"Ho un grande dubbio", dice Fabio Caressa nella lunga analisi fatta sul suo canale YouTube sui risultati dei playoff di Champions League che hanno visto l'Inter salutare la competizione europea dopo il ko interno col Bodo che ha suggellato il risultato già favorevole dell'andata.
"A me l’Inter col Bodo al ritorno non è piaciuta. Il Bodo è ordinato, 4-4-2, ottima squadra, l’Inter comunque poteva sbloccarla nel primo tempo ecco. Ma l’impressione che ho avuto, tra andata e ritorno, è che l’Inter abbia fatto una scelta - ha continuato Caressa -. Poi, lo so, tutti i giocatori ed ex giocatori dicono che si gioca tutte le partite per vincere, figuriamoci se uno gioca per perdere. Però mentalmente l'atteggiamento può essere diverso. L’Inter sicuramente l’anno scorso è rimasta scottata da ciò che è successo, è evidente, non ha vinto nulla e ha perso come sappiamo la finale Champions. Ti rimane qualcosa dentro, ti rimane dentro un senso di frustrazione per quello che non sei riuscito ad ottenere. L’anno scorso però c’era la forte dimensione di sogno, il sogno di poter vincere tutto, il sogno di tornare al Triplete anche se la squadra non aveva fisicamente la capacità di tenere tutte quelle partite e lo abbiamo visto in finale. Però che partite: Monaco, il Barcellona, c’era una dimensione quasi onirica, leggendaria dell’Inter, diciamo. Sensazione che al di là della sconfitta è rimasta, perché io credo che i tifosi dell’Inter quando saranno nonni ricorderanno certe partite, e racconteranno ai nipoti la partita col Barcellona. Racconteranno la probabile vittoria di questo campionato? Non lo so. L’Inter secondo me quest'anno ha fatto una scelta: portare a casa qualcosa. Arrivare in fondo in tutte le competizioni è difficile, quasi impossibile. Perché? Perché è mancato Dumfries, che è l'unico uomo che fa l'uno contro uno, perché alcuni giocatori hanno un anno in più dell’anno scorso, e si comincia a vedere, perché evidentemente ci sono stati anche dati fisici che rispetto all'anno scorso hanno fatto capire che non avrebbero potuto tenere lo stesso atteggiamento per tutta la stagione. Prché in campionato era partita in modo da spaventare e poi sono arrivate le tredici vittorie su quattordici partite... Quindi, lo dico, per me in Champions ha giocato un po’ col freno a mano tirato, non con quell'ardore che ti fa dire 'arriviamo, spacchiamo e riusciamo', lo prova la formazione d’andata col Bodo e lo prova un po' l'atteggiamento del ritorno".
Poi ancora sulla partita di ritorno a San Siro col Bodo:
"La gara era aperta al ritorno fino all'errore di Akanji che ha giocato col turbante dopo aver preso una botta in testa, ma l’Inter non dava la sensazione di avere il sogno di arrivare avanti, non che mancasse l’impegno sia chiaro, ma dava la sensazione di dire 'va beh vediamo se riusciamo a passare il turno e poi vediamo cosa succederà', ma non c'era la dimensione del sogno, di andare a vincere. Non era possibile? Forse non era possibile. Hanno fatto bene? Non lo so, magari sì portando a casa un risultato. Quindi io capisco che l’anno scorso sia stato scottante, però questa cosa mi è mancata. Facendo la telecronaca o stando in campo non ho visto una squadra trascinante come in altre occasioni, ho visto una squadra, non dico arresa, ma rassegnata e senza prospettiva vincente. Ha comunque i 10 punti in campionato e per quello sono 'tranquilli'. Va bene, però serve una grande impresa quest'anno, non so, serve una grande vittoria contro una grande ora, perché ha vinto con la Juve ma ci sono state tutte quelle polemiche... Adesso serve magari una grande vittoria nel derby".
Autore: Egle Patanè / Twitter: @eglevicious23
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