili da prendere in considerazione sono parecchie. Iniziamo innanzitutto col dire che i diritti televisivi, rispetto ai nostri principali competitor sono risibili. Facciamo un confronto con la Premier League: a livello di diritti nazionali le cifre si equivalgono (circa un miliardo) ma, quando si inizia a prendere in considerazione i ricavi della vendita del prodotto oltre i patri confini scopriamo che esiste un abisso. In Inghilterra le società introitano qualcosa come 1,5 miliardi, in Italia solo 100 milioni. Un’altra voce molto significativa è quella relativa agli stadi di proprietà. Sapete quanto incassano i Dallas Cowboys in Usa, solo dalle visite di turisti allo stadio? Tenetevi forte, ben 10 milioni di euro! Lo stadio di proprietà vuol dire sviluppo del merchandising, maggiore sicurezza e si hanno spettatori paganti per tutta la settimana, attraverso tutte le attività correlate. E in Italia non siamo ancora riusciti a fare una legge che incentivi questo passaggio…
A proposito di leggi dello Stato, nel nostro “bel paese” c’è anche il problema di una fiscalità che strangola le società (vedi sotto la voce IRAP, per esempio).
Quindi, è bello parlare di calciomercato. FCInternews è da sempre un sito molto credibile in questo senso ma, per il futuro dell’intero movimento, non perdiamo di vista la necessità di andare oltre attraverso una crescita complessiva basata su diversi fattori: politiche sui giovani calciatori, stadi di proprietà e un nuovo rapporto sia con lo Stato che con il CONI, restano le priorità. In caso contrario, in Europa, saremo costretti a far da spettatori. E intanto il ranking continua a scendere…
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