Intervenuto in diretta su Radio Nerazzurra, Marco Bellinazzo ha parlato della situazione dell'Inter e delle opzioni eventuali di vendita del club da parte di Suning, provando a fare chiarezza su una vicenda molto intricata. "Nonostante ciò che appare sulla stampa, anche internazionale, la situazione non è cambiata molto. Suning è andata sul mercato per coprire esigenze finanziare in parte fisiologiche e in parte patologiche per la situazione pandemica. Da qui a fine anno, il fabbisogno è di circa 150 milioni di euro, ed è del tutto normale per una società che ha oltre 500 milioni di costi e con ricavi ridotti per la pandemia. E allora Suning sta cercando un partner finanziario. Si è poi creata questa opportunità con i fondi come Bc Partners, la cui prima offerta è stata respinta. Qualora arrivasse una proposta soddisfacente, Suning potrebbe anche pensare di cedere tutta l'Inter, nonostante questa opzioni non sia il piano A. Il piano A resta quello di trovare un partner per sostenere il club in questo momento delicato. Quindi non è cambiato nulla, anche se leggendo i giornali sembra che l'Inter stia per fallire...".
Qual è la verità circa quest'offerta di Bc Partners?
"Muovendoci in un terreno finanziario, la trattativa è complessa. Le cifre non sono quelle che si leggono se immaginiamo un assegno cash da 750 milioni, da 800 o da un miliardo. Il discorso attiene a una parte legata al rifinanziamento dei bond, una parte al fabbisogno finanziario e una parte di equity per l'acquisto delle quote. Nessuno conosce le cifre, se non le parti in causa, ossia Suning e Bc Partners. Il fondo inglese, nelle scorse settimane, ha cercato un'alleanza con altri fondi per creare una sorta di consorzio proprio perché parliamo di un investimento complesso e bisognerà rendere conto a chi mette i soldi considerando i rischi. Ripeto: non è una trattativa di calciomercato, con tutto il rispetto per il calciomercato".
Il Corriere dello Sport ha specificato che non si conoscono le pendenze dell'Inter per quanto riguarda, ad esempio, il Cagliari per Barella, il Tottenham per Eriksen o il Real per Hakimi. L'Inter rischia? E, in caso, cosa rischia?
"Per quanto riguarda gli stipendi, ad esempio, il problema in parte è stato risolto con lo scivolamento dei pagamenti a maggio con l'ok della Figc. Poi dovranno essere pagati i salari di tutta la stagione, e questo rientra nel fabbisogno finanziario di cui ho parlato da 150 milioni. Poi entro il 31 marzo, quei club che partecipano alle competizioni Uefa, dovranno saldare tutte le pendenze con il fisco e per quanto riguarda i debiti di calciomercato, chiamiamoli così. L'Inter non è quotata in borsa e quindi non si conoscono i dettagli. Sono debiti che esistono ma, come per Hakimi, le società possono concordare di dilazionare. Quindi, senza debiti scaduti, non ci sono problemi. E consideriamo che questi problemi riguardano tutti i club, non solo l'Inter. Infatti c'è un occhio di riguardo della Uefa per evitare sanzioni e penalizzazioni gravose in un momento così delicato per tutte le società".
Com'è possibile che Suning, da un mese all'altro, non abbia più le risorse per sostenere il club? Dipende dal governo cinese?
"Suning ha due problemi: uno fisiologico legato ai propri conti, anche dovuti a investimenti sbagliati. E poi c'è la difficoltà di esportare capitali per coprire le perdite di un club di calcio in Italia. Per quanto ligia ai diktat di Pechino, una azienda come Suning non farà mai fallire l'Inter e, nel caso, alle strette metterà questi capitali che servono. Nessuno è così folle da lasciare andare una società nella quale si è investito mezzo miliardo. A oggi preferisce non metterli un po' per queste indicazioni arrivate dalla Cina e un po' perché preferisce non farlo in attesa di trovare soci. La situazione accaduta al Milan era differente, lì c'era già un salvagente di nome Elliott. Purtroppo l'Inter si è trovata alle prese con la pandemia nel bel mezzo di un progetto di sviluppo importante, quando i costi crescono subito e invece i ricavi arrivano dopo un po'".
Sul pezzo di ieri del Financial Times.
"Il pezzo del Financial Times è la risposta di Bc Partners a quanto Suning aveva fatto trapelare in Italia. Schermaglie che vanno lette all'interno di un negoziato molto complesso. Se andiamo a guardare il fabbisogno finanziario di Juve, Barcellona, Real Madrid o altri grandi club è molto più alto di quello dell'Inter. È naturale che su sei mesi, se ti viene meno una fetta di ricavi come i quelli da stadio o la Champions, poi hai una discrepanza tra le entrate e le uscite, che per l'Inter equivale a circa 150 milioni. E per questo Suning si è mosso sul mercato".
Nessun fondo di investimento entrerà in minoranza come si dice?
"Questa è una falsa leggenda, dipende da quello che vogliono fare. Se si ritiene che un investimento sia remunerativo, possono entrare anche con una quota di minoranza. Un po' come ha fatto LionRock, che è vero che è un amico di Suning, ma ci sono anche altri casi che operano in minoranza. Altri, invece, possono avere interesse a lavorare sulla governance perché ritengono di avere progetti da poter realizzare solo se possono comandare, e questo magari è il caso di Bc Partners".
Paradossalmente, avere costi alti è quasi un'assicurazione per l'Inter? Non ci si può permettere di lasciarla andare così...
"Al dil à del fatturato, l'Inter è brand mondiale e Suning eviterà di fare brutte figure, anche perché doveva rappresentare il suo ponte per l'economica occidentale. Suning ha già fatto una brutta figura attraverso la rottura dell'accordo con la Premier League per i diritti tv. Se creasse anche problemi a un brand come l'Inter, la sua immagine ne uscirebbe totalmente deteriorate. E immagino che nessuno della famiglia Zhang vorrà ottenere questo nefasto obiettivo".
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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