Il presente e il futuro di Henrikh Mkhitaryan: il centrocampista dell’Inter è stato raggiunto dal canale Youtube Corner Football Armenia a Milano per un confronto a cuore aperto sulla situazione e anche sui pensieri legati al futuro. L’intervista è stata rilasciata dopo la partita contro la Roma, alla quale il giornalista arrivato dall’Armenia ha assistito. Questi alcuni dei passaggi principali delle parole di Mkhitaryan:
Partiamo dal tuo rientro in campo dopo l’infortunio. Come ti senti ora?
“Mi sento bene, sono guarito dopo l’infortunio. È vero che non sono ancora al 100% ma ho ancora tempo e modo per migliorare e dare una mano alla squadra”.
Dopo la partita sia Marcus Thuram che Lorenzo Pellegrini hanno avuto belle parole nei tuoi confronti.
“Parlo molto di più con le persone alle quali sono legato, diciamo quindi anche loro due. A Roma mi sono divertito tantissimo, sono stati tre anni molto belli dove abbiamo vinto anche la Conference League. All’Inter il mio ruolo è cambiato perché sono uno dei giocatori più anziani e devo svolgere il ruolo di fratello maggiore. A prescindere da quanti giocatori arrivano, è sempre importante sapergli accogliere nella nuova squadra in modo tale da poter permettere loro di esprimere il loro potenziale e aiutare la squadra”.
Thuram ha anche detto che lo hai aiutato tantissimo sin dal primo giorno visto che parli anche il francese. Ma quante lingue parli? E come ti aiutano nel tuo mestiere di calciatore?
“Beh, una lingua bisogna sempre impararla a prescindere. Dipende anche da dove giochi, per esempio quando ero in Germania al Borussia Dortmund ho provato a imparare il tedesco per integrarmi velocemente nella squadra e anche per capire il Paese e la loro mentalità, così da poter esprimermi quando mi chiedevano come stessi. È successo anche qui in Italia: non sapevo nemmeno una parola di italiano ma mi sono impegnato per poter imparare la lingua velocemente. Voglio integrarmi, voglio adattarmi rapidamente. È sempre importante, a prescindere da dove ti trovi devi sempre saper trovare il tuo posto giusto, saperti adattare e saper capire che tipo di mentalità hanno le persone che vivono lì e trarne vantaggio. Ecco perché ho sempre cercato di imparare le lingue dei posti dove vado a giocare; cerco sempre di comunicare coi miei compagni di squadra, in francese come in italiano e anche in tedesco. Sto cercando di migliorare ancora la mia conoscenza delle lingue”.
Sei ad un passo dalle 80 presenze in Champions League, come ti senti ripensando a tutti questi anni?
"Nelle mie prime partite allo Shakhtar Donetsk mi sentivo strano, perché solo uno o due anni prima certi match li vedevo solo in televisione. Ora è diventata praticamente una cosa comune, nemmeno a sentire l'inno provo particolari emozioni. Ma giocare in Champions League a 37 anni è davvero bello. Ho anche disputato due finali negli ultimi tre anni; pur avendo perso entrambe le volte, posso dire che giocare la finale era un mio sogno. Purtroppo non abbiamo vinto, quindi ciò significa che dobbiamo lavorare di più. Crediamo nel percorso che abbiamo intrapreso e penso che saremo in grado di vincere. Ho vinto comunque l'Europa League e la Conference League, sono stati momenti molto piacevoli; ho vinto quei due trofei e giocato le finali di Champions, lavorando sono riuscito a centrare questi obiettivi. Il periodo tra i 35 e i 37 anni è visto come un po' come il momento del tramonto calcistico, ma io spero di poter giocare ancora e vincere ancora un trofeo. Nel calcio si ricordano le vittorie e non le sconfitte, ma è l'essenza di questo sport".
Si dice che per diventare buoni allenatori bisogna avere avuto allenatori validi. In futuro ti vedi come allenatore oppure in un ruolo diverso?
“Per il momento penso solo al calcio. Non ho ancora pensato a cosa vorrò fare alla fine della mia carriera, di sicuro mi prenderò un periodo di pausa perché ne ho bisogno. Voglio dare un po’ di tregua al mio cervello e rigenerare il mio corpo, diciamo così. Dopo oltre 20 anni da calciatore professionista hai voglia di far riposare il tuo corpo, poi una volta che mi sarò rigenerato capirò cosa vorrò fare, che sia l’allenatore, qualunque mestiere legato al calcio o anche extra, non ho ancora deciso quale professione intraprendere. Riceverò anche qualche suggerimento, cercherò magari di capire se i club dove ho giocato mi offriranno qualcosa. Devo capire cosa è giusto per me per avanzare verso nuovi obiettivi”.
In Armenia è nato un Inter Club che si è presentato anche a Bodo per seguirti. Quanto è importante per te?
"Li ho visti diverse volte, sono grandi tifosi interisti. È bello avere i tuoi fan, ancora oggi tanti armeni vengono allo stadio per vedere le partite dell'Inter. Sono stati parte della mia carriera, non importa dove abbia giocato; ho avuto sempre tanti tifosi intorno a me. Sono grato a questa gente, che a volte ho incontrato anche dopo le partite. Spero che anche in futuro avranno un altro idolo armeno da seguire allo stadio, non importa dove".
L'Inter di recente ha fatto dei video virali in armeno, ti hanno consultato?
"No, è stata una sorpresa in me perché essendo qui in Italia quei video non ho potuto vederli. Hanno provato a inviarmeli dall'Armenia ma non funziona perché sono specifici per il popolo armeno".
Autore: Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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