Il perché non si sia osservato il minuto di silenzio dopo la morte di Evaristo Beccalossi è un quesito che ha attraversato la mente di tutti gli interisti e appassionati di calcio, rimasti sorpresi proprio dalla mancata osservazione del minuto di raccoglimento sui campi di calcio di Serie A nel turno appena trascorso, animato da Lazio-Inter, match che nel veder cominciare senza un attimo di raccoglimento prima del fischio d'inizio per omaggiare il Becca ha fatto fatto specie più di altri. A spiegare la strana contingenza è la Gazzetta dello Sport.

Secondo la Rosea il mancato minuto di silenzio per l'addio di Beccalossi, osservato invece lo scorso mercoledì in Lecco-Giana, durante i playoff di Serie C. L'innegabile mancanza resta, specie perché l'Inter ieri pomeriggio è scesa in campo col lutto al braccio, e per farlo ha avanzato la richiesta alla Lega Serie A che lo ha, giustamente, autorizzato. Resta dunque da capire dove si sia fermata la macchina della burocrazia che avrebbe dovuto portare all'annunciazione del minuto di raccoglimento su tutti i campi, visto che è una decisione che può essere presa esclusivamente dalla Federcalcio e "la consuetudine è che il minuto di silenzio venga concesso in automatico su tutti i campi per chi ha vestito la maglia azzurra" si legge sulla Rosea che fornisce una comprensibile spiegazione: "L'ex fantasista però dell’Inter non giocò mai in Nazionale". Motivo che spiega dunque la mancata decisione di omaggio della FIGC.

"In altri casi come questo, invece, può subentrare una richiesta delle società, come fatto immediatamente dal Lecco, di cui Evaristo è stato presidente dal 2014 al 2016" si legge ancorasulla Rosea che poi fa sapere che l'Inter omaggerà "il suo campione domenica prossima in casa, prima della sfida al Verona e della seguente consegna della coppa dello scudetto", titolo che verrà dedicata al buon Becca.

Sezione: Copertina / Data: Dom 10 maggio 2026 alle 09:45
Autore: Egle Patanè / Twitter: @eglevicious23
vedi letture
Egle Patanè
autore
Egle Patanè
Simpatizzante Colchonera, alma argentina, sangue catanese e corredo genetico interista. Figlia dell’Etna, ma nipote di Peppino Prisco, parlo e scrivo di Inter dal 10 agosto 1993. Nata lo stesso giorno di capitan Zanetti ma 20 anni dopo, giusto il tempo di non ereditarne calma e saggezza. Vivo nel segno del 23: con la diplomazia di Materazzi