Lunga intervista per Piero Ausilio ai microfoni di Marco Nosotti nel format ‘Colpi da Maestro’, risalente a circa un mese fa e pubblicata nella sua versione integrale nelle scorse ore. Il direttore sportivo dell’Inter ha ripercorso alcune tappe fondamentali della sua carriera da dirigente, ma si è poi anche concentrato sulla più stretta attualità: “Il nostro è un mestiere sottoposto al giudizio di tutti ogni giorno, tutti si possono permettere di parlare di calcio anche se non tutti con la stessa competenza. Nel mio caso ormai sono 28 anni, se mi guardo dietro sicuramente vedo che sono stati più i successi che gli insuccessi e di questo sono contentissimo”.
Su Pierluigi Casiraghi: “È stato un secondo padre, quando ho avuto la possibilità gli chiesi di raggiungermi all’Inter e diventò responsabile della maggior parte dello scouting che abbiamo fatto in quegli anni. Fabregas all’Inter a 16 anni? Ci abbiamo provato, lui forse non lo aveva nemmeno mai saputo all’epoca ma gliel’ho detto. Casiraghi me lo aveva segnalato, ci abbiamo provato e poi lui ha fatto la carriera che ha fatto”.
Fabregas è stato poi accostato di nuovo all'Inter in estate, stavolta in veste di allenatore: “Ho sicuramente stima di questo allenatore, è giovane, sta facendo bene e farà sicuramente una carriera brillantissima. Non c’è mai stata un’Inter vicina a Fabregas, il primo a saperlo è stato Chivu. Quando ci siamo trovati di fronte alla scelta di Inzaghi abbiamo messo sul tavolo delle idee e quella di Chivu era quella in cui credevamo di più per mille motivi. È un ragazzo incredibile, vero, lo era da calciatore, lo è adesso come uomo e anche da allenatore. Avevamo la fortuna di averlo conosciuto nel settore giovanile, la scelta di Parma è stata coraggiosa, brava la dirigenza e bravo lui, quel rischio oggi lo ha portato all’Inter. È sempre stato la nostra prima scelta, siamo andati dritti su di lui e siamo contentissimi della scelta”.
Tra i migliori colpi messi a segno da Ausilio c’è certamente Lautaro Martinez: “Mi ricordo perfettamente quel periodo, era anche un periodo difficile per l’Inter, avevamo una partita col Crotone e ho deciso di tentare l’impossibile, lui sembrava orientato all’Atletico Madrid. I rischi di non farcela erano tanti, ho rischiato e con l’aiuto anche di Milito sono riuscito. È stata un’operazione molto vantaggiosa, non costò più di 20 milioni di euro, l’avevamo chiusa anche a meno ma lui poi quella sera fece tre gol, quindi ci siamo dovuti sedere di nuovo a trattare. Oggi dopo tanti anni è il nostro capitano ed è un patrimonio del calcio. In una trattativa devi essere prima di tutto convincente con il calciatore, nel caso di Lautaro partimmo con l’accontentare prima il club”.
Si passa poi a parlare di altri colpi: “Un ragazzo che ho sempre nel cuore è Kovacic, poi portai Bonucci all’Inter quando giocava nella Viterbese, non era un giocatore affermatissimo, lo abbiamo preso per la Primavera e poi ha fatto una carriera norme. Penso anche a Pandev, ma anche ai giocatori attuali. Thuram è stato un gran colpo rispetto alla qualità del calciatore, ma anche i giocatori arrivati a zero come Mkhitaryan, Calhanoglu, De Vrij, Acerbi che poi sono stati protagonisti dei successi recenti dell’Inter. Si dice sempre che il parametro zero non si ripaga perché non puoi rivenderlo, ma a volte poi le prestazioni sul campo sul campo ti ripagano. Noi eravamo in una fase di ricostruzione, c’era un cambio di proprietà ma il progetto era vincente. Puoi arrivare primo, secondo, perdere una finale ma l’importante per l’Inter è essere sempre lì. Siamo partiti con Spalletti e con lui siamo tornati in Champions e quello era il grande passo da fare, mancavamo da anni. Poi siamo tornati vincenti con Conte, abbiamo fatto una finale di Europa League e con Inzaghi ci siamo consolidati da vincenti. I parametri zero hanno portato qualità dentro e fuori dal campo, professionalità, esperienza”.
Su Calhanoglu: “Al Milan si era ritrovato in una situazione particolare, noi avevamo il problema brutto di Eriksen e in 48 ore approfittammo dell’opportunità. Oggi siamo felici di averlo e godercelo ancora. L’anno scorso siamo arrivati secondi a un punto dal Napoli, bravi loro perché è giusto riconoscere il valore degli avversari, ma abbiamo giocato - giusto dirlo anche con un certo orgoglio - 23 partite in più, quando giochi praticamente un girone in più rispetto al tuo competitor è normale che perdi qualche energia qua e là. Non sono alibi ma fattori da tenere in considerazione”.
Autore: Milano Redazione FcInterNews.it
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